Coronavirus, Bevilacqua: “Sul ritorno a lavoro norme vaghe, rischio vertenze”

Nunzio Bevilacqua, giurista d'impresa ed esperto di economia internazionale, intervistato dall'agenzia Dire
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ROMA – La denuncia del nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi sul rischio da parte degli imprenditori che stanno riaprendo le attivita’ e che temono vertenze di dipendenti che si ammalano, e’ legata ad una “mancata chiarezza delle nostre norme di emergenza, sempre piuttosto vaghe ed inclini a interpretazioni estensive” dice Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto di economia internazionale, intervistato dall’agenzia Dire.

“C’e’ il rischio che se dovesse succedere qualcosa di spiacevole ad un dipendente- osserva- ci potrebbe essere una causa, quindi l’imprenditore sarebbe doppiamente bastonato perche’ da una parte decide di riaprire con norme non chiare, dall’altra si espone ad eventuali vertenze future. Questa e’ la tragica realta’ in cui si stanno trovando molti imprenditori”.

Per la ripresa della fase due c’e’ un po’ di delusione, forse- prosegue Bevilacqua- ci si aspettava risposte piu’ chiare per il settore imprenditoriale vista l’imponente messa in campo di task force tecniche. Piu’ che suddividere le attivita’ per codici Ateco a livello nazionale, con una sorta di ‘discriminazione’ che e’ sembrata rappresentare una posizione centralista, forse bisognava vedere il tessuto regionale per capire quali erano le aperture da affettuare e quali no“.

“Invece alcune attivita’ produttive sono state considerate pericolose anche in aree del Paese dove il rischio contagio era inferiore rispetto ad altre regioni. Al di la’ dell’aspetto della salute- aggiunge Bevilacquac’e’ anche la necessita’ di non far chiudere aziende e microaziende, il che significherebbe ritagliarsi un po’ al dettato costituzionale”.

Quanto agli aiuti di Stato che potrebbe ottenere l’Italia “c’e’ da fare una differenza tra i finanziamenti a condizioni di mercato e a fondo perduto. Il sistema che sta uscendo e’ forse altamente distorsivo e voluto dalla Germania. Facendosi carico di una massa imponente di aiuti di Stato, perche’ se lo puo’ permettere a livello interno, la Germania creera’ distorsione nella concorrenza di mercato a favore delle aziende tedesche. Dobbiamo ricordarci di quanto noi abbiamo contribuito al sistema a fini solidaristici, il principio di solidarieta’ europea non deve essere quindi monodirezione verso i Paesi dell’est ma nei momenti di emergenza anche a fondo perduto per l’Italia. E’ una sorta di premio assicurativo nei confronti dei sinistri: abbiamo pagato i premi assicurativi per anni, oggi probabilmente e’ avvenuto il nostro sinistro che dovrebbe essere in una certa parte indennizzato dalla cassa europea, senza gravare sul nostro debito pubblico”.

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5 Maggio 2020
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