Anbi: “Pronti 729 progetti da 4,3 miliardi di euro per la manutenzione del territorio”

"I nostri progetti sono pronti, sono sparsi in tutto il Paese e rispondono in pieno alle esigenze del Recovery fund", spiega il presidente ANBI Francesco Vincenzi
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ROMA – Un piano dal valore di oltre 4 miliardi in progetti pronti e cantierabili per la manutenzione del territorio, ai quali manca solo il finanziamento, progetti pronti a partire se non domani dopodomani visto che hanno espletato il loro iter procedurale. Insomma, progetti relativi al reticolo idrografico, alle reti irrigue, alla tenuta idrogeologica del territorio e allo sviluppo del settore agricolo e alla risposta ai mutamenti climatici in atto ai quali mancano solo i soldi, ma che sono in rampa di lancio. Un patrimonio progettuale che risulta ancor piu’ prezioso ora, con l’Italia che deve indicare i progetti che intende realizzare nell’ambito del Recovery fund. Questi progetti pronti al via li ha presentati stamane a Roma l’Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue, l’ANBI

Si tratta di 729 progetti per un investimento di 4 miliardi e 339 milioni di euro e oltre 21mila unita’ lavorative da impiegare, tra nord, centro e sud per opere di manutenzione straordinaria, nell’attivita’ di bacini in esercizio e nela realizzazione di opere incomplete da terinare e bacini da realizzare. Cantieri pronti a partire in un anno, salvo ricorsi e sperando nelle agevolazioni apportate da dl Semplificazione rispetto alle aggiudicazioni e nel superamento di oggettive disparita’ regionali.

I nostri progetti sono pronti, sono sparsi in tutto il Paese e rispondono in pieno alle esigenze del Recovery fund- spiega Francesco Vincenzi, presidente ANBI, nel suo intervento- e rispondono in pieno alle esigenze del Recovery fund. Sono somme che vanno spese bene, e noi le opere le sappiamo fare e completare, ma sara’ importante la tempistica” dettata dalle istituzioni europee per la presentazione dei progetti dei vari Stati Membri.

Insomma, 4,3 miliardi di progetti, in valore, per opere “di medie dimensioni che metterebbero in sicurezza il territorio dal punto di vista del dissesto idrogeologico e andando ad aumentare la resilienza della risorsa idrica”, prosegue Francesco Vincenzi, presidente ANBI, “una straordinaria opportunita’ per il Paese perche’ si tratta di opere necessarie ad aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici ma anche per fronteggiare la siccita’, favorendo un’agricoltura di qualita’ avviando anche il Green new deal che si sviluppera’ nei prossimi mesi”.

Una serie di interventi dei quali “abbiamo bisogno anche per la creazione di posti di lavoro e guardando al futuro, al mondo che lasceremo ai nostri figli”, dice Vincenzi, anche “sistemando quelle opere che ancora oggi non sono utilizzate a causa di mancati collaudi o di insabbiamenti”, portando piu’ acqua nei territori in modo da permettere al settore agroalimentare “di svilupparsi in modo migliore in un momento in cui si e’ dimostrato una leva importante per il Paese”.

Queste proposte “certamente” entreranno tra quelle che saranno sottoposte all’Unione europea nell’ambito dell’assegnazione delle risorse del Recovery fund, dice Salvatore Margiotta, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, confidando nelle misure del dl Semplificazioni per “intervenire bene e presto”. Il tema degli interventi sul territorio rientra tra quelli affrontati dal Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE) nella gestione delle risposte da dare all’Ue, e “vedremo come si sviluppa il programma”. Per un risultato ottimale “serve una sempre maggiore integrazione fra ministeri”, segnala il sottosegretario, e “ad esempio “tra noi del Mit, il ministero dell’Ambiente che si occupa della qualita’ delle acque e il ministero delle Politiche agricole, che invece ha la competenza su dighe e irrigazione, abbiamo presentato un documento unico che punta a 7 miliardi di investimenti nel settore idrico”.

Insomma, conclude Margiotta, “abbiamo le carte in regola per avere le risorse e spenderle bene”, tenendo conto che “questa e’ una prova d’appello e fra qualche anno saremo valutati sui numeri, su quanti cantieri abbiamo aperto e su quante opere abbiamo appaltato”, e cio’ riguardera’ “anche le stazioni appaltanti e l’operato dei consorzi”. 

Su questo tema, come spiega il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate, oggi “abbiamo un’Italia a due velocita’ ma questo non possiamo permettercelo”, quindi “Regioni e consorzi devono presentare progetti immediatamente cantierabili viste le stringenti tempistiche del Recovery fund”. Cio’ detto, pensando alle aziende, “per crescere serve creare valore aggiunto” e “l’energia e i costi dell’acqua sono fondamentali per le aziende”. Cio’ rappresenta “un aspetto centrale se vogliamo creare valore aggiunto e crescita economica nelle imprese agroalimentari”, conclude l’Abbate, e “su questo ci dovremo concentrare”.

I progetti immediatamente cantierabili per oltre 4 miliardi presentati dai Consorzi rappresentano “un obiettivo da perseguire e sostenere- aggiunge il presidente della commisisone Agricoltura della Camera Filippo Gallinella, M5S- e noi dovremo essere bravi nel dare l’input politico”. L’irrigazione “e’ un tema fondamentale per gli agricoltori ma anche per quel che riguarda la salvaguardia del territorio e la sua messa in sicurezza”, ricorda Gallinella, pero’ “tra nord e sud vediamo oggi ancora tante differenze” quindi “dovremo aiutare tutti spendendo tutti i fondi Ue che la crisi mette a disposizione”.

Quella che stiamo vivendo e’ una crisi che “ha messo sul tavolo tanto il dramma quantola possibilita’ di rinascita”, valuta Susanna Cenni, Pd, vicepresidente della commissione Agricoltura della Camera. La transizione ecologica “preoccupa gli agricoltori in quanto rappresenta un costo- avverte Cenni- allora lo Stato deve intervenire riducendo si’ i costi ma sposando poi in pieno l’obiettivo”. Per questa ragione “abbiamo avanzato alcune proposte, come quella sulle risorse idriche, ma anche un piano strategico per la connessione di tutte le imprese agricole” conclude la Cenni, perche’ “abbiamo una mole di risorse mai avute prima e messe in campo sia dal governo che dall’Europa, e dovremo spenderle nel migliore modo possibile”.

Insomma, “abbiamo la consapevolezza che non e’ piu’ possibile procrastinare gli interventi”, e anzi “dobbiamo intervenire subito come dimostra la gravita’ dei cambiamenti climatici”, se cosi’ non sara’ “non riusciremo piu’ a fare agricoltura”, avverte il presidente della commisisone Agricoltura del Senato Gianpaolo Vallardi, Lega. “Sara’ fondamentale e’ spendere subito e bene le risorse”, ribadisce Vallardi, ricordando pero’ che “abbiamo un paese a due velocita’ e ci sono molte opere che non arrivano alla fine”, quindi e’ il monento di “un gioco di squadra politico ma si deve farlo subito”, ad esempio cominciando a “sburocratizzare e velocizzare i cantieri”.

“Il nostro Piano- conclude Francesco Vincenzi, presidente di ANBI– e’ un concreto contributo, che offriamo al Governo nel quadro del Green New Deal, uno dei paradigmi degli interventi finanziabili dal Recovery Fund ed i cui tempi sono dettati dai cronoprogrammi europei: istruttorie completate entro il 2023, conclusione e rendicontazione dei lavori entro il 2026. Avere un importante pacchetto di progetti in avanzato iter burocratico, contiamo possa contribuire nelle impegnative trattative, che il Premier si trovera’ ad affrontare nelle prossime settimane. L’importante e’ fare presto e fare bene: i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno dimostrato di saperlo praticare“.

GARGANO (ANBI): META’ DIGHE INTERRATE, VANNO LIBERATE

In Italia ci sono 90 bacini idrici, la cui capacità (mc. 697.775.190) è ridotta di oltre il 10% (mc. 72.439.993), perché interriti. Per la loro pulizia si stima un costo di quasi 291 milioni di euro, capace di garantire circa 1.450 posti di lavoro. Così il Piano di efficientamento della rete idraulica del Paese, presentato stamane a Roma dall’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (ANBI). “È evidente che riportare la potenzialità degli invasi italiani alle quote originarie significa dotare il territorio di un enorme serbatoio a servizio della multifunzionalità della risorsa idrica”, commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI.

Come spiega Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, “il più grande invaso italiano è pronto ed operativo, è quello che potremmo utilizzare se le dighe venissero liberate dalla terra che le riempie per quasi la metà“.

Si tratterebbe poi di un intervento nel pieno segno dell’economia circolare, visto che quel sedime rimosso dalle dighe e dagli invasi potrebbe essere usato nell’edilizia al posto di quello estratto dai fiumi. “Basterebbe togliere il sedime e usarlo, in modo da non sfruttare tanto quella di fiume con le note conseguenze, e inoltre avremmo immediatamente gli invasi a disposizione”, aggiunge.

Un’opera del genere, quella per “liberare le dighe e chiudere le opere incomplete sono iniziative che stanno bene nel Recovery fund– conclude il dg Anbi- uno sforzo si può fare, e noi per la nostra responsabilità offriamo risposte pronte”.

Nel Paese, infatti, ricorda Anbi, ci sono 16 bacini incompiuti (capacità complessiva: mc. 96.015.080), per il cui completamento servono circa 451 milioni di euro, che attiverebbero 2.258 posti di lavoro. Il Piano ANBI presenta in tutto 729 progetti per opere di manutenzione straordinaria sulla rete idraulica italiana; costo previsto: oltre 2 miliardi 365 milioni di euro in grado di assicurare circa 11.800 posti di lavoro.

Non solo: il Piano ANBI guarda al futuro ed indica la possibilità di realizzare rapidamente 23 nuovi bacini di accumulo idrico (capacità: mc. 264.493.800) per un investimento di oltre 1 miliardo e 230 milioni di euro con 6.154 nuovi posti di lavoro.

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9 Settembre 2020
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