Etiopia, Tirfe (Amhara Association): “Violenze senza precedenti”

Secondo l'associazione sarebbe in corso un vero e proprio tentativo di genocidio contro gli Amhara
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ROMA – “Nell’Amhara, nel nord-ovest dell’Etiopia, è in corso una pulizia etnica da parte di gruppi armati sostenuti dalle vicine regioni di Gomuz e Oromia, che puntano a prendere il controllo delle risorse di questa regione. Le violenze sono iniziate nel 2018, ma i massacri a cui abbiamo assistito negli ultimi tre mesi sono senza precedenti“. Così all’agenzia Dire Tewodrose Tirfe, presidente dell’Amhara Association of America (Aaa), un centro studi no profit composto da etiopi amhara residenti negli Stati Uniti, e con sede a Charlotte, nella Carolina del Nord.

I ricercatori monitorano la situazione dei diritti e pubblicano report regolari sui casi di violenze. L’intervista si tiene sulla scia di notizie allarmanti in arrivo dall’Amhara: il mese scorso dei villaggi dell’area di Shewa settentrionale sono stati attaccati e le autorità hanno parlato di almeno 300 morti da marzo. Il bilancio dell’associazione di Tirfe parte da febbraio e registra “491 morti” ma l’organizzazione sta continuando a raccogliere informazioni, in particolare da Shewa settentrionale.

Tirfe ricostruisce la vicenda accusando due gruppi: l’Esercito di liberazione oromo (Ola) e le milizie Gumuz. “Il governo della regione di Gumuz ha ammesso che alti funzionari sostengono i miliziani” dice il presidente, citando un articolo della testata etiopica The Standard dell’11 febbraio. “Riteniamo che l’Ola ottenga appoggio analogo dal governo regionale di Oromia”. Accuse che Tirfe avvalora “sulla base di testimonianze raccolte” ma anche alla luce “della capacità dell’Ola di condurre questi attacchi senza sosta”. La crisi, sempre secondo i dati raccolti dall’Amhara Association of America, ha costretto 800.000 persone ad abbandonare le proprie case.

Gli sfollati ottengono aiuto dal governo e dalle comunità locali, ma trattandosi di numeri così elevati la situazione è complessa. “Hanno bisogno di tutto- dice Tirfe- a partire dagli alloggi e dall’assistenza sanitaria”. Per denunciare la situazione sono state organizzate manifestazioni nelle principali città dell’Amhara per cinque giorni di seguito, a cui hanno aderito migliaia di persone. “L’obiettivo è fare pressioni sul governo etiope e chiedere giustizia per le vittime” dice il presidente. “I manifestanti ritengono che sia in atto un genocidio contro gli Amhara poiché gli attacchi sono mirati”.

Una situazione di cui, questa la tesi, “viene accusato il primo ministro Abiy Ahmed e il suo Partito della prosperità, perché i membri del partito regionale e l’apparato di sicurezza sarebbero complici di questi attacchi e il governo federale non avrebbe compiuto alcun serio tentativo di assicurare alla giustizia gli autori di questi eccidi ne’ di proteggere i civili”.

L’Amhara Association of America, conclude il presidente, “ha chiesto un’indagine indipendente”. Una volta salito al potere nel 2018, Abiy ha avviato un processo di riconciliazione nazionale, ma sia la crisi attuale nell’Amhara che l’offensiva che ha sferrato a novembre contro la regione del Tigray stanno mettendo a rischio tale processo, e lo stanno esponendo a critiche anche a livello internazionale.

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