Scienza Madre 2019, Inmi Spallanzani premia le italiane nel mondo Sanna e Cassetti

Ma il premio Scienza Madre 2019 non guarda solo alle scienziate italiane che si sono distinte per le loro ricerche nel mondo
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ROMA – Dagli studi in biologia alla Sapienza di Roma alla vicedirezione della Divisione di Microbiologia e Malattie Infettive del Niaid di Bethesda, negli Stati Uniti d’America. Quando parla della sua carriera, Cristina Cassetti, tra le tre vincitrici del Premio Scienza Madre 2019 dell’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, sorride. E ringrazia, alla fine della sua presentazione alla cerimonia di premiazione, suo marito conosciuto in laboratorio, i suoi figli, la zia biologa, e tutto il suo staff.

“Il premio è stato assegnato per la capacità di Cristina di gestire tutti gli aspetti della ricerca”, si legge nelle motivazioni del premio alla sua seconda edizione, assegnato ad una giovane scienziata italiana che oggi coordina i programmi di uno dei più importanti istituti di ricerca di virologia al mondo, con un budget di 1,6 miliardi di dollari e più di 200 persone nel suo staff. “Fulminata dai virus” durante i suoi studi, Cassetti decide di fare della virologia la sua missione di vita, lavorando per diversi anni ai vaccini terapeutici contro il papilloma virus per poi passare, in un ruolo più manageriale, ai programmi di ricerca su Zika.

“Trovo significativo che questo premio sia dedicato alle donne- commenta la scienziata- visto che ho recentemente scoperto che Lazzaro Spallanzani si è dedicato alla ricerca grazie a Laura Bassi, prima professoressa di matematica e fisica in Europa. È come chiudere il cerchio con questo premio”.

La storia del successo di Serena Sanna, invece, è quella di una matematica con la passione per la ricerca genetica e biomedica, sviluppata tra i laboratori del Cnr di Cagliari, in Sardegna, e la cattedra del Dipartimento di Genetica dell’università di Groningen, in Olanda. Prima scienziata italiana sotto i 40 anni nella ricerca biomedica, anche Sanna dedica il suo premio Scienza Madre ai figli, ai nonni e ai suoi genitori, biologici e scientifici “tre madri e tre padri che mi hanno dato tanto”, dice, e spiega al pubblico i suoi studi: “Studio le malattie comuni, come l’Alzheimer, il cancro e le malattie infettive che si sviluppano per una complessità di fattori”, come “i batteri responsabili del diabete di tipo 2. Perché faccio questo? Perché mi dà gioia- confessa- e per migliorare la medicina attuale, facendo in modo che diventi personalizzata, preventiva e predittiva”.

Ma il premio Scienza Madre 2019 non guarda solo alle scienziate italiane che si sono distinte per le loro ricerche nel mondo. Tra le vincitrici, infatti, c’è anche la professoressa giapponese Nahoko Shindo, “tra le più influenti scienziate per la virologia a livello internazionale”, impegnata nella ricerca sulle malattie infettive all’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra, dove si occupa di “analisi dei rischi, risposta alle epidemie e pianificazione per le pandemie influenzali” ed elabora “modelli di previsione delle malattie”, studiando anche l’impatto che può avere in questo campo l’intelligenza artificiale.

“Quest’anno abbiamo voluto premiare anche i talenti italiani andati all’estero- dichiara Marta Branca, direttrice generale dell’Inmi ‘Lazzaro Spallanzani’ e ideatrice del premio dedicato dall’istituto alle donne della ricerca- Sono tutte accomunate da creatività, abilità e coraggio, doti che le hanno rese capaci di affrontare profonde sfide e cambiamenti nel settore della ricerca e di reinventarsi. Il capitale umano femminile deve essere valorizzato sempre di più, ci deve essere investimento, impulso e potenziamento delle competenze tecniche. L’11 febbraio è stata la Giornata delle donne nella scienza, la cui presenza deve essere rafforzata. Bisogna incoraggiare una nuova generazione di donne scienziate e questo premio vuole fungere da stimolo, perché propone un modello di donne che hanno carriere di successo in questo settore, ne sottolinea il valore e il talento”.

“Bisogna seguire i propri sogni anche se a volte sembrano irrealizzabili e trovare sempre dei mentors, delle persone che ti aiutano ad andare avanti nella sua carriera- è il consiglio di Cristina Cassetti alle giovani che vogliono intraprendere la carriera di scienziate- Io personalmente non mi sono mai sentita discriminata per essere donna nella mia carriera- racconta alla Dire- perché ho avuto una serie di capi donne che mi hanno stimolato.

Ho seguito i miei sogni, sono andata in America, anche se questo ha comportato il sacrificio di lasciare la mia famiglia in Italia. Bisogna sempre spingere l’educazione alle scienze a livello scolastico- è la ricetta della scienziata per incoraggiare le ragazze a intraprendere gli studi scientifici- Dal punto di vista della società le donne possono andare avanti nella scienza se hanno un partner che le supporta. Soprattutto se decidono di fare anche figli insieme alla carriera, è fondamentale avere una famiglia che ti supporta in questo cammino”.

Il Premio Scienza Madre dello ‘Spallanzani’ ha anche guadagnato l’adesione al Comitato d’Onore della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

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5 Ottobre 2019
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