Nasce in Vaticano la Consulta delle donne VIDEO

Voluta fortemente dal Cardinal Ravasi: "Senza le donne mancava una immagine di Dio nel nostro Dicastero"
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CITTA’ DEL VATICANO –  Trentasette donne, provenienti da diverse esperienze concrete, che si riuniranno tre volte l’anno. I temi sul tavolo: culture maschili, donne e religioni, lavoro ed economia, culture giovanili. E’ nata, in Vaticano, la Consulta delle donne. Nel primo incontro pubblico, avvenuto nella sala Stampa della Santa Sede, è stato il cardinale Gianfranco Ravasi a spiegare la portata rivoluzionaria di questo organismo permanente. E’ stato proprio lui, d’altronde, a volerlo fortemente, dopo che l’Assemblea plenaria del 2014 del Pontificio Consiglio della Cultura era stata dedicata alle “culture femminili”.

Ai giornalisti presenti Ravasi ha spiegato: “Senza le donne mancava una immagine di Dio nel nostro Dicastero. La Genesi 1,27 dice chiaro infatti che siamo stati creati a immagine di Dio… maschio e femmina. Ho voluto la Consulta non per una questione di quote ‘rosa’, ma perché su tutte le attività del Dicastero ci fosse uno sguardo femminile”. Prima di passare la parola alle donne della Consulta, ha concluso citando Joseph Conrad: “Essere donne è estremamente difficile, perché bisogna avere a che fare con gli uomini”, e ha poi concluso con ironia: “E con i preti è ancora più difficile”.

NANCY BRILLY: RAVASI UOMO ILLUMINATO


Nancy Brilly, volto noto del mondo dello spettacolo, è parte della Consulta femminile nata in Vaticano e presentata oggi alla stampa dal Dicastero della Cultura. Alla Dire ha spiegato il valore di un organismo che prima non esisteva, e dove ognuna delle donne che ne fanno parte è chiamata a dare “il proprio contributo personale, la sua esperienza e conoscenza. Ravasi- ha detto Nancy Brilly- è molto illuminato, è un uomo di cultura che stimo moltissimo, che ha aperto per la prima volta il Dicastero alle donne”.

SHAHRAZAD HOUSHMAND: UN GIORNO BENEDETTO

Oggi, nel primo incontro pubblico della Consulta femminile nata in Vaticano, la teologa iraniana Shahrazad Houshmand ha parlato della figura femminile come simbolo di riconciliazione. “Maria è figura centrale sia per il Cristianesimo che per il messaggio coranico”. Alle porte della Festa della donna, questo giorno rappresenta un “parto naturale e un atto rivoluzionario”. Marzo è un momento importante tra il Natale e la Pasqua, due passaggi in cui la figura femminile, come madre e come donna che crede nella resurrezione, ha un ruolo fondamentale. “Ogni donna di questa Consulta ha un ruolo attivo, creativo e compassionevole nella società. Siamo tutte diverse, anche con religiosità diverse”.

CORRADI: MA SENZA GLI UOMINI NON VINCIAMO


Consuelo Corradi, coordinatrice della Consulta femminile nata in Vaticano, ha spiegato ai giornalisti durante la presentazione ufficiale che questo organismo “non ha a che vedere con un discorso ideologico, ma con l’esperienza concreta”. La sua nascita ufficiale, sulla carta, è del 23 giugno 2015, ma da oggi ha veramente un ruolo attivo nella società. All’agenzia Dire ha spiegato che “porterà cambiamenti importanti anche nella Chiesa, come primo organo ufficiale di un Dicastero della Santa Sede”. Nel difficile momento che la società italiana attraversa per la violenza contro le donne ha chiarito che la Consulta lavorerà con gli uomini. La loro assenza nel dibattito su questo problema è “fragorosa”. E ha concluso: “Senza gli uomini non vinciamo”.

FATUCCI: PORTO PUNTO DI VISTA EBRAICO

Sira Fatucci, responsabile della memoria della Shoah e Giornata della cultura dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, al termine dell’incontro di oggi della Consulta femminile nata in Vaticano, all’agenzia Dire ha dichiarato che “il punto di vista ebraico nella Consulta può essere un punto a vantaggio. La creatività, il punto di vista femminile e l’essere donna ebrea è molto importante e può dare un contributo”.

FARINA: TUTTI ABBIAMO UNA MONACA INTERIORE


Marcella Farina, coordinatrice del Centro studi Donna ed Educazione dell’Università Auxilium, anche per il suo ruolo di religiosa cattolica, è nella Consulta femminile nata in Vaticano, presentata alla stampa, e ha spiegato all’agenzia Dire cosa voglia dire portare la cultura di genere nella Chiesa. Vuol dire portare “dinamismo di spiritualità”, quell’animus che protegge dal deserto spirituale come lo definisce il Papa emerito Benedetto XVI. “La presenza della donna consacrata- ha chiarito- dice che c’è un ‘oltre’ che tutti portiamo dentro. Tutti abbiamo una monaca interiore”. Sul ruolo di donne e uomini all’interno della Chiesa e sull’accusa frequente di disparità, risponde con fermezza che “sono uguali, e le discriminazioni esistono ovunque ci siano persone non consapevoli e non vigilanti”.

di Silvia Mari, giornalista professionista

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