Allarme piscine di Bologna: non reggeranno altri sei mesi chiuse

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La Regione Emilia-Romagna ha varato un milione e mezzo di euro di ristori per i 130 impianti natatori del territorio
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BOLOGNA – Un milione e mezzo per gettare una scialuppa a chi gestisce le piscine comunali, chiuse ormai da mesi a causa del Covid e coi ristori nazionali che arrivano a singhiozzo. La Regione Emilia-Romagna vara i ristori in favore degli impianti natatori: i destinatari dovrebbero essere 130 in tutta l’Emilia-Romagna, ma il “vero ristoro è la riapertura, perché chi sta chiuso altri sei mesi è probabile che non riapra più”, scandisce il capo della segreteria politica di Stefano Bonaccini Giammaria Manghi, presentando il pacchetto oggi in commissione. Entro il 20 marzo dovranno essere inoltrate le domande da parte dei Comuni, entro il 20 aprile ci sarà il via libera ai fondi da parte della Regione.

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“Siamo di fronte ad impianti chiusi da tempo- sottolinea Manghi- sono stati riaperti solo nei mesi estivi con ingressi e gestione a numeri inferiori”. La graduale ripartenza” delle piscine dovrebbe arrivare dal 6 marzo (scadenza dell’ultimo Dpcm) “da quello che ci viene detto a livello nazionale”. Ma “sono sufficienti questi ristori?, si chiede lo stesso esponente della giunta: “È una misura urgente, ma visto quello che abbiamo davanti e la sofferenza che tutti vediamo è una navigazione a vista. Vedremo se la riapertura degli impianti sarà a inizio marzo, se non sarà così una riflessione su ulteriori risorse da stanziare andrà fatta”. Non escluso, precisa Manghi rispondendo ad una richiesta già avanzata dalla Lega, che i ristori vengano estesi successivamente anche alle piscine private convenzionate col pubblico. “Ma tutto dipenderà da come evolverà la situazione e dalle risorse disponibili”, spiega ancora Manghi: allargando troppo la platea il “rischio è quello di dare un obolo di 200 euro che non accontenta nessuno”.

Dopo l’avvio della procedura per ‘risarcire’ con 22 milioni di euro bar e ristoranti, faranno parte dei 13,5 milioni per i laboratori alimentari (piadinerie e gelaterie ad esempio) i due milioni di ristori destinati alle palestre: anche questi, anticipa Manghi, saranno assegnati attraverso le Camere di commercio.

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