Magi (Omceo Roma): “26 milioni di esami da smaltire, servono assunzioni”

"Nonostante gli annunci, a livello nazionale non abbiamo risolto il problema degli esami bloccati o rinviati a causa del covid", ha detto il presidente dell'Ordine dei medici di Roma e provincia, Antonio Magi
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ROMA – “Nonostante gli annunci, a livello nazionale non abbiamo risolto il problema degli esami bloccati o rinviati a causa del covid. Ci sono da smaltire ancora 14 milioni di visite specialistiche e 12 milioni di diagnostiche per immagini”. Lo ha detto il presidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia, Antonio Magi, interpellato dall’agenzia Dire. 

“Le liste di attesa sono di fatto aumentate perché gli spazi si sono ridotti, i tempi per un esame sono cresciuti a causa delle norme covid, e diversi medici sono andati in pensione e non sono stati sostituiti- ha spiegato Magi- Non si può certo pensare di risolvere questo problema con soluzioni temporanee, perché parliamo in tutto di 26 milioni di prestazioni. Noi abbiamo proposto alcune soluzioni. Intanto è necessario assumere medici negli ospedali, ma non contratti a tempo determinato. Le persone devono poter contare su un lavoro sicuro. Per gli esami specialistici, poi, non si capisce perché non è possibile utilizzare gli stessi specialisti in servizio negli ambulatori, che hanno una media di 20 ore, portandola a 38 ore e quindi raddoppiandola”.

Secondo Magi è poi fondamentale guardare all’appropriatezza degli esami da svolgere. “I medici devono poter capire se il paziente ha ancora necessità di quella prestazione, se ha già provveduto, se invece c’è un’urgenza. Bisogna garantire un servizio sanitario organizzato e soprattutto evitare che le persone siano costrette ad andare a pagamento“. Per il presidente dell’Omceo Roma “con i soldi del Mes e del Recovery fund, le Regioni hanno a disposizione fondi non per tamponare ma per fare scelte strutturali e intervenire concretamente sulle liste d’attesa“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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