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La storica corregge Wikipedia: I portici di Bologna? I primi sono del 1041

BOLOGNA - I famosi portici di Bologna,
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Portico - Bologna

BOLOGNA – I famosi portici di Bologna, uno dei simboli più noti della città emiliana? “C’è una nota enciclopedia on line che dice che nacquero nel tardo Medioevo e cioè nel 1300 o 1400”, ma in realtà “la prima testimonianza che abbiamo risale al 1041“. L’enciclopedia in questione è Wikipedia e a segnalare l’errore ci pensa la storica Francesca Bocchi, curatrice del volume che raccoglie gli atti del convegno internazionale. “I portici di Bologna nel contesto europeo”, che si tenne nel novembre 2013. “I portici nacquero nel tardo Medioevo per tener testa al forte incremento della popolazione, dovuto soprattutto all’arrivo di studenti e dotti presso l’Università di Bologna, ma anche alla immigrazione dal contado”. Questo quanto si legge sulla pagina di Wikipedia dedicata ai portici bolognesi.

La storica Francesca Bocchi
La storica Francesca Bocchi

Bocchi, presentando ieri all’Archiginnasio il volume sul convegno, lo cita e poi contesta il passaggio: “A Bologna non ci sono i portici perché gli studenti avevano bisogni di alloggi, perché i portici c’erano ben prima”. Inoltre, “vi assicuro che gli studenti e tantomeno i professori non dormivano sotto i portici”, aggiunge la studiosa. In realtà, neanche Wikipedia sostiene questa tesi: “La necessità di aumentare gli spazi abitativi portò in un primo momento ad accrescere la cubatura delle case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e, in caso di forte sporgenza, da mensole dette ‘beccadelli’. Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, venendo così a creare i portici“.

Il portico di piazza Santo Stefano
Il portico di piazza Santo Stefano

Resta, comunque, la discrepanza sulla ‘data di nascita’ di queste strutture: “La prima testimonianza che abbiamo risale al 1041 e poi dopo i portici si diffusero ovunque. E parliamo della prima testimonianza a nostra disposizione, non è neanche detto che sia davvero la più antica”, afferma Bocchi, talmente appassionata dell’argomento da autodefinirsi “la nonna dei portici”. Quello ospitato ieri è il primo di un ciclo di incontri dal titolo “I portici di Bologna: una straordinaria varietà da riconoscere”. A marzo ci sarà un’iniziativa dedicata alla candidatura a patrimonio dell’Unesco, ad aprile invece si parlerà del rapporto tra i portici e gli spazi comuni, l’associazionismo e i progetti editoriali. A maggio, infine, sarà la volta di un incontro dedicato al progetto dedicato ai “portici digitali”.

Di Maurizio Papa, giornalista professionista

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