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Governo, maggioranza al bivio? No alla rotonda. A Chigi ‘vertice del cerino’

Tra Italia Viva e il governo a palazzo Chigi va in scena il 'vertice del cerino'.I renziani lamentano di non essere tenuti in sufficiente considerazione
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ROMA – Tra Italia Viva e il governo a palazzo Chigi va in scena il ‘vertice del cerino’. Cosi’ il faccia a faccia che dovrebbe segnare l’arrivo della maggioranza ad un bivio, in termini stradali assomiglia piu’ a una rotonda.
I renziani lamentano di non essere tenuti in sufficiente considerazione. “Dopo sei mesi non ci avete dato il recovery plan, ma solo una sintesi di 13 pagine. Bisogna correre, basta perdere tempo”, e’ la posizione al tavolo di governo.

La risposta dell’esecutivo e’ affidata al ministro dell’economia Roberto Gualtieri. “Se avessimo presentato il piano integrale, ci avreste accusati di decidere senza di voi. Ora ci dite che siamo in ritardo. Ogni pretesto e’ buono…”, e’ la replica del ministro a Italia viva, che partecipa al vertice da remoto con la titolare delle politiche agricole Teresa Bellanova e coi capigruppo. Matteo Renzi interviene a riunione in corso dallo studio di Stasera Italia, su Rete 4. “La verita’ e’ che il piano non c’e'”, incalza. E aggiunge: “Basta stare fermi, bisogna correre. Io se devo stare fermo vado all’opposizione”. Gualtieri assicura che prima del cdm i renziani avranno il piano, e anche le 24 ore necessarie a consultarlo. Ma a questo punto il consiglio dei ministri, in prima battuta ipotizzato per sabato, slitta almeno a lunedi’.

Fonti di maggioranza, del resto della maggioranza, fanno trapelare un certo disappunto: “Sono i renziani a ritardare i lavori. Ci accusano di perdere tempo, e poi chiedono di far slittare il cdm e attaccano su ogni punto”. In effetti nel corso della riunione da Iv vengono sollevate altre ‘criticita”. Come il trasferimento di fondi, 11 miliardi, dal Green deal ad altri settori. Come l’immancabile Mes, simbolo di tutte le divisioni dei giallorossi. “O lo prendiamo oppure mettiamo 37 miliardi sulla sanita’”, intima il renziano Davide Faraone, con Gualtieri che gli risponde a muso duro: “Oggi parliamo di Recovery Fund”, sbotta. Nel cahier de doleance dei renziani viene tirato in ballo persino il Ponte sullo stretto di Messina. “Non e’ piu’ rinviabile”, tuonano, in parte smentiti dal loro stesso leader, che in tv precisa che “si’ il Ponte sullo stretto si deve fare, ma non nel recovery, visto che non sarebbe terminato entro il 2026”. Incidente di percorso. Del resto sulle rotatorie puo’ succedere. Il premier prova ad annunciare altre riunioni e altri tavoli, da tenersi “sulla lista delle priorita’ per arrivare a fine legislatura”. Ma l’appello cade nel vuoto. “Conte o non Conte”, dice Renzi in tv, che ipotizza apertamente il superamento dell’attuale premiership. Dopo tre ore e mezza la riunione termina.

Dominata dalle accuse reciproche sui ritardi. “Tenete in ostaggio il Recovery Plan e il Paese”, e’ l’accusa di Pd, M5s e Leu. “Per tenere in ostaggio un documento, il documento dovrebbe essere disponibile, in mano ai ministri. Ma il documento sul Recovery Plan non c’è. E finché non c’è un testo completo, dove si capiscano puntualmente i contenuti, non c’è alcun motivo di essere convocati in Consiglio dei Ministri”, e’ la posizione dei renziani. Si ricomincia.

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