Centrafrica, crowdfunding afroitaliano per i contadini poveri

La storia arriva da Bangui e riguarda la KashaoCoop, cooperativa agricola fondata da Tanguy-Herman Pounekrozou, originario della Repubblica Centrafricana ma cresciuto in Italia
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – La solidarieta’ prima di tutto, poi una raccolta fondi per resistere alla crisi e per rilanciare l’impegno. La storia arriva da Bangui e riguarda la KashaoCoop, cooperativa agricola fondata da Tanguy-Herman Pounekrozou, originario della Repubblica Centrafricana ma cresciuto in Italia.

Studi in scienze politiche, master in agri-business e anima da cooperante, ha indetto una campagna di crowdfunding per evitare una chiusura che avrebbe ricadute disastrose. Nelle settimane piu’ dure della pandemia del nuovo coronavirus la cooperativa ha donato tonnellate di letame, che di solito vende, a dieci famiglie di contadini per permettere loro di continuare a coltivare ortaggi e sopravvivere.

“A causa del Covid-19 non potevano piu’ uscire a lavorare e vivendo alla giornata questo era un grosso problema” spiega all’agenzia Dire Pounekrozou: “Hanno deciso dunque di trasformare una parte del territorio dove risiedono in un orto per procurarsi da mangiare e affrontare in modo sostenibile l’incombente crisi alimentare.
Cosi’ li abbiamo aiutati”.

Ora, anche la cooperativa non se la passa bene, dice pero’ il suo fondatore: “Abbiamo pochi mezzi e se non dovessimo avere abbastanza mais quest’anno non ci sara’ mangime per gli animali che alleviamo e chiuderemmo”.

Da qui l’idea di condividere sulla piattaforma GoFundMe un appello alla solidarieta’, anche in italiano, per continuare ad alimentare un “ciclo virtuoso di sviluppo”, come lo definisce Pounekrozou, e fare scorte di granturco e soia, nell’attesa che la pandemia si arresti.

Al di la’ di un po’ autoironia – “Ti racconto una storiella di solidarieta’ nata dalla ‘merda’. E mi scuso per il termine”, si legge nel post su GoFundMe – le responsabilita’ che Pounekrozou attribuisce alla K-Coop sono importanti: “Continuare a produrre cibo in modo che la crisi alimentare futura sia meno grave, evitando di infettare noi stessi e tutti i nostri lavoratori”.

Secondo il fondatore, la cooperativa “e’ stata creata due anni per far lavorare alcune donne e fare si’ che loro e le loro famiglie abbiano mezzi per condurre una vita dignitosa”. Adesso considerando i lavoratori stagionali, un allevatore e la direttrice si arriva a cento persone. Nella Repubblica Centrafricana il momento peggiore della pandemia sembra passato.

La gente inizia a uscire anche se i malati ci sono ancora” dice Pounekrozou. “Noi intanto cerchiamo di continuare il nostro lavoro perche’ vogliamo essere un esempio positivo per la comunita’ e innescare un processo di sviluppo in questa terra”.

La situazione e’ pero’ complicata in un Paese che dal 2013 e’ stato attraversato da un nuovo conflitto politico e da un’ondata di violenze. “Qui viviamo ancora una situazione di dopoguerra” sottolinea Pounekrozou. “C’e’ grande poverta’ e i giovani non hanno lavoro. Noi vogliamo che i ragazzi tornino a lavorare la terra per poter avere un futuro”.

Pounekrozou ha rivolto le attenzioni maggiori del suo lavoro al Paese di origine, ma ha progetti anche per l’Italia. “Vorrei creare una cooperativa di agricoltura biologica dove far lavorare i migranti qui ad Attigliano, in Umbria, dove vivo” spiega il giovane. “Ho parlato con il sindaco e quando tornero’ in Italia vedro’ cosa si puo’ fare”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

7 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»