Bassetti: “Tachipirina prima del vaccino Astrazeneca? Sbagliatissimo”

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Dai vaccini, e i loro effetti collaterali, alle varianti fino alla possibilità di nuove ondate: l'intervista a 360 gradi all'infettivologo Matteo Bassetti
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ROMA – Dall’opportunità o meno di assumere paracetamolo per evitare gli effetti collaterali del vaccino AstraZeneca ad un eventuale acquisto del russo Sputnik V da parte della Regione Lazio, che si è detta pronta a procedere anche senza l’approvazione dell’Agenzia europea del Farmaco, fino al rischio di altre ondate, anche legate alla circolazione delle varianti, che il nostro Paese potrebbe correre qualora non si affrettasse ad acquistare dosi a sufficienza. A queste e ad altre domande ha risposto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

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Molte persone che si stanno vaccinando con AstraZeneca stanno assumendo paracetamolo prima della somministrazione per evitare o limitare gli effetti collaterali. Fanno bene?

“No, fanno malissimo. È sbagliato prendere un farmaco in profilassi per evitare che un effetto avvenga, se questo effetto avviene in una percentuale ridotta di casi”. Risponde così il direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, interpellato dall’agenzia Dire in merito a chi sta assumendo paracetamolo prima della somministrazione del vaccino AstraZeneca per evitare o limitare gli effetti collaterali.
“Può avere un senso utilizzare il paracetamolo- prosegue Bassetti- così come l’ibuprofene, l’aspirina o altro, nel momento in cui ci sono degli effetti collaterali, ma assumerlo prima che ragione ha? Fondamentalmente lo prendo prima perché, in una percentuale dell’1 o dello 0,1%, mi viene quell’effetto… Non credo abbia un grande significato”.

Anzi, secondo Bassetti in questo modo “rischiamo di fare, come dicono gli anglosassoni, un ‘overtreatment’, cioè di trattare molte più persone di quante realmente ne abbiano bisogno. Quindi se ci sono gli effetti collaterali si gestisce con un trattamento, più che con una profilassi”.

Intanto il ministero della Salute spagnolo ha indicato di assumere proprio il paracetamolo a chi deve iniettarsi il vaccino AstraZeneca…

 “Penso che bisogna comunque stare molto attenti anche alle raccomandazioni del ministero, mi auguro che consigli una tachipirina nel momento in cui ci siano degli effetti da vaccino AstraZeneca. Assumerla prima diventerebbe una premedicazione difficile da essere indicata. Sul fatto invece di utilizzarla dopo, nel momento in cui ci fossero brividi, febbre o altri effetti collaterali, chiaramente questo può avere un senso”.

Dolore, febbre, brividi sono alcuni degli effetti collaterali del vaccino AstraZeneca. A lamentarli sarebbero soprattutto le donne. Le risulta? 

“Tutti i vaccini hanno evidentemente nelle prime 48/72 ore dalla somministrazione la possibilità di avere degli effetti allergogeni: ce li aveva Pfizer, Moderna, molti di noi li hanno avuti quando abbiamo fatto il vaccino, ce li ha oggi AstraZeneca e probabilmente ce li avrà domani Johnson & Johnson. È chiaro che quando si va a fare una vaccinazione di massa accade che, nella massa, si trovano molti più effetti collaterali di quelli visti se si va a fare una vaccinazione specifica in una percentuale molto piccola di persone, quindi la questione si ingigantisce e si amplifica. Anche io ho sentito che ci siano più effetti collaterali nelle donne, ma non credo che ci sia niente di collegato al fatto che le donne abbiano più effetti rispetto agli uomini. Credo semplicemente sia una coincidenza e non penso che ci sia una ragione scientifica”.

Intanto sarà prodotto anche in Italia, a partire da giugno, il vaccino russo Sputnik V sul quale però l’Agenzia europea del farmaco continua ad avere forti perplessità. Il Lazio sembra però andare da sé e si dice pronto ad andare avanti anche senza l’Europa. Come commenta?

 “L’Europa deve rendersi conto che siamo in una situazione di emergenza. Forse l’Europa, ma spesso anche il nostro ministero, se ne sono dimenticati. Non siamo in pace, siamo in guerra. Allora: i tempi della pace non sono quelli della guerra, sia nell’approvvigionamento delle munizioni sia in quello dei vaccini. Noi stiamo vivendo una terza ondata importante in alcune regioni, anche perché sono mancati i vaccini. Se avessimo fatto più vaccini in questi due mesi, se l’Europa fosse stata più veloce ad averli, se l’Italia avesse avuto modo di farli avere attraverso dei canali extraeuropei, probabilmente oggi avremmo meno effetti importanti sui nostri ospedali e sulle persone più anziane. Quindi ben venga ogni tipo di strategia extraeuropea per avere i vaccini. Noi sappiamo che ci sono molti vaccini, non solo lo Sputnik, ma anche Pfizer, Moderna e AstraZeneca, che sono disponibili attraverso i grossisti ufficiali internazionali, non attraverso chissà quale mediatore che può essere più o meno serio. Ci sono milioni di dosi che non sono state utilizzate da altri Paesi, in cui magari ci sono problemi di varianti sulle quali questi vaccini funzionano meno. Per cui ben venga che ci sia qualcuno che in qualche modo rompa questi equilibri. Sarei più contento se andassimo tutti uniti, come Paese unico, ma secondo me se la Regione Lazio trova il modo di approvvigionarsi del vaccino Sputnik, che è un buon vaccino, su cui mi auguro che l’Ema si dia una mossa e che, se i dati ci sono, l’approvi rapidamente, è un’opportunità in più. Siamo in guerra, non dobbiamo dimenticarlo. I tempi della ricerca scientifica in pace sono 10, i tempi della ricerca scientifica in guerra sono 1. Di questo se ne è resa conto l’industria farmaceutica, ma se ne devono rendere conto anche gli enti regolatori. Credo che l’Ema abbia già cambiato molto i suoi meccanismi, tanto è vero che Johnson & Johnson sarà discusso nei prossimi giorni e ci auguriamo che per il 13 marzo possa essere approvato dall’Italia. Ma ribadisco: ben venga qualunque tipo di strategia. Io sui vaccini sono ‘machiavellico’: il fine giustifica i mezzi e oggi il fine è quello di avere più vaccini di quelli che abbiamo avuto fino ad oggi”.

Si ha la sensazione, ad oggi, che non sia passato un solo giorno dal marzo dello scorso anno. Però secondo lei la situazione non è la stessa… Perché?

 “La situazione somiglia molto a quella di marzo scorso, meglio ancora a quella di febbraio, quando avevamo alcune regioni molto bersagliate e altre che non avevano problemi. Pensiamo al Lazio, alla Toscana, alla Campagna o alla Sicilia: praticamente non avevano casi, cioè la prevalenza era molto bassa. Oggi noi abbiamo i casi concentrati in alcune aree, dove probabilmente hanno circolato molto le varianti e dove c’è stata una circolazione magari nelle generazioni più giovani che hanno poi portato a quelle più anziane. Ed è lì che le cose non vanno bene. Però abbiamo altre regioni in cui invece le cose vanno molto bene: oggi nel mio ospedale abbiamo un reparto vuoto al 50% e se guardiamo i contagi stiamo messi molto bene. Lo stesso oggi lo si può dire del Lazio, del Veneto e della Toscana (esclusa l’area di Firenze), dove la situazione non mi pare così compromessa e anzi regge abbastanza bene. Nelle varie aree del nostro Paese, relativamente ai contagi, c’è una situazione molto a ‘macchia di leopardo’. È per questo che io dico che usare le stesse misure a distanza di un anno, sapendo quelle che sono le conseguenze di un lockdown generale sull’economia, sulla cultura, sulla socialità e sul sistema sanitario, non so se sia una buona idea. Tuttavia, se sarà presa questa decisione ovviamente ci adegueremo. Certo è che, a distanza di un anno, essere stato il primo Paese colpito dal Covid dell’Europa occidentale e l’ultimo dell’Europa occidentale come numero di vaccini mi fa molto male. L’Italia è al 46esimo posto nel mondo come dosi somministrate per 100 abitanti, vuol dire che qualcosa in Italia non ha funzionato. Abbiamo scaricato tante colpe su un’unica persona, ma non credo che fosse solo lui il responsabile di una campagna vaccinale che non è ancora decollata e che mi auguro possa veramente presto decollare. Altrimenti, rischiamo di avere tante altre ondate”.  

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