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La pilota Alitalia: “Ita offre condizioni peggiori delle low cost, paghiamo gestione scellerata”

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La denuncia: "Ci hanno imposto un contratto che non rispetta quello nazionale, con uno stipendio pari alla metà di quello di Alitalia, meno riposi e meno ferie"
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Di Laura Monti

ROMA – “Sono in attesa di chiamata”. Ha esordito così E., pilota Alitalia che chiede di restare anonima, intervistata dall’Agenzia Dire sulla questione del passaggio alla nuova compagnia Ita, che ad oggi potrebbe comportare oltre 7000 esuberi. “Hanno stabilito una selezione e poi sono iniziate le chiamate, ma i criteri di questa selezione non sono affatto chiari“, ha sottolineato la pilota.

D’altra parte, anche chi è stato già chiamato “non ha certo stappato la bottiglia: ci hanno imposto un contratto che di fatto è un regolamento aziendale, non rispetta il contratto nazionale, prevede uno stipendio pari alla metà di quello di Alitalia, con meno riposi, meno ferie, meno di tutto. E dopo i primi tre mesi di prova si applicherebbe il Jobs Act”. L’impressione, per E. e per i suoi colleghi, è che la nuova compagnia metta completamente in secondo piano la qualità della vita dei dipendenti, che però, ha sottolineato E., “è importante per tutti e a maggior ragione per noi piloti, che dobbiamo garantire tranquillità e soprattutto sicurezza mentre voliamo”. Non solo, “il non rispetto del contratto nazionale nel nostro ambito sarebbe pericolosissimo anche per le altre aziende e per tutto il mondo del lavoro perché costituirebbe un precedente”.

Per questo motivo, la speranza è riposta nel Governo ed E. si augura che “con la mobilitazione possa cambiare qualcosa. Noi – ha aggiunto – saremo sempre in piazza con i sindacati, che si stanno dando molto da fare. Ieri c’è stata una mozione alla Camera e questo sembrerebbe un piccolo spiraglio”. Nel frattempo, la tendenza generale dei dipendenti Alitalia sarebbe quella di migrare verso altre compagnie aeree, prime fra tutte le low cost, “le uniche che si stanno espandendo in un mercato in crisi e che paradossalmente oggi offrono condizioni migliori di quelle di Ita: il contratto è migliore, gli stipendi più alti”. Quello di cui E. è certa è che “siano solo i lavoratori a pagare per lo stato in cui ci troviamo. Sono anni che viviamo nell’incertezza e oggi più che mai. E questo – denuncia – non è mai dipeso da noi, ma dalla gestione scellerata e fraudolenta dei manager”.

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