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Giannelli: “Scuole devono avere accesso alla banca dati vaccinale”

antonello giannelli
"Sarebbe stato preferibile rinviare l’apertura di 2-3 settimane"
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ROMA – “Sconsiglio ai dirigenti scolastici di chiedere agli studenti se sono vaccinati: i dati devono essere forniti da un’istituzione pubblica. Le scuole devono aver accesso alla banca dati vaccinale, com’è successo per i dipendenti. Non possiamo chiederlo neanche alle Asl, perché nella stessa scuola possono esserci alunni di Asl diverse. Sarebbe meglio una soluzione telematica e spero che sarà realizzata in tempi brevi“. Così Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, intervenuto questa mattina a Studio 24 su Rai News 24. In riferimento al nuovo protocollo, Giannelli ha anche aggiunto che i presidi “sono abituati a sistemi di gestione anche molto complicati, non è questo che ci spaventa”, ma ha sottolineato la preoccupazione dei presidi per i tassi di vaccinazione tra gli alunni 5-11 anni, ancora troppo bassi. Sugli impianti di areazione, infine, il presidente di Anp ha detto che i presidi “non possono disporre impianti di areazione perché spetta agli enti locali. E poi su questo tema non c’è una chiara posizione scientifica. Sono favorevole a installare impianti di areazione, ma non devono essere i presidi a farlo“.

ABBIAMO RIAPERTO CON NUMERO DI POSITIVI IN CRESCITA

“Non si possono fare affermazioni di principio come ‘vogliamo la scuola in presenza’. Su questo siamo d’accordo. Non è questo il punto. Il punto è che sarebbe stato preferibile rinviare l’apertura di 2-3 settimane allo scopo di raggiungere degli obiettivi che non sono raggiunti. Invece noi abbiamo riaperto, con un numero di alunni positivi in crescita”. “Non sappiamo quante sono le classi in Dad, lo sa solo il ministero- aggiunge Giannelli- questa mattina ho visitato una scuola molto all’avanguardia e circa un quarto delle classi erano in Dad. Una stima della rivista ‘Tuttoscuola’ parla di 200mila classi in Dad tra sette giorni. Quello che il governo non ha potuto fare lo farà la pandemia. Sarebbe stato preferibile uno sforzo in più, dandosi il tempo di aumentare il tasso di vaccinazioni, soprattutto tra i più piccoli dove siamo ancora all’11% di vaccinati”.

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