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Danneggiata dal sisma, la Biblioteca Universitaria di Pisa punta sulla digitalizzazione

Dopo il terremoto del 2012, l'Universitaria di Pisa non ha più una casa, ma nelle tante sistemazioni temporanee

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ROMA – Un passato che si lega a filo doppio con la storia della Toscana. Un presente fatto di pazienza, volontà e soprattutto digitalizzazione di un patrimonio immenso. Un futuro scandito da un unico obiettivo: tornare nella sede danneggiata e resa inagibile dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale nel 2012. La Biblioteca Universitaria di Pisa da allora non ha più una casa, ma nelle tante sistemazioni temporanee continua la sua opera di conservazione delle raccolte librarie e di organizzazione dei servizi a un pubblico che non l’ha mai abbandonata. “A causa di quell’evento sismico siamo stati costretti ad abbandonare la nostra sede storica all’interno del Palazzo della Sapienza”, spiega all’agenzia Dire il direttore, Daniele Cianchi, che ci accoglie in uno degli spazi provvisori allestiti per gli uffici della Biblioteca. Qui mancano la monumentalità e il prestigio che merita l’Universitaria di Pisa, ma resta intatta la passione dei bibliotecari per il loro istituto, per il patrimonio che custodiscono e anche per la sua fruizione, che continuano a garantire con ogni mezzo possibile.

Il terremoto, avvenuto il 29 maggio 2012, ha portato all’evacuazione immediata del personale, e dopo 5 anni anche le raccolte bibliografiche sono state portate altrove”, prosegue Cianchi. Al momento, la nuova sede è stata predisposta accanto al Museo di San Matteo, in piazza di San Matteo in Soarta, che un tempo ospitava il Dipartimento di Storia delle arti. “Sono stati realizzati dei depositi che hanno permesso di ospitare circa il 30% del patrimonio della Biblioteca Universitaria di Pisa, mentre il restante 70% nel 2017 è stato portato presso l’Archivio centrale di Lucca. Il nostro pubblico- così ancora il direttore- si è dovuto accontentare perché ciò ha comportato di dover attendere anche una settimana per l’arrivo dei volumi richiesti”. A oggi però sono già stati stanziati i fondi per i lavori di sistemazione e soprattutto per gli interventi di messa in sicurezza dei locali all’interno della Sapienza. “La speranza che nutriamo- dice Cianchi- è di poter rientrare nella nostra sede grazie alla fine dei lavori per il riadattamento”.


Aperta al pubblico nel 1742 in via Santa Maria, attuale sede della Domus Galileiana, dal 1823 la sua sede è sempre stata nel palazzo quattrocentesco della Sapienza, dove le collezioni e le sale di lettura occupavano parte del piano nobile, mentre i magazzini erano dislocati al secondo piano. È qui che venivano accolti gli utenti, tra studentesse e studenti universitari, professori e ricercatori che si avvalevano dei Fondi bibliotecari dell’Universitaria di Pisa. Il suo primo nucleo librario è quello costituito dalla biblioteca di Giuseppe Avenati, professore e uomo di cultura che per disposizione testamentaria lasciò alla sua morte, nel 1738, le sue raccolte, poi accresciute negli anni successivi da altre donazioni, e dallo smembramento delle biblioteche degli ordini religiosi.

Oggi la Biblioteca conta un patrimonio di oltre 700mila volumi e opuscoli, più di 2.500 manoscritti e 6.500 periodici. Tra le sue raccolte più significative, il Fondo sezione Toscana, costantemente aggiornato, e il Fondo tesi, che vanta una collezione di ventimila tesi di laurea dal 1868 fino alla prima metà del Novecento. Tra tutte, spiccano quelle di personalità illustri, come gli elaborati di Giovanni Gentile, Giovanni Gronchi, Carlo Azeglio Ciampi e anche quella di Enrico Fermi, ritenuta perduta per anni, ma ritrovata nel 1990. Un altro Fondo che vanta l’Universitaria di Pisa è quello di Ippolito Rossellini, egittologo di fama internazionale, professore di Lettere, storia e antichità orientali e direttore della stessa Biblioteca dal 1835 al 1843. A lui si devono quaranta manoscritti dedicati all’Egitto e più di mille disegni che riproducono dal vero bassorilievi e pitture presenti nei templi dell’antico Egitto.

Il mio obiettivo nell’immediato è la digitalizzazione del nostro patrimonio proprio per evitare che in futuro un altro cataclisma possa mettere in pericolo questo istituto e la fruizione da parte degli utenti. La digitalizzazione- spiega infine Cianchi- ci permetterà di non cadere di nuovo in questo oblio e anche per questo stiamo ottenendo dei finanziamenti importanti per valorizzare i nostri fondi più preziosi”.
Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto ‘Biblioteche d’Italia’ è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia.

Il documentario sulla Biblioteca Universitaria di Pisa fa parte della serie di reportage promossi dal Ministero della Cultura e disponibili sui canali social istituzionali e sul profilo Instagram @bibliotecheditalia. Il prossimo appuntamento con una nuova biblioteca sarà giovedì 14 luglio 2022.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

2022-07-07T17:57:46+02:00