Migranti, dopo sei mesi in mare 300 Rohingya sbarcano a Sumatra

La nave era alla deriva da marzo, a bordo anche 14 bambini
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ROMA – Dopo quasi 200 giorni trascorsi in mare, sono sbarcati sulla terraferma 297 profughi rohingya provenienti dal Myanmar. L’attracco e’ avvenuto in Indonesia, nel porto della citta’ costiera di Lhokseumawe, nell’isola di Sumatra, quasi 1.800 chilometri piu’ a sud rispetto alla partenza. Il gruppo, che stando alla polizia indonesiana comprende anche 14 bambini, era alla deriva da fine marzo.

Chris Lewa, direttore dell’ong Arakan Project, che si occupa dei diritti di questa comunita’, ha riferito che i migranti erano partiti dal sud del Bangladesh diretti in Malesia ma che a causa delle restrizioni sul Covid-19 le autorita’ avevano vietato l’attracco. I migranti avevano quindi fatto rotta verso la Thailandia ma neanche questo Paese aveva concesso l’autorizzazione.

Secondo Lewa, pero’, il prolungato periodo trascorso in mare dai profughi potrebbe spiegarsi con la volonta’ di trafficanti di esseri umani di estorcere nuove somme di denaro ai viaggiatori a bordo dell’imbarcazione, impedendo fino a oggi l’attracco. Questa regione dell’Asia orientale non e’ nuova ad episodi del genere: da anni ormai i rohingya lasciano il Myanmar per sfuggire a violenze e conflitti, diretti verso il Bangladesh – che ne accoglie 700.000 – e i Paesi vicini, affidandosi anche a reti criminali per affrontare il viaggio. Quello di oggi, tuttavia, stando a quanto riferiscono le autorita’ indonesiane, e’ lo sbarco piu’ consistente degli ultimi anni.

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