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Recalcati: “Il green pass è una misura civica, vaccinarsi rende parte di una comunità”

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Lo psicoanalista, ospite di Cosmofarma Business Conference, ritiene che il Covid ci abbia insegnato che "la libertà senza solidarietà non esiste. La salvezza è collettiva"
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BOLOGNA – Alla necessità di reagire e di ripartire con nuovi progetti e nuove iniziative, gli organizzatori di Cosmofarma ci credono. Tanto da aver dedicato la manifestazione (Bologna, 9 – 12 settembre), a questo tema e trasformato, per la sola prossima edizione, persino il titolo della rassegna che è diventato Cosmofarma “ReAzione” – I valori al centro.

Una reazione che punta sulla riscoperta di quei valori che contraddistinguono da sempre la pratica e la deontologia del farmacista tenuto, tra le altre cose, a collaborare con le autorità e gli enti sanitari, a garantire una informazione sanitaria chiara, corretta e completa, a formarsi in modo permanente, a comunicare con i professionisti della sanità ispirandosi ai principi del rigore scientifico. Valori che fanno del farmacista un professionista al servizio della tutela della salute il cui impegno, durante la pandemia, è stato di grande importanza nel contrasto alla diffusione del virus e che oggi, con la somministrazione dei vaccinazioni in farmacia, si fa ancora più determinante. Senza contare che la farmacia, presidio sanitario territoriale diffuso su tutto il territorio nazionale, ha fornito e continua a fornire una serie di servizi fondamentali per la salute dei cittadini e della collettività.

Proprio alla centralità dei valori è dedicata la Cosmofarma Business Conference, realizzata con il contributo incondizionato di EG Stada Group, e affidata ad un relatore di grande prestigio, lo psicoanalista Massimo Recalcati che propone un intervento dal titolo “L’importanza dei valori”. In vista della Business Conference di oggi, il professor Recalcati ha risposto a tre domande: ha affrontato il tema della libertà alla luce di ciò che la pandemia ci ha insegnato, dell’incertezza del futuro e della solidarietà.

Professore, crede che dopo questo lungo periodo di pandemia la percezione dei valori al centro della nostra esistenza si sia davvero modificata e dunque che vi sia la possibilità di valutare una nuova scala valoriale che ci aiuti anche in futuro?

“Il valore dei valori non esiste astrattamente. Ci sono valori che hanno perso il loro valore con il passare del tempo. Per esempio il valore della parola del padre padrone che decretava in modo autoritario quale fosse il senso della vita. Ci sono anche valori che avevamo dimenticato e che invece si riscoprono. Per esempio quello della libertà come solidarietà. Noi abbiamo vissuto negli ultimi decenni pensando che la libertà coincidesse con l’arbitrio individuale. Diversamente il Covid ci ha insegnato che il vero valore della libertà implica la relazione con l’altro, la responsabilità della relazione con l’altro. È una delle lezioni più significative del magistero del virus: la libertà senza solidarietà non esiste, è una astrazione. La salvezza o è collettiva o non esiste”.

Abbiamo sperimentato la sofferenza della distanza e della mancanza delle relazioni, l’isolamento vero e proprio per lunghi mesi: talvolta questa inedita condizione ha causato stati di depressione. Lei l’ha definita una depressione rispetto al futuro. Ma come si guarisce dall’incertezza del domani, sapendo che ciò che mai sarebbe potuto accadere non solo è accaduto, ma potrebbe riaccadere?

“Tutti noi abbiamo pensato con inquietudine al nostro futuro. Avremmo ancora potuto incontrare il mondo così come lo abbiamo amato? Viaggiare, abbracciarci, muoverci senza restrizioni, lavorare, respirare… Il previsto calo drastico delle nascite nel prossimo futuro è un dato significativo da questo punto di vista. Il futuro sembra essere a rischio di perdita. È paradossale. Solitamente la depressione è una reazione a qualcosa che abbiamo già perduto; un amore, una occasione professionale, la vigoria del nostro corpo, ecc. Mentre la nostra depressione investe quello che accadrà. Non siamo più sicuri di governare il nostro tempo… Per vincere questo sentimento bisogna assumerlo sino in fondo. È vero, ce lo ha insegnato il virus, che non siamo padroni del mondo. Al tempo stesso però è essenziale fare esistere nuovamente il futuro. Come? Attraverso atti, imprese, progetti, visioni che ridiano spessore al tempo, che facciano nuovamente esistere il nostro futuro…”

La libertà, di espressione, di comportamento, di pensiero è davvero in pericolo con l’introduzione del green pass per accedere a molti luoghi, come quelli dell’arte, del tempo libero, dello sport, o questa convinzione nasce invece da un’idea errata della libertà?

Il green pass è innanzitutto una misura sanitaria che punta a ridurre la circolazione del virus. È indubbio che i soggetti vaccinati siano meno contagiosi e trasmettano, nel caso, un virus indebolito. Ma non è solo questo. A mio parere è anche una misura civica. La vaccinazione è un modo per riconoscersi parte di una comunità, di dare il proprio contributo personale alla lotta contro il virus. Il green pass valorizza questo gesto. Sottolinea che la libertà non è una nostra proprietà ma una condizione della nostra vita in comune”.

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