Report della commissione Finanze del 13 luglio

Una prima bozza del Piano Nazionale di Stabilità e Sviluppo
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Una prima bozza del Piano Nazionale di Stabilità e Sviluppo approda in Commissione consiliare Finanze, presentata oggi dal Segretario di Stato Simone Celli. In Comma comunicazioni i consiglieri di minoranza si interrogano se, alla luce anche delle recenti prese di posizione di sindacato e categorie nei confronti del governo, ci siano le condizioni e le premesse per affrontare soluzioni programmatiche e di prospettiva per il Paese. Roberto Giorgetti,Rf, e lo stesso Celli non condividono la lettura dei commissari di minoranza, definendola semplicistica, e assicurano il massimo sforzo per giungere alla condivisione del Piano nazionale anche con categorie e sindacati. Quindi, affrontando il comma 2, si concorda che venerdì prossimo 20 luglio sarà convocata la Commissione per consentire il deposito del programma Economico 2019 cui sarà allegato il Piano nazionale di Stabilità e sviluppo che resta comunque, assicura Celli, un testo aperto ai contributi di tutti. La presentazione di oggi “è un punto di partenza”, spiega il Segretario di Stato per le Finanze, quindi si impegna per un confronto periodico con Commissione, parti sociali e datoriali per arrivare a settembre-ottobre ad un dibattito in Consiglio grande e generale. 

A motivare il Piano sono le esigenze legate all’analisi sulla finanza pubblica che fa emergere “criticità” sui dati sui flussi di cassa, quindi sulla gestione della liquidità.Nei prossimi mesi, verso fine anno- annuncia il Segretario di Stato- potrebbero avverarsi tensioni e criticità sulla gestione di liquidità della Tesoreria della Repubblica”. Ciò “comporterà l’adozione di politiche di consolidamento fiscale- prosegue- che dovranno permettere di avvicinarci il più possibile al pareggio di bilancio e anche ad un avanzo primario di bilancio”. Parimenti, l’intervento pubblico su Cassa di Risparmio, “nei prossimi mesi- prosegue Celli- rileverà un livello importante di indebitamento che, per poter essere sostenuto dall’amministrazione, deve essere accompagnato da misure di consolidamento di bilancio che sono indicate all’interno del Piano di stabilità e sviluppo”.

Nella sua relazione, il Segretario Celli spiega che il Piano si divide in tre macro-aree di intervento: riforme strutturali, sviluppo economico, infine terzo pilastro del piano è la ristrutturazione del settore bancario e finanziario. Su quest’ultimo punto si sofferma in particolare anticipando una strategia divisa per Cassa di risparmio e le altre 4 banche private. Ai commissari, oltre alla bozza del Piano nazionale, è consegnata una relazione sul rafforzamento del sistema bancario che mette in luce le criticità del settore: eccesso di sportelli bancari, modello di banca retail tradizionale non più sostenibile, costi di gestione troppo elevati che assorbono circa l’89% dei ricavi. Quindi il capitolo sulle riforme contenute nel Piano: saranno “in grado di generare gettito e di mettere i conti pubblici in regola”e dovranno andare a regime alcune nel 2019 altre nel 2020. Gli interventi sono quelli già annunciati: riforma del sistema previdenziale, delle imposizioni indirette, revisione dell’imposizione diretta e un intervento complessivo di riduzione della spesa pubblica.

Nel dibattito sulla bozza , resta scettico Francesco Mussoni, Pdcs: “Per sostenere un piano del genere occorre la condivisione a livello di Paese- ribadisce- Dovete trovare sintesi del sistema paese per fare un piano nazionale, se no resta puro sogno”. Teodoro Lonfernini, Pdcs, auspica l’avvio di un confronto permanente in Commissione, il Segretario di Stato infine raccoglie l’invito e assicura un secondo incontro sul piano nazionale già al termine della sessione consiliare di luglio.

Di seguito un estratto del dibattito odierno.

Comma 1. Comunicazioni

Francesco Mussoni, Pdcs
In questi giorni stiamo assistendo a una degenerazione del dibattito politico. Vi siete resi conto che i sindacati stanno intervenendo in una modalità chiara sulla conduzione politica e istituzionale in corso? Se stiamo andando verso un clima di esasperazione ulteriore della conflittualità e della tensione sociale- che non deriva dalla politica, ma da componenti sociali- si parla di piano di stabilità e finanza pubblica senza le condizioni per affrontare azioni di ordine straordinario e programmatico. È necessario riuscire a trovare una modalità diversa, perché qui si sta innescando una dinamica di scontro. Per esempio, sull’articolo 79 c’era la possibilità di mediare, sembrava fosse condiviso con gli ordini professionali, mentre oggi dicono che per loro non funzionerà. È un segnale politico preoccupante. Se non c’è la premessa per lavorare insieme su una situazione grave e si continua a gestire la cosa pubblica in questo modo, non ci sono le premesse per dare soluzioni di stabilità e prospettiva al Paese.

Alessandro Mancini, Ps
Il collega Mussoni ha messo in evidenza una priorità di base per poter portare avanti qualsiasi ragionamento sul piano di stabilità. Ci sono state scelte positive, quella per cui la Commissione III sia sede permanente di confronto su di esso, ma è anche vero che bisogna lavorare su un substrato politico più ampio. Lo stesso Fmi ci ha suggerito di avere la politica più unita possibile per interventi da fare che saranno di lungo termine. Oggi vedo queste condizioni difficili, non solo per la contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma per un ‘buco nero’ che c’è fuori Palazzo, penso ai sindacati, alla stessa nota di Anis dei giorni scorsi, per non parlare della conferenza stampa di ieri degli ordini professionali che verteva sì su materia specifica di urbanistica, ma muoveva da un problema più profondo di rapporto con il governo. Lo diciamo perché non vogliamo rischiare di fare il solito dibattito che resta tra queste 4 mura.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Siamo al 13 di luglio, già 7 mesi dell’anno sono passati e più volte abbiamo sollecitato il confronto sul piano di stabilità che ad oggi conoscete solo voi. Lei, Segretario, nel comma successivo ci consegnerà una copia del lavoro. Ma sono mesi che chiediamo un confronto perché vogliamo starle al fianco e darle una mano, la nazione è di tutti. Parliamo di un piano di stabilità nazionale e vorrei sentire le opinioni del resto del Paese anche non attraverso la stampa. Questa è la sede preposta per parlare e impostare le prospettive future del Paese, ma fino adesso in questi mesi di cosa abbiamo parlato?

Iro Belluzzi, Psd
Non favoriscono la tranquillità generale le vicende che stanno colpendo alcuni istituti bancari. Lo sciopero in Bsm ci fa comprendere quale sia la reale preoccupazione di chi lavora all’interno del settore. Ho paura che ci si stia avvicinando a quei percorsi di cui il governo parlava a inizio legislatura, ovvero un piano di ristrutturazione fatto di fusioni di istituti e quindi di perdita di posti di lavoro importanti. Il Piano di stabilità che ci presenterà oggi spero sia la base per iniziare un confronto, penso che quello che ha detto si traduce in realtà, ma non ci sono riferimenti a riforme strutturali e non vedo elementi positivi sul sistema finanziario, né si parla di economia reale e sostegno alle piccole e medie imprese.

Roberto Giorgetti, Rf
Pensavo che il piano di stabilità fosse il centro del discorso di oggi. Sull’articolo 79 si dovranno trovare soluzioni, il problema di fondo è che si è perso di vista il problema principale, ovvero che gli acquirenti erano in una situazione penalizzante perché non sapevano che gli immobili comprati avevano abusi- anche grossi- in pancia. Si è finalmente affrontato un problema ignorato negli anni dalle stesse categorie professionali. Sul rapporto con sindacati e categorie: in un periodo storico in cui, per supportare scelte di sviluppo, le risorse sono poche, diventa ancora più complicato trovare condivisione. E’ evidente che un confronto impone delle diversità di punti di vista con associazioni e categorie, ma finalmente stanno venendo al pettine problemi fino ad ora non affrontati. L’importante si giochi il confronto senza un sottofondo politico e che si sia aperti per trovare soluzioni condivise. Sarebbe ideale, diversamente se si fanno analisi semplicistiche, andremo poco lontano.

Simone Celli, Sds Finanze

Con le categorie martedì ci sarà un terzo momento di confronto sul piano stabilità e sviluppo, ci sono diverse posizioni espresse con tutte le parti, ma è un po’ superficiale l’analisi compiuta dai commissari di opposizione che fanno emergere un blocco monolitico delle parti sociali. Non è così, ci sono componenti che hanno una posizione legittima di preventiva contrarietà all’azione del governo, ed altre che, pur critiche, hanno posizioni più costruttive e di proposta, come Anis. Se, come sostiene Mussoni, occorre definire una premessa condivisa per poter poi sviluppare un confronto in modo serio sul piano di stabilità e sviluppo, credo occorra anche evitare di speculare sulle posizioni delle componenti datoriali e sindacali. La politica deve confrontarsi nelle sede preposte e la commissione Finanze è una di queste sedi. E se qui dentro iniziamo a tirare in ballo, a proprio uso e consumo, posizioni legittime di associazioni, ma solo per incrementare una conflittualità politica, credo qui ci sia un problema di premessa, di condizione, ma lo sforzo deve essere condiviso da tutte le componenti, anche dall’opposizione. Da quello che ho sentito, c’è una interpretazione che non condivido sulle valutazioni delle parti sociali. Credo ci sia una situazione sicuramente complessa, indubbiamente i rapporti con il governo sono resi più complessi dalla situazione economica del Paese. Si è voluto impostare il piano di stabilità e sviluppo in un percorso che può mettere tutti nelle condizioni di contribuire alla progettazione del futuro di San Marino rispetto all’architettura economica e sociale, ci sono gli spazi in cui tutte le componenti politiche e sociali possono intervenire. Questo è lo spirito con cui ci apprestiamo a una tematica decisiva. Benissimo criticare, se l’art. 79 non funziona, se abbiamo sbagliato approccio nei primi mesi. Facciamo nostre le critiche e cercheremo di aumentare impegno e sforzi perché il processo di condivisione sul piano di stabilità e sviluppo sia effettivo e realizzabile.

Comma 2. Presentazione delle linee di indirizzo del Programma Economico 2019 e del Piano Nazionale di Stabilità e Sviluppo e successivo dibattito

Simone Celli, Sds Finanze

Abbiamo messo a disposizione dei commissari del materiale che permetterà di fare valutazioni ad ampio raggio sulla situazione economica e finanziaria del Paese e sulle possibili soluzioni da adottare per affrontare una fase complessa e articolata. Sono tre i documenti messi a disposizione della Commissione: un documento che contiene una serie di informazioni dettagliate sulla finanza pubblica, quindi una prima bozza di discussione del Piano nazionale di stabilità e sviluppo, infine una relazione rispetto al piano di rafforzamento e ristrutturazione del settore bancario.

Sulla finanza pubblica sarò sintetico: emerge un quadro generale caratterizzato da notevoli criticità che non risiedono solo nel livello di indebitamento attuale che, a essere onesti, è un dato tra i più confortanti, ma è un dato che presenta criticità sui flussi di cassa, quindi sulla gestione della liquidità. Dalla griglia a vostra disposizione emerge che nei prossimi mesi, verso fine anno, potrebbero avverarsi tensioni e criticità sulla gestione di liquidità della Tesoreria della Repubblica ed emerge una situazione che, nostro malgrado, comporterà l’adozione di politiche di consolidamento fiscale che dovranno permettere di avvicinarci il più possibile al pareggio di bilancio e anche ad un avanzi primario di bilancio. E’ oggettivo che l’intervento sul sistema finanziario, e in particolare su Cassa di Risparmio, nei prossimi mesi rileverà un livello importante di indebitamento che, per poter essere sostenuto dall’amministrazione, deve essere accompagnato da misure di consolidamento di bilancio che sono indicate all’interno del Piano di stabilità e sviluppo. È chiaro che partiamo da un deficit strutturale – dal previsionale 2018- che si aggira intorno ai 30-35 mln di euro. Per il 2018 il deficit è stato contenuto grazie a interventi straordinari, in particolare con l’imposta sugli immobili, essendo di natura provvisoria, occorre ragionare su interventi strutturali e su numeri concreti.

Il piano nazionale è frutto di lavoro di questi mesi che è stato basato su un coordinamento forte tra le 7 segreterie di Stato, è multidisciplinare e si divide in tre macro-aree, una è quella delle riforme strutturali, un’altra dello sviluppo economico e il terzo pilastro del piano è la ristrutturazione del settore bancario e finanziario. C’è una fase di premessa del piano per far capire ancora più in dettaglio quale sia stato l’approccio che ha portato al piano che si basa tantissimo sulle raccomandazione del Fmi di questi 18 mesi. Ci sono atti già compiuti a riguardo, come l’ istituzione di un Comitato di stabilità finanziaria per un maggiore coordinamento tra governo e Banca centrale.

Una delle critiche che ci è stata riservata nei primi incontri è di aver prestato poca attenzione all’economia reale. Dal punto di vista di proposte contenute, credo invece ci sia tanto di riferibile a un miglioramento di competitività dell’economia reale intesa anche servizi, turismo, commercio. Se andate ad osservare tutte le indicazioni nella parte sullo sviluppo, vedrete che ci sono tante misure per rendere il paese più competitivo in termini sistemici, di attrazione di investimenti e per imprese che già operano a San Marino.

Riforme strutturali, sono quelle presentate negli ultimi mesi, il governo intende accelerare il confronto, alcune dovranno essere a regime nel 2019, altre nel 2020, ma il governo deve accelerare l’iter, è un impegno preso fin da suo insediamento e non possiamo retrocedere ma assolutamente aumentare la nostra efficacia ed attività. Sono 4 gli interventi chiave su cui stiamo ragionando come governo e che vogliamo condividere: riforma del sistema previdenziale, delle imposizioni indirette, revisione dell’imposizione diretta e un intervento complessivo di riduzione della spesa pubblica. Le 4 aree su cui il governo intende aprire un ragionamento se ben equilibrate potranno generare quel gettito di bilancio necessario che ci metta nella condizione di avere conti pubblici in regola. Aggiungo la riforma dell’ordinamento contabile e la creazione dell’unità del Tesoro, che non darà effetto immediato sulle risorse, ma una gestione più attenta con presidi appositi a livello di amministrazione potrà generare benefici sulla gestione di liquidità nel medio e lungo termine.

Quindi programmi sulla residenza, accordo Ue, una serie investimenti strategici- opere pubbliche in sinergia con privati o nel settore turismo- che potrebbero produrre un impatto su crescita economica e occupazione.

Sistema bancario: obiettivo è mettere i player del settore nelle condizioni di essere profittevoli, è la priorità delle priorità, quindi parte del piano prevede l’individuazione di nuove aree di business. Poi c’è la parte legata alla ristrutturazione del settore. E nella relazione di 7 pagine che ho messo a disposizione dei commissari credo ci siano spunti di riflessione interessanti. Le nostre banche operano sopratutto nel retail, i costi di gestione rispetto ai ricavi sono elevanti, rappresentano l’89% sui ricavi, di questi oltre il 55% è legato a costi del personale. La strategia è divisa in due linee guida, una per Cassa di risparmio, che è banca pubblica di rilevanza sistemica, un’altra per le 4 banche private che dovranno portare a un processo di riorganizzazione e consolidamento. Tutto questo ci dovrà portare a una progressiva uniformazione del nostro sistema alle pratiche internazionali e alle regole europee. 4 banche che devono far fronte a indicatori chiave quali costi di gestione, nuovi modelli che non riguardino solo il retail e la riduzione di sportelli bancari che oggi sono eccessivi. In Italia ogni 33 mila abitanti ci sono 18 sportelli, a livello europeo 13, è vero che siamo uno Stato indipendente con sue peculiarità, oggi noi abbiamo 46 sportelli, numeri che devono comunque portare a una riflessione.

La strategia su Cassa prevede un coinvolgimento pieno del pubblico, sulle parti private si prevede una prima fase di rafforzamento patrimoniale sulla base dei dati Aqr, progressivamente adeguarsi ai parametri europei- Basilea 3 ma non solo- poi adeguamento all’evoluzione di mercato con nuovi drivers di sviluppo, nel piano ci sono indicazioni di massima su aree di business potenziali. Il Piano di consolidamento prevede tappe: entro un anno implementazione del piano generale di stabilità delle banche, il confronto con l’autorità di vigilanza è in atto e proseguirà. Secondo la convenzione monetaria entro il 3 dicembre 2019 dovrà essere concluso il recepimento di tutte le normative europee in ambito finanziario, obiettivo è creare una fase di transizione dal 1° gennaio 2020 di durata tre-cinque anni. Il Piano di sostenibilità delle banche diviso in 3 fasi: Piano smaltimento Npl, piani di ricapitalizzazione e piano industriale.
Le conclusioni:
le banche della Repubblica di San Marino possono individuare percorsi di crescita sfruttando le eccellenze che hanno già maturato e di cui dispongono. Il Governo e la Banca Centrale supportano le banche nell’individuazione di percorsi di crescita e rafforzamento degli assetti proprietari e sostengono i business model innovativi e ad alto valore aggiunto attraverso l’evoluzione normativa e regolamentare in ambito bancario e finanziario per aumentare la competitività di sistema e mediante la sottoscrizione di memoranda of understanding con Banca d’Italia e altre banche centrali di Stati ritenuti strategici, oltre alla stipula dell’accordo di associazione con l’Unione Europea, al fine di allargare il mercato di riferimento. Lo Stato sostiene il salvataggio di Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. La sfida è passare dall’attuale impostazione basata sulla staticità dell’esercizio asset quality review ad una strategia che punti alla crescita e allo sviluppo. In questa fase assumono un ruolo fondamentale gli azionisti, le governance e i management delle istituzioni bancarie per assicurare una adeguata capacità di reazione delle strutture operative. Infine, Occorre prevedere un ampio coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e datoriali.

Francesco Mussoni, Pdcs

Governo e Segreteria vogliono disegnare una visione sul sistema e cercare di giustificare razionalmente le scelte con un obiettivo generale. Non è la prima volta che in questo paese si hanno i piani Mc Kinsey e Ambrosetti, è lecito sognare. Il problema è la premessa che ha un piano di stabilità nazionale che comporta un cambiamento profondo. Si ha una crisi strutturale dal 2008 e bisogna cambiare paradigma. In questo piano non vedo in alcuni settori il cambio di paradigma e di mentalità. Per sostenere un piano del genere occorre la condivisione a livello di Paese. A me pare invece che il Paese non stia sostenendo nel proprio lavoro il governo e la maggioranza. Dovete trovare sintesi del sistema paese per fare un piano nazionale, se no resta puro sogno.

Confermo, serve un cambio profondo di contesto e lo si evince anche delle riflessioni del Segretario quando citava numero di sportelli, recepimento di norme comunitarie, tutti passaggi che determineranno un cambiamento di impostazione profonda, ma al di là dello scritto, non ci stiamo dirigendo verso queste impostazioni. Le riforme che il governo si era impegnato a portare a luglio- Iva, pensioni, Igr- non sono state presentate, qualche problemino forse c’è anche nella maggioranza nella loro discussione. Dal sogno all’azione pratica ce ne passa parecchio e questo è il problema.

Due le proposte pratiche. Ma visto che abbiamo già un Comitato credito e risparmio, mi chiedo che senso ha istituire un Comitato per la stabilità finanziaria, e quindi sostanzialmente normare un nuovo organismo e dotarlo di risorse è una scelta che potrebbe già essere prevista. Altro punto è l’unità del Tesoro: significa un cambio di impostazione dell’amministrazione pubblica che può avere una nuova logica, ma significa un nuovo ufficio, nuovi dirigenti e funzionari. Mi pare una piccola forzatura.

Poi il ragionamento sui conti pubblici, si vanno a mettere previsioni di rientro in ipotesi di esecuzione delle riforme. Il Piano è generico e manca di praticità, manca una visione generale importante. Sulla Pa si parla ancora di spending review, il problema dell’amministrazione e delle riforme da portare avanti implica un cambio di impostazione Paese. Manca questa consapevolezza. Non è tutto da buttare, ci sono aspetti positivi, un’analisi della complessità, ma non è ancora sufficiente. Serve un cambio di paradigma più profondo.

Teodoro Lonfernini, Pdcs
C’è molto lavoro da fare e lavoro diverso da quanto fatto oggi. La mia è solo una puntualizzazione, non una polemica. Voglio lavorare in modo diverso da oggi, da quando questo piano approda nella sede istituzionale e prego di considerare questo uno dei primissimi confronti sul piano nazionale e su cui da ora noi possiamo lavorare come commissione periodicamente. Auguro che questo non sia un lavoro ‘cotto e mangiato’ e ripropongo l’iniziativa di lavorare davvero insieme per fare sistema. Il mio collega Mussoni ha colto l’essenza vera del lavoro che abbiamo sotto gli occhi. Avete indicato una serie di pilastri su cui costruire il piano di stabilità nazionale. Ma se guardiamo al fare e siamo ancora in mezzo al mare, come facciamo a pensare a un piano? Propongo incontri periodici su questo prodotto e chiedo chi è l’elaboratore di questo lavoro, oltre a lei Segretario?

Roberto Giorgetti, Rf

Tradurre i sogni in realtà presuppone una presa di coscienza che forse parte della popolazione ancora non ha. Sulla Finanza pubblica: il nostro Paese ha un rapporto debito/Pil del 22%, l’80-90% del debito è stato generato con interventi necessari sul sistema bancario, iterventi emergenziali ma fatti senza un progetto. La spesa corrente, anche se percentualmente negli anni è stata ridotta, resta abbastanza alta, e tuttora il bilancio presenta un deficit strutturale di 40 mln di euro, al netto di interventi straordinari. Mancano investimenti e risorse di denaro pubblico importanti per investimenti. Sul bilancio complessivo, un 35% delle risorse è destinato all’Iss, un 15% alla previdenza, 15-20% alla Scuola, così che è coperto quasi l’80% del bilancio. Questa fotografia rende rigide le possibilità di intervento per politiche espansive. Questa consapevolezza manca alla maggior parte della popolazione sammarinese che ha consolidato una visione che prevede un certo automatismo e dice ‘le risorse ci sono, gli sprechi sono ben altri’ .

Nel piano si pone la strada che andrà declinata con interventi. L’obiettivo finanziario è la copertura del deficit di bilancio con riforme, poi pongono alcuni obiettivi sullo sviluppo. Infatti non si risolve il problema di deficit se non si coniuga il tutto con percorsi in avanti. Bisogna dare prospettiva di sviluppo più ampio, quindi si parla di accordo di associazione con Ue e si dice che per il sistema bancario è fondamentale avere un mercato di riferimento più ampio. Senza un’economia in grado di sostenere il nostro Stato indipendente noi non esisteremo più e anche su questo non c’è percezione adeguata. Bisogna che ci diamo una base comune di riferimento per elaborare le proposte per rilanciarsi in avanti, senza una base condivisa è difficile pensare di partire in avanti. Le idee, gli interessi, gli obiettivi sono diversi e non solo nella politica, ma nella società e dovremo porci su un terreno di sintesi.

Simone Celli, Sds Finanze Replica

Il metodo di lavoro del governo sul piano nazionale: sarà un documento allegato al Programma economico ma non significa che sarà un testo chiuso, da lì inizierà il confronto. Non ho alcun problema nell’assumermi l’impegno, dopo la sessione consiliare della prossima settimana, a svolgere un ulteriore momento di confronto in Commissione e riprenderlo dopo i giorni di pausa estiva per arrivare a settembre o a ottobre in Consiglio per poter fare un dibattito formale con tutta l’Aula e con una piattaforma che possa avere un livello di condivisione elevato. Rappresenta un punto di partenza e lungo la strada ci possono essere aggiustamenti, ma si inizia a perimetrare il problema e quali aree sono su cui confrontarsi e intervenire. Siamo di fronte a un passaggio determinante per la tenuta del Paese, il nostro approccio è quello di porre attenzione su una serie di interventi e cominciare a definire una strategia di riorganizzazione del settore bancario. E qui si parte dall’analisi con numeri oggettivi. La convenzione monetaria del 2012 è stata firmata e ci sono impegni: entro ottobre 2018 si prevedeva un totale adeguamento all’aquis comunitario, siamo in ritardo. Non è una problematica generata da questo governo, in sei anni dovevamo essere uniformi, purtroppo oggi siamo in forte ritardo, tant’è che nel piano di ristrutturazione c’è l’obiettivo di avere maggior tempo, di portarlo al 2023, ma dobbiamo fare conto con accordi e convenzioni internazionali che non possono non essere tenuti in considerazione, è una sfida epocale, e non solo nel settore bancario ma nel modello di gestione del paese, delle nostre risorse pubbliche e di politiche di amministrazione.

Il Programma economico verrò depositato il 20 luglio con in allegato il Piano di sviluppo e da lì si inizierà a fare sul serio in Commissione finanze e con le parti sociali perché al governo a settembre o ad ottobre piacerebbe svolgere il dibattito in Consiglio e assumere una piattaforma di riferimento che resterà aperta a margini di intervento e manovra. In Consiglio forse non convinceremo l’opposizione, ma potrà avvicinarsi a un modello di compatibilità che, in certi ambiti, è abbastanza d’obbligo.

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