I “Robosoft” diventano realtà

Polpi, bruchi, pesci e meduse: ecco le ultime applicazioni della "soft robotics"
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soft robotics

ROMA – Sviluppare una nuova generazione di robot basata sull’utilizzo di materiali soft e non rigidi. E’ la nuova frontiera della robotica ribattezzata “RoboSoft” nel progetto europeo della Scuola Superiore Sant’Anna coordinato da Cecilia Laschi, direttore vicario dell’Istituto di BioRobotica.

Oltre all’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna al consorzio “RoboSoft” partecipano l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo e l’Università di Bristol, in Inghilterra.”L’area di ricerca della soft robotics – ha affermato Cecilia Laschi – è relativamente nuova ma è in crescita e necessita di conoscenze provenienti da discipline diverse, non soltanto dalla robotica ma da altre aree tecnologiche, come la scienza dei materiali, l’elasto-dinamica, le scienze della vita e, per questo motivo, risulta necessaria e utile un’azione di coordinamento”.

“Robot soft, a rigidità variabile, possono interagire con l’ambiente e con le persone in maniera più sicura – continua Cecilia Laschi – e possono trovare applicazione in ambito biomedico, in chirurgia o in riabilitazione o in assistenza, come in situazioni di emergenza o nelle esplorazioni”.

Esistono già delle prime applicazioni della ‘soft robotics’ in grado di aiutare l’uomo. Tra queste le corde vocali artificiali o la doccia proboscide particolarmente utilie per gli anziani o tutti quei soggetti che hanno difficoltà motorie.

Ad oggi gli automi nati da questa tecnologia sono diversi ed hanno funzioni molteplici e diverse forme come polpi, bruchi, pesci e meduse.

 

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