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Luca Parmitano pronto per il futuro

Un totale di 367 giorni passati in orbita con due missioni, ‘Volare’ dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), e ‘Beyond’ di quella europea (Esa), attività extraveicolari complesse, mai provate prima, e portate a termine con successo, foto spettacolari dalla cupola della Stazione spaziale, la prima esperienza di un italiano come comandante dell’equipaggio: Luca Parmitano, astronauta siciliano e colonnello dell’Aeronautica militare, è ora a Houston, negli Stati Uniti, alle prese con la riabilitazione dopo gli ultimi sei mesi passati in orbita. E sta benissimo. Lo racconta lui stesso, in collegamento video con la sede dell’Agenzia spaziale italiana. Guarda al futuro, Parmitano, “nel mio mestiere non mancano mai gli obiettivi”, dice, e intanto fa tesoro della sua esperienza.

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“Il momento più impegnativo dal punto di vista umano è stato crescere come comandante della stazione. Il primo incremento, il 60, era forse un po’ più standard nell’approccio con l’equipaggio. Nel momento in cui ho preso il comando, con la spedizione 61, ho dovuto cambiare il mio approccio, c’erano aspettative diverse. Dare innanzitutto un’impronta a quella che pensavo dovesse essere la condotta della Stazione, non solo come veicolo ma soprattutto come integrazione. Crescere all’interno di un ruolo per cui è impossibile prepararsi non è facile per nessuno. Cercare di avere una leadership cooperativa dal punto di vista umano è stato uno degli aspetti più importanti. E’ un guadagno netto che porterò con me, nel mio bagaglio personale, per il resto della mia carriera”.

Una carriera proiettata nel futuro, con l’idea, come ha detto più volte, di andare sulla Luna o magari su Marte. “Datemi un veicolo e sono pronto a partire”, ha scherzato. “Il nostro lavoro è prepararci ed essere pronti”.

Intanto, però, è tornato terrestre a tutti gli effetti e, grazie alla sua esperienza nello Spazio, punta a sensibilizzare le persone nei confronti delle devastazioni del pianeta dovute alle attività dell’Uomo e ai cambiamenti climatici. Dagli incendi in Amazzonia a quelli in Australia, passando per i danni dell’uragano Dorian, Parmitano è stato testimone, dall’alto, di diversi disastri naturali. 

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“Quello che mi ha colpito è quanto siano visibili. Avevo testimoniato, già sei anni fa, incendi, allagamenti, alluvioni, uragani. Ma l’internsità con cui la distruzione è cresciuta in soli sei anni mi ha davvero colpito. Mi ferisce il fatto che si possa pensare che sia del tutto casuale. Anche nel nostro piccolo mondo italiano ho potuto fotografare aumento di fenomeni castrofici, non coerente con la normale evoluzione della vita sulla Terra. L’allarme che ho voluto lanciare è che se un individuo è in grado di percepire questo in soli sei anni, dovrebbe essere un allarme per tutti”.

“Aver visto il fumo espandersi per centinaia di km, sentirsi così impotenti di fronte a manifestazioni così grandi, di fronte alla ferocia della Natura, lascia il segno. Ed è una spinta ad essere steward responsabili per il nostro pianeta. Appartiene non a noi, ma alle generazioni future. Siamo noi l’anello debole. Non è la vita, che continuerà al di là delle essere umano, ma come specie noi siamo sicuramente a rischio”, ha spiegato Parmitano.  

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9 Marzo 2020
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