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Crisis Group: “Centro America in mano a bande armate”

ROMA - L'ultimo report dell'International Crisis Group
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ROMA – L’ultimo report dell’International Crisis Group (Icg) mette in guardia dal crescente potere che le bande armate stanno acquisendo in America centrale, e in particolare nel cosiddetto ‘Triangolo settentrionale’, composto da Guatemala, El Salvador, e Honduras. I loschi affari che conducono internamente e a livello transfrontaliero “fanno sorgere il timore che stiano diventando una minaccia alla sicurezza internazionale”.

Secondo il report sono in aumento “brutali atti di violenza e abusi sessuali contro le donne”, che costringono “intere famiglie a trasferirsi”. Le bande gestiscono il traffico di droga e di esseri umani, il racket delle estorsioni e il riciclaggio di denaro, attività che spesso coinvolgono direttamente i comuni cittadini.

Secondo l’Icg, i governi non stanno dando tuttavia una risposta sufficiente a contenere il fenomeno: da un lato, attuano “misure punitive” che “riproducono i pregiudizi sociali”: in pratica, criminalizzano le fasce più deboli e povere della popolazione, da cui i gruppi reclutano più facilmente bambini e ragazzi, attirati dalla prospettiva di facili guadagni. Dall’altro, non si adottano politiche sociali e di sviluppo economico in grado di ridurre il malcontento e la povertà, che sono all’origine del fenomeno.

Nonostante il peso che stanno assumendo a livello regionale, le bande armate – tra cui le temibili ‘maras’, composte da adolescenti e ragazzi sotto i trent’anni – appaiono ancora saldamente legate ai territori locali, su cui esercitano un controllo pressoché capillare. Nell’area del Triangolo nord, sia i piccoli imprenditori che i lavoratori dipendenti sono vittima del racket delle gang. Circa l’80% deve pagare per la protezione della propria attività, o per se stesso o i familiari. In Honduras, nel tentativo di proteggere gli imprenditori, la Camera di Commercio ha deciso di non rendere più pubblico il registro delle aziende aderenti. In El Salvador “solo il 14% delle persone sporge denuncia”, fatto che per l’osservatorio “dimostra la scarsa fiducia che i cittadini ripongono nelle forze dell’ordine”.

Ma c’è di più: “in un contesto spesso segnato dalle lotte tra maras che si contengono il potere”, il pagamento di una quota per la propria protezione “diventa un fatto tollerabile” da parte delle persone.

Ma è il traffico di droga a rappresentare uno dei settori più redditizi: secondo gli autori del report, il confine tra Guatemala e Honduras è la regione più pericolosa al mondo a causa del tasso record di omicidi. In questa ‘terra di nessuno’ transita la droga che, “coltivata in Honduras, viene preparata da varie famiglie in Guatemala per finire nelle mani dei cartelli messicani, che la vendono sui mercati degli Stati Uniti”. Il Presidente Otto Perez Molinaha promesso di inviare l’esercito al confine, ma secondo gli esperti questo non è sufficiente: bisogna fare di più per “affermare lo stato di Diritto e fornire opportunità economiche alle sue periferie, troppo a lungo trascurate”, terreno fertile della criminalità organizzata.

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