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Rifiuti, Piunti: “Circolarità decisiva nella sfida per il clima, Conou ne è l’emblema”

Il nuovo presidente del Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati: "Senza riciclare la battaglia per il clima non si può vincere"
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ROMA – “Noi tiriamo fuori lubrificanti da un rifiuto pericoloso. Il nostro è un modello che funziona bene, è un’eccellenza a livello europeo. In Europa solo il 60% degli oli minerali esausti viene rigenerato mentre noi rigeneriamo tutto, l’Ue vorrebbe arrivare all’85% nel 2025 ma noi siamo già al 99%”. Un’eccellenza dell’economia circolare, quindi e “la circolarità non è ‘una’ cosa da fare per vincere la battaglia del clima, ne è il pilastro centrale. Non è l’unico ma è quello centrale, e il Conou ne è parte, è il simbolo della circolarità completa, è emblema e simbolo di quella che è la vera sfida, la battaglia del clima che non si vince se non si ricicla”. Riccardo Piunti, nuovo presidente del Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati (Conou), lo dice conversando con la Dire.


I numeri del Conou sono di tutto rilievo: nel 2020 ha provveduto alla raccolta di 171 mila tonnellate di oli minerali usati, avviandone a rigenerazione la sostanziale totalità (169 mila tonnellate), con una produzione di basi lubrificanti di 109 mila tonnellate ed una resa stabile del 65%. In termini percentuali la quota di rifiuto avviabile a rigenerazione nel 2020 ha interessato il 98,8% degli oli minerali usati raccolti, in lievissimo calo rispetto al 2019 quando furono il 99,9%. Solo 1,6 mila tonnellate sono andate a combustione e 0,3 mila a termodistruzione.


Risultati eccellenti che contribuiscono a un settore che è tra quelli interessati dal Next GenerationEU, che in Italia prende corpo nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Penso che l’impostazione del Pnrr sia positiva per la circolarità ma servono gli impianti – avverte il presidente di Conou – Non si può pensare di realizzarla solo con le buone intenzioni ma servono impianti idonei per trattare il rifiuto e rigenerarlo, se non abbiamo gli impianti non si può fare nulla. L’industria può essere buona e il rifiuto può essere trattato, ma servono gli impianti necessari, dobbiamo lavorare su tutto il ciclo”.


Ingegnere nucleare poi passato alla chimica, ingegnere petrolifero con una lunga esperienza di vertice nell’industria e già vicepresidente del Conou, Piunti coordina una filiera di settanta aziende attive nel settore della raccolta e della rigenerazione degli oli lubrificanti usati in tutto il Paese. Con la sua presidenza “il Conou si muoverà nella linea della continuità ma bisognerà adeguarsi al contesto – spiega – Il mio predecessore Tomasi ha molto ben lavorato nella coesione della filiera, aziende private ognuna con i suoi obiettivi ma che allo stesso tempo riescono a conciliarli con quelli collettivi del sistema, e in questa strada di coesione andremo avanti”. Coesione anche nella qualità: “Ci sono degli standard da rispettare: non si diventa concessionari Conou solo perché si raccoglie l’olio – spiega Piunti – ma se si mette a disposizione del consorzio un certo tipo di struttura, mezzi, se si rispettano regole e standard e se si ha un’adeguata qualifica anche dal punto di vista etico“.


In tutto ciò, però, “il contesto esterno si evolve e noi dobbiamo adeguarci, se non anticiparlo”, dice Piunti. Nella sua presidenza “una delle prime cose che sicuramente ci troveremo a fare sarà aumentare e migliorare il controllo sulla qualità dell’olio usato – spiega – È un tema molto rilevante perché se la qualità non è adeguata l’olio non può essere rigenerato, spezzando il miracolo della circolarità al 100% che è il Conou”. Il consorzio oggi “raccoglie tutto l’olio usato raccoglibile e lo rigenera sostanzialmente al 100%, o al 98%, 99% secondo gli anni, ma siamo l’economia circolare realizzata – prosegue Piunti – È chiaro però che per riuscirci serve un’attenzione particolare alla qualità del raccolto. Questo percorso lo abbiamo iniziato due anni fa studiando una serie di problemi emergenti e lo porteremo avanti, perché noi vogliamo rigenerare tutto”. Problemi emergenti legati all’ipotesi che altri inquinanti possano finire nell’olio usato, e “la qualità tende a peggiorare anche perché cresce l’olio usato di provenienza industriale, il cui uso è in aumento, con tendenze legate a nuove e emergenti lavorazioni, come quelle delle leghe leggere, che vanno gestite perché la rigenerazione deve lavorare tutto l’olio possibile, con specifiche sempre più stringenti visto che la qualità dei lubrificanti finiti migliora”.


Altro aspetto importante “è l’innovazione, la digitalizzazione, e dobbiamo seguire quella strada – dice il presidente di Conou – Dobbiamo fare in modo che tutti i nostri concessionari siano in grado di dare un servizio al cliente in modo moderno, e vogliamo aiutarli a farlo. È doveroso, è un punto fondamentale”. Infatti “che i clienti possano comunicare con un click dal cellulare, ad esempio, la necessità di un ritiro è molto importante, ottimizza tutto il percorso e il lavoro del nostro raccoglitore, che non è un mero autista ma si interfaccia con l’attività dell’azienda – spiega Piunti – e se può farlo con strumenti moderni per l’attività di contatto è molto meglio e la programmazione sarà più efficace”.

Non va trascurato poi l’aspetto della comunicazione, del rapporto con il pubblico, per diffondere la cultura del rispetto dell’ambiente legata al riciclo dell’olio minerale esausto. “Il consorzio fa comunicazione da sempre, è fondamentale per avere la circolarità perfetta, quando Conou è nato la gente buttava l’olio della macchina nel tombino, quindi comunicare è fondamentale – sottolinea Piunti – Abbiamo sempre fatto anche attività con i giovani, e continuiamo a farlo in modo moderno. Ad esempio con dei videogiochi su smartphone, Green league, per divertirsi e imparare le regole del rispetto dell’ambiente e del ciclo dell’olio”. Oggi, però, “la comunicazione non è più quella dei media tradizionali – aggiunge – dobbiamo andare anche sui social e noi vogliamo farlo con i nostri concessionari per avere la possibilità di usare la nostra rete in modo omogeneo, dai più piccoli ai più grandi”.


Una missione, quella del Conou, che ruota attorno alla circolarità, che “è l’elemento fondamentale della sfida al cambiamento climatico. Bene la mobilità elettrica e l’idrogeno, ma non possiamo pensare di continuare a sfruttare il pianeta, aggredendolo per estrarne nuove risorse, e vincere allo stesso tempo la battaglia del clima, non ce la faremo mai – avverte Piunti – Un rapporto del Circularity gap indica che ogni anno estraiamo risorse per 100 miliardi di tonnellate, e ne ricicliamo solo 8 miliardi: se pensiamo che basti usare mezzi elettrici per trasportare questi materiali sbagliamo”.

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