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All’IC Alpi-Levi di Scampia un coro per l’inclusione

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Bambini cantano inno di Mameli e ‘Gelem, gelem’, inno del popolo rom
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NAPOLI – ‘Gelem, gelem’, in italiano ‘camminando camminando’, è il titolo di un canto rom che è stato poi ripreso, a seguito dell’olocausto, come canto di libertà e inno del popolo rom. Ricordo che rom significa uomo, ma anche uomo libero” spiega padre Eraldo Cacchione che, all’istituto scolastico ‘Alpi-Levi’ di Scampia, a Napoli, si occupa di Pastorale dei Rom. In questi giorni caldi e afosi di metà estate, padre Eraldo è impegnato a dirigere un coro con una caratteristica particolare. Infatti, come parte integrante del Piano Estate e con l’obiettivo non solo di fare da ponte tra quest’anno e il prossimo, ma tra culture ed etnie diverse, all’Alpi-Levi hanno organizzato un coro per l’inclusione.

“Abbiamo voluto unire l’inno del popolo Rom al nostro inno nazionale perché inclusione e integrazione si fanno anche attraverso lo scambio culturale e la conoscenza. Molti dei bambini rom che sono a scuola non sapevano neanche che il loro popolo avesse un inno” afferma Rosalba Rotondo, dirigente scolastica d’Istituto e Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica “per la sua totale dedizione alla formazione delle giovani generazioni all’insegna della tutela del diritto allo studio e della piena inclusione delle minoranze”.

Ed infatti la scuola offre un ampio piano educativo di stampo etno-didattico, non solo d’estate, ma tutto l’anno. Inoltre, seguendo lo spirito promosso dai patti territoriali di comunità, insieme alla collaborazione con l’associazione di volontariato ‘Arrevutammoce’, la scuola ha in piano di creare alcuni gazebo-educativi per fare scuola con i bambini rom dei campi, spesso dimenticati dalle istituzioni. “Sarebbe anche occasione per fare alfabetizzazione per gli adulti” aggiunge Fratel Raffaele Lievore, portavoce dell’associazione.

È quindi forte la sinergia che si è instaurata tra la scuola e il territorio. Una collaborazione che si estende oltre la semplice durata dei progetti. “Non è possibile smettere di lavorare quando un progetto si chiude” afferma Suor Eduarda che, con le Suore della Provvidenza, ha collaborato con la scuola in attività di inclusione che vedevano coinvolti bambini di etnia rom e bambini italiani. “È grazie al progetto sulle Emergenze educative voluto fortemente dalla dottoressa Giovanna Boda se abbiamo potuto realizzare quelle attività- afferma Rotondo- ma ci tengo a precisare che i nostri partner a fianco della popolazione rom restano tali anche quando non ci sono progetti attivi, o fondi destinati alle attività. La nostra è una sinergia costante”.

La scuola è stata poi per anni riconosciuta dal Consiglio d’Europa come sede di una delle ‘Legal Clinic JustRom’, un servizio legale volto a tutelare la popolazione Rom, in particolare le donne. Per questo progetto, però, pare che i fondi non ci siano più. Nonostante in Consiglio d’Europa manterrà il patrocinio, “sta a me adesso– afferma Rotondo- capire, a livello locale, come far continuare questo programma di sostegno, non solo per le donne, ma per intere famiglie. Farò di tutto affinché questo progetto per la tutela dei diritti, a livello locale, possa continuare ad avere ragione d’esistere”.

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