VIDEO | Psicologi-farmacisti in piazza a Bologna: “Non siamo camici di serie b”

Chiedono di ottenere l'abilitazione alla professione senza passare per l'esame di Stato, come è stato deciso per medici e infermieri
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BOLOGNA – Anche a Bologna gli aspiranti psicologi, farmacisti e biologi protestano per chiedere di ottenere l’abilitazione alla professione senza passare per l’esame di Stato, come medici e infermieri. Lo hanno fatto stamattina con un flash mob in piazza Maggiore, davanti all’ingresso del Comune: distanziati e con mascherina, molti in camice bianco, esponendo cartelli o i manuali da studiare per l’esame. “Non siamo camici di serie B“, si legge sui cartelli portati in piazza dai manifestanti, oppure “Pari dignità alla professioni sanitarie” o ancora “Due lauree e più di 1.000 ore di tirocinio non retribuito bastano ad abilitare uno psicologo”. E poi, la richiesta “Abilitazione, abilitazione” scandita in coro. “Siamo psicologi, farmacisti e biologi candidati all’imminente esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Siamo qui in quanto non ci sentiamo tutelati dalle istituzioni che dovrebbero rappresentarci, prima tra tutte il ministero dell’Università e della Ricerca”, spiega Dafne Pisano, psicologa, leggendo al megafono la lettera diffusa a livello nazionale per motivare la mobilitazione, nata da più gruppi Facebook.















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“Durante l’emergenza Covid-19 il comparto sanità, al quale apparteniamo- continua la lettera- ha ottemperato egregiamente al proprio dovere”. Per far fronte alle “falle del sistema sanitario, il ministero ha deciso di rendere abilitante la laurea in Medicina e Infermieristica senza la necessità di sostenere un esame di Stato”.

Durante questo periodo “non sono stati solo medici e infermieri che hanno svolto il loro servizio egregiamente, pagando un tributo personale in termini di vite umane, ma anche farmacisti, psicologi e biologi hanno ottemperato al proprio dovere professionale– sottolineano i laureati in queste discipline- non lesinando di sacrificare la propria salute e anche la vita” per fermare il coronavirus. In altre parole, “crediamo che tutto il comparto afferente alla sanità abbia dimostrato una responsabilità individuale che è diventata sistemica- è il messaggio diffuso dal flash mob- in grado poi di abbracciare una più grande complessità, prendendo in considerazione non solo la propria figura come membro a sè stante ma inserendola in un team, in una squadra che è diventata vincente”.

Il farmacista “ha avuto una valenza sociale ascoltando, tranquillizzando e indirizzando alle strutture competenti. Lo psicologo- continua la lettera- è stato chiamato ad assumere un ruolo essenziale nel recupero psicologico post traumatico. Il biologo non ha smesso un attimo di contribuire con celerità alla diagnostica”.

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