La movida in ostaggio

movida in ostaggio
Tanto caos per i locali durante i mesi di stop causati dalla pandemia. Una confusione che non sembra essere stata superata neanche con l'ultimo decreto
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ROMA – Dal 26 aprile sono riaperti bar, ristoranti e pub, ma in questo mesi in cui la pandemia ha costretto i locali della movida a un brusco stop è stato tanto il caos. Una confusione che non sembra essere superata neanche con l’ultimo decreto. “Le direttive – ci racconta Riccardo di Freni e Frizione, un cocktail bar di Trastevere- le ho dovute leggere un po’ per cercare di capirle bene. Innanzitutto hanno dichiarato che avrebbero riaperto i bar il 26, dieci giorni fa, e il decreto è uscito venerdì 23 sera, fino a quel giorno non sapevo quanto staff mi serviva, quanti ordini fare e in che modalità riaprire. Gestire un bar da 10-12 persone non è una cosa da poco soprattutto al centro dove i costi, anche se stai fermo, sono alti”. 

Anche la questione asporto non è così chiara “sembra si possa fare solo all’esterno- ha sottolineato Riccardo- e dipende dal tuo codice ateco quindi se vendo la pizza posso farlo liberamente se non vendo da mangiare posso farlo fino alle 18. Alcuni vigili a dei colleghi hanno detto che le bevande vanno tappate, altri hanno detto il contrario“.  Alla fine “quello che tutti chiedono non è di farci riaprire fino alle 2 di notte, ma però quantomeno metti il coprifuoco alle 23 così il drink lo finisco alle 22 pago, mi alzo e me me vado. Perché se tu alle persone dici che alle 22 devono stare a casa tanto vale che i bar chiudano alle 21”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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