VIDEO | Il ‘climate change’ minaccia le città, a Hera sfilano le ricette per “resistere”

Hera presenta il bilancio di sostenibilità 2018 (con cui ai territori arrivano due miliardi di euro di valore aggiunto) e parla di ambiente e in particolare delle città, prima causa e prima vittima del climate change
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ROMA – Ospitano più del 50% della popolazione europea ma occupano solo il 2% dello spazio, in compenso generano il 70% del pil e consumano i tre quarti delle risorse. In ogni caso, è proprio tra i loro quartieri che devono diffondersi nuove e utili idee contro ‘la grande minaccia’ che ormai nessuno più nega. Viene centrato sulle grandi città, a partire da quelle del vecchio continente, il focus sul cambiamento climatico lanciato dal gruppo Hera oggi a Bologna. Il punto di vista è quello della resilienza al fenomeno che si sviluppa nei sistemi urbani, soprattutto nelle cosiddette smart city ossia quelle meglio attrezzate e al passo.

Ne parlano a Hera, che col suo bilancio di sostenibilità 2018 ha distribuito altri due miliardi di euro di valore aggiunto ai territori serviti, ospiti come il premio Nobel per l’economia 2018 Paul Romer, l’architetto Stefano Boeri, il global ambassador delle B Corp (le certificazioni ambientali e sociali dell’ente non-profit Usa B Lab) Marcello Palazzi, la prof di Losanna e dell’Università Iuav di Venezia Paola Viganò, il sindaco Virginio Merola e il suo ex collega di Bogotà Antanas Mockus, che tra l’altro spiega come farsi la doccia usando poca acqua, fino al piccolo coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna all’opera con un pezzo ‘ambientale’ in inglese, che nel ritornello chiede ai grandi un “better future”, tutto sulla melodia di Bella Ciao.

 

Il profilo di città ‘intelligente’ così come la intende Hera, per dirla con l’ad del gruppo Stefano Venier, si costruisce “coinvolgendo sempre più i cittadini e la tecnologia, non da sola ma per raggiungere altri obiettivi, così come sulla sicurezza in senso lato, aspetto che include la salute dei cittadini e le condizioni ambientali che la favoriscono”. L’utility a livello locale si è messa avanti con soluzioni come quella del nuovo impianto di biometano, il cui prodotto viene usato come carburante per i bus e i taxi, ma anche attraverso il recupero degli oli vegetali esausti.

Un altro esempio ambizioso è la riqualificazione delle fogne di Rimini, per scongiurare gli allagamenti in caso di pioggia accusati anche nel recente passato. “Le azioni messe in campo già da anni- allarga il raggio Venier- stanno cominciando a dare i loro frutti, registriamo solo lo scorso anno una riduzione per la nostra azienda del 16% della propria impronta di carbonio. Ci fa piacere ora raccogliere questa maggiore sensibilità attorno a questi temi, in primis nei giovani e nei millenials”.

Intanto, segnala Boeri, le città convivono con questo particolare ‘peso’, l’essere allo stesso tempo sia la prima causa sia la prima vittima del climate change: “Ne sono la prima causa, producendo il 70% della Co2 che genera il cambiamento climatico, e ne sono le prime vittime, le inondazioni che cominciano a colpire le metropoli costiere lo dimostrano. Ma le città- garantisce l’architetto- possono essere protagoniste di una grande svolta di verde, foreste, boschi, che assorbono il 40% di quella Co2. Serve un’enorme e straordinaria campagna per rendere più verdi le nostre città. A Milano abbiamo deciso di piantare tre milioni di alberi, e anche a New York e a Shanghai ne sono spuntati tanti. Non è solo un gesto simbolico ma una necessità, come sanno bene i ragazzi dei Fridays for future”.

Viganò concorda, avvertendo però che in certi casi i parchi urbani possono diventare anche barriere, se localizzati male, e che bisognerebbe insistere sulle città virtuose in quanto “porose”, nel senso che dove c’è più inclusione sociale si difende meglio pure l’ambiente.

Merola, lodando Hera per il nuovo bilancio di sostenibilità, cita nel frattempo il contributo alla ‘smartness’ della raccolta differenziata in città, soprattutto in centro storico: “Il centro era rimasto molto indietro, avevamo un 16% di raccolta. In pochi anni abbiamo superato abbondantemente il 50%, grazie agli investimenti di Hera e alla risposta civica, tutto sommato diffusa, dei cittadini”.

E sugli inceneritori: “Il nostro termovalorizzatore- aggiunge il sindaco- è al di sotto dei livelli di inquinamento di tutte le leggi, funziona ma funziona bene. Se si vuole arrivare a termovalorizzatori zero- avvisa il sindaco ricordando l’impegno dell’Emilia-Romagna, che a suo tempo ha risolto i problemi di altri territori accogliendone i rifiuti- occorrono pianificazione e lavoro”.

In tutto questo, resta fiducioso il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano: “Le città sono un motore dei nostri interventi e delle nostre politiche verso i territori. Per noi il tema della sostenibilità non è una novità, ci lavoriamo sopra perché tutti i nostri business si muovono in quest’ottica. Ottica- conclude il presidente di Hera- che oggi si è tradotta anche in politiche specifiche come quelle legate all’economia circolare, la quale attraversa tutte le nostre attività”.

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6 Giugno 2019
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