Anita Garibaldi ritrova la sua luce, l’Iscr restaura il gesso di Rutelli

ROMA - Rivoluzionaria, combattente, amazzone. Ma anche madre e moglie. La "doppia iconografia" di Anita Garibaldi riaffiora dai
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ROMA – Rivoluzionaria, combattente, amazzone. Ma anche madre e moglie. La “doppia iconografia” di Anita Garibaldi riaffiora dai grandi gessi modellati da Mario Rutelli, autore del monumento che al Gianicolo ricorda l’Eroina dei due mondi. Liberati dagli strati di polvere e dalle macchie grazie a un restauro dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr), quei gessi raccontano la storia del tributo voluto fin dai primi anni del secolo scorso, ma realizzato soltanto in epoca fascista. In mezzo, le diverse stesure di Rutelli, da subito individuato come autore dell’opera.

Al San Michele sono affidati due lati dell’imponente basamento, ma anche quello che nelle intenzioni dell’artista doveva essere il gruppo centrale dell’opera: Anita morente tra le braccia di Giuseppe Garibaldi. “Si tratta di un modello realizzato nel 1906”, racconta all’agenzia Dire la storica dell’arte dell’Iscr Angela Rorro. Ma poi quel progetto non andò a buon fine e solo nel 1929 Ezio Garibaldi, nipote di Giuseppe e Anita, riuscì a ottenere il benestare del governo fascista alla realizzazione dell’opera. Fu direttamente Mussolini a dare un nuovo mandato a Rutelli. “Nella seconda stesura di epoca fascista si decise di mettere Anita sul cavallo con il bimbo in braccio- spiega Rorro- per ricalcare la doppia figura di Eroina e madre”. Oggi però quel primo gesso, alto circa due metri e rimasto per lungo tempo nei depositi, dall’Istituto Garibaldi è arrivato nei laboratori di restauro dell’Istituto Superiore.

“Per me è stata una sorpresa osservarlo da vicino. Le opere che conosciamo di Rutelli hanno uno stile tradizionale, ma anche libero e impetuoso. Avere l’occasione di vedere i gessi preparatori di un monumento è sempre importante, e in questo caso ho visto l’istinto e l’emozione dell’artista”.

Nel ritratto di Anita morente “emerge il volto di una moglie romantica che ha seguito il marito anche negli ideali e che muore in braccio a lui. Nell’essenzialità di quei tratti, il suo sguardo è espressivo- dice Rorro- Poi l’iconografia è cambiata e si e’ deciso di mettere al centro la sua immagine a cavallo, ma non credo che all’autore sia dispiaciuto”. I restauratori lavorano anche sui modelli del basamento “realizzati da Rutelli pochi anni prima del 1932, anno in cui fu inaugurato il monumento al Gianicolo”. Anche in questo caso, racconta ancora Rorro, vederli da vicino “è emozionante, perché si vede che la tradizione dell’autore e’ completamente vinta dall’espressività. Rutelli era anziano quando realizzò questi gessi, eppure siamo di fronte a una maestria e a una mano molto fresca. Da vicino, ho potuto ammirare quatto livelli di profondità”.

L’Istituto interviene su due dei quattro lati, ognuno dei quali racconta le gesta di Anita. I gessi “erano molto sporchi. Solo con un attento e approfondito intervento di pulitura è stato possibile recuperare la freschezza del modellato e i dettagli della lavorazione. Questo modello e’ rimasto per molti anni inutilizzato- spiega il restauratore Carlo Stefano Salerno- ed è stato recuperato quando, alla fine degli anni Venti, venne realizzato il monumento in bronzo”.

Oltre ai depositi di polvere e ad alcune macchie, “ci sono addirittura delle stuccature e tracce di materiali da fonderia, perché questa scultura è stata probabilmente usata per ricavare il modello in cera necessario per la fusione in bronzo”. La pulitura e’ tuttora in corso nelle aule del San Michele e per asportare gli strati depositati nel tempo i tecnici Iscr sono all’opera con gel composti da alginati, “dei polisaccaridi provenienti dall’alga Agar Agar”. E’ così che la figura di Anita viene sottoposta a un “leggero peeling” che asporta la polvere. “Il gesso è un materiale molto fragile e molto poroso che tende ad assorbire lo sporco- specifica Salerno- con questi materiali siamo in grado di rispettare la superficie”. Alla fine dell’intervento, l’opera restituirà “tutte le tracce di lavorazione e gli strumenti usati da Rutelli”. Il restauro e’ iniziato a dicembre e “prevediamo di concluderlo a ottobre prossimo”. Tornata al suo colore originale, Anita tornerà nella sede dell’Istituto Garibaldi di piazza Esedra.

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