Pangea e Finanza Etica insieme per empowerment e autoimprenditorialità

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Pangea e Finanza Etica insieme per empowerment e autoimprenditorialità
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ROMA – Un aiuto concreto, sia sul piano del rafforzamento interiore e dell’empowerment, sia per capire meglio chi si è e quali sono i propri obiettivi e dare sostenibilità ai propri progetti. È la missione di ‘Giovani donne che impresa!’, il percorso di accompagnamento, supporto, informazione e formazione promosso da fondazione Pangea, con il supporto di fondazione Finanza Etica, finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro delle donne che stanno soffrendo in ambito lavorativo le conseguenze di questa pandemia o la cui dipendenza economica è peggiorata a causa dell’emergenza Covid.

A CHI È RIVOLTO IL PERCORSO

Rivolto alle donne che hanno vissuto violenza e sono in fase di uscita, il percorso è indirizzato anche a tutte coloro che hanno perso il lavoro durante la pandemia Covid-19, che vogliono superare una condizione di dipendenza economica e quelle discriminazioni e quei vissuti violenti che spesso limitano l’azione delle donne e la possibilità di esprimere il proprio potenziale. L’obiettivo è permettere loro di riposizionarsi nel mondo del lavoro, fornire gli strumenti concreti per la costruzione dell’idea imprenditoriale e per la sua realizzazione, fare un percorso di empowerment e di autostima personale che rafforzi le motivazioni e competenze, attraverso l’avvio all’impresa, la creazione di autoimpiego e con la possibilità di accedere al microcredito. “Troppo spesso manca un percorso di accompagnamento che permetta alle donne di elaborare una loro idea di impresa e di renderla duratura e sostenibile nel tempo- precisa in una nota stampa fondazione Pangea-Rete Reama- La fase pandemica che stiamo vivendo, il brusco calo dell’occupazione femminile fotografato di recente anche dall’Istat e la difficoltà ad attivare strade di uscita da questa crisi ha importanti risvolti di genere che hanno avuto e continueranno ad avere ricadute pesantissime sulle donne”. Molte, infatti, “desiderano mettersi in proprio, avviare un’attività che sia tutta loro, ma spesso si apre un’ impresa senza avere realmente contezza di tutti i passi che servono perché sia duratura- sottolinea fondazione Pangea- Tutto questo per molte donne si traduce nella ricerca difficile di un lavoro dipendente oppure più semplicemente nel ritorno alla vita familiare senza più strumenti per affrontare il mercato del lavoro”.

LO SPORTELLO INFORMATIVO

È in questa cornice che nasce la proposta di Pangea “di un percorso di 12 mesi presso il proprio Centro Donna di Roma, che sia informativo, ma anche formativo, di accompagnamento e supporto- continua la nota- Le donne coinvolte acquisiranno diversi strumenti per trasformare la loro idea di impresa o autoimpiego e trasporla nella vita reale. Insieme a loro verrà intrapreso un percorso per definire al meglio l’idea imprenditoriale, le loro competenze e quale forma organizzativa si addice alla loro idea progettuale. Verrà inoltre aperto uno sportello presso il Centro Donna Pangea Roma: un punto di informazione e snodo per le donne che vogliono informarsi su Roma e nel Lazio, per conoscere e avviare un percorso di orientamento lavorativo, di avvio d’impresa e/o accesso al microcredito tramite il fondo di Pangea presso Banca Etica”. 

LANZONI: “LE RISPOSTE POLITICHE PER LE DONNE TARDANO AD ARRIVARE”

“Con la Pandemia Covid-19 le donne stanno pagando il conto più salato della crisi che si è innescata anche a livello economico– afferma Simona Lanzoni, vicepresidente di fondazione Pangea Onlus- La nostra autonomia è frenata dal calo del lavoro che ha colpito maggiormente proprio i settori che ci vedono più impiegate, disorientate ed esauste dall’impegno di cura, dalla scolarizzazione intermittente dei figli, appesantite da situazioni di smartworking fittizio, dalla perdita di lavoro o precarizzato e dalla cassa integrazione forzata. Situazioni che hanno indebolito la nostra capacità reddituale, rafforzato la dipendenza economica o creato situazioni di puro assistenzialismo che non vanno certo nella direzione dell’empowerment e dell’autonomia”.

Continua Lanzoni: “Per le donne che vivono violenza le cose non sono andate meglio: sappiamo bene come la violenza sia aumentata durante il Covid e l’esperienza da noi maturata negli anni – anche attraverso la nostra rete antiviolenza Reama e le richieste di aiuto ricevute allo sportello antiviolenza- ci rende consapevoli sempre di più che ci vuole un sostegno specifico, una risposta cucita in base allo specifico bisogno e alla violenza vissuta, anche per costruirsi o ricostruirsi una propria autonomia economica e finanziaria”. Secondo la vicepresidente di fondazione Pangea, “di fronte a questo scenario le risposte politiche specifiche per le donne, a partire da quelle contenute nel Recovery Fund, tardano ad arrivare: aspettiamo una valutazione dell’impatto di genere, necessaria per non perdere il treno della ripresa- dice- aspettiamo prospettive di crescita durature, ma soprattutto le risorse da investire nei servizi di cura, senza i quali non saremo mai davvero in grado di liberarci per sostenere realmente l’occupazione e l’imprenditoria femminile. Pangea contribuisce quindi nel suo piccolo cercando di dare risposte in termini di azioni concrete, perché dopo l’emergenza nasce il bisogno”. Il progetto ‘Giovani donne che impresa!’, quindi, “va proprio in questa direzione, ed è rivolto a quelle donne che, malgrado questo periodo, vogliono rimettersi in gioco- conclude Lanzoni- Questo modello di accompagnamento e formazione è già stato sperimentato da Pangea in passato, per ben tre anni e abbiamo visto che funziona perché le imprese che hanno aperto non hanno chiuso l’anno dopo. Ha anche contribuito alla nascita di legami duraturi tra le partecipanti, fondamentali per uscire da momenti di impasse”.

IL BANDO ‘SEMI DI FUTURO’, IMPRENDITORIALITÀ FEMMINILE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

“In tutte le classifiche sulla discriminazione di genere l’Italia è sempre al di sotto della media europea in quasi tutti i settori, in particolare per partecipazione al mercato del lavoro, rischio povertà e violenza sulle donne- spiega Barbara Setti, referente per l’Area Ricerca ed Erogazioni Liberali di fondazione Finanza Etica– La pandemia non ha fatto altro che allargare l’enorme problema della disparità di genere. Il crollo dell’occupazione femminile durante la seconda ondata ha aumentato la dipendenza economica delle donne e le forme di assistenzialismo. Il carico di lavoro e cura è se possibile ancora più aumentato, così come, in maniera esponenziale, la violenza domestica. Di fronte a questi numeri- continua Setti- Fondazione Finanza Etica ha deciso finanziare a fondo perduto, attraverso il bando ‘Semi di futuro’, imprenditorialità femminile contro la violenza di genere, progetti per l’accompagnamento all’autoimprenditorialità o alla creazione di microimprese per donne inserite in percorsi di empowerment per prevenire o uscire da situazioni di violenza. Tutto il Gruppo Banca Etica è impegnato da tempo in azioni concrete di sostegno in tal senso”.  Conclude Setti: “Con ‘Semi di futuro’ abbiamo finanziato due progetti e realizzeremo, con il supporto delle competenze del Gruppo Banca Etica e della rete Reama-Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto di fondazione Pangea Onlus, un’attività di formazione finanziaria per le operatrici dei centri antiviolenza in Italia”.

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