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Mozambico, Amb. Dos Santos: “Così investiamo nella pace”

"Accogliamo le aziende straniere convinti che, se dimostrano responsabilita' sociale, possono consolidare la pace"
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ROMA – “Accogliamo le aziende straniere convinti che, se dimostrano responsabilita’ sociale, possono consolidare la pace”: Maria Manuela Dos Santos Lucas, ambasciatore del Mozambico in Italia, parla con la DIRE dopo la cerimonia per la costruzione della prima unita’ galleggiante in Africa per la liquefazione e l’esportazione del gas.

Un appuntamento atteso, al quale hanno partecipato questo mese a Maputo il presidente del Mozambico Filipe Nyusi e l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi. Il progetto, denominato Coral South, vale sette miliardi di dollari ed e’ possibile grazie a un accordo di finanziamento sottoscritto con 15 istituti di credito. A regime e’ prevista una capacita’ di produzione di tre milioni e 400mila tonnellate l’anno. Decisiva la tecnologia Eni, snodo per l’export degli idrocarburi di Rovuma, il maxi-giacimento offshore scoperto dal gruppo italiano nel 2011 e sviluppato ora d’intesa con Galp Energia, Korea Gas Corp e Empresa Nacional de Hidrocarbonetos, la societa’ mozambicana dell’energia.

La cerimonia, d’altra parte, e’ solo uno spunto. “Non e’ possibile svilupparsi da soli” la premessa dell’ambasciatore: “Delle aziende straniere abbiamo bisogno anzitutto per le competenze e il know how; ed e’ per questo che chiediamo trasferiscano le loro conoscenze ai mozambicani”.

Secondo Dos Santos Lucas, in gioco ci sono allo stesso tempo lo sviluppo economico e la pace sociale. “Crediamo che le aziende straniere abbiano un ruolo” spiega il diplomatico: “Se sviluppi il Paese, se la popolazione ha cibo, cucchiai e ospedali puoi evitare molti conflitti”.

L’intervista si tiene a Roma, a margine di una conferenza internazionale dedicata alla tutela dei minori ostaggio dei conflitti armati. Un’esperienza che il Mozambico ha conosciuto tra il 1976 e il 1992, a causa della guerra civile seguita all’indipendenza dal Portogallo. “I bambini orfani o comunque separati dalla famiglia furono 250mila bambini – ricorda Dos Santos Lucas – mentre bombardamenti e saccheggi distruggevano 3000 ospedali e scuole”.

Una fase ormai lontana ma che, nonostante 20 anni di pace, non e’ stato ancora possibile archiviare del tutto. Il riferimento dell’ambasciatore e’ alle “frizioni” che, dal 2014, sono tornate a segnare i rapporti tra il governo del Frelimo e gli ex ribelli della Renamo. A far sperare, dopo mesi difficili, con minacce, imboscate e morti, e’ pero’ il recente annuncio di una “tregua a tempo indeterminato”. E ci sono poi le speranze di una crescita favorita dagli investimenti privati. “Credo che le aziende straniere possano giocare un ruolo positivo – insiste Dos Santos Lucas – ma a condizione che dimostrino responsabilita’ sociale”.

Un aspetto decisivo, questo, anche alla luce delle dinamiche di sviluppo post-conflitto. Secondo dati diffusi dal ministero dell’Economia di Maputo a fine 2016, negli ultimi 18 anni la quota delle persone che vivono in poverta’ si e’ ridotta dal 69 a meno del 50 per cento. Nello stesso tempo, pero’, anzitutto in conseguenza dell’incremento demografico, il numero degli indigenti e’ passato da circa 11 a 12 milioni.

Ecco, allora, che nell’intervista all’ambasciatore tornano parole chiave come “know how” e “condivisione”: “Devono mettere a disposizione le loro competenze, per lo sviluppo del Mozambico”.

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