Resistere o opporsi, “Cosa si deve inventare per continuare a sperare…”

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Si può scegliere tra lotta e disobbedienza. Ma a quanto pare la disobbedienza non paga: non vince, anzi sembra peggiorare le cose
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BOLOGNA – Caro amico, ti scrivo così mi distraggo un po’. E siccome sei molto lontano più forte ti scriverò. Da quando sei partito c’è una grossa novità: l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera, compreso quando è festa e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra. E si sta senza parlare per intere settimane, e a quelli che hanno niente da dire Del tempo ne rimane. Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno; ogni Cristo scenderà dalla croce, anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno. E si farà l’amore ognuno come gli va. Anche i preti potranno sposarsi, ma soltanto a una certa età. E senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico. E come sono contento di essere qui in questo momento. Vedi, vedi, vedi, vedi… Vedi caro amico cosa si deve inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare. E se quest’anno poi passasse in un istante, vedi amico mio, come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io. L’anno che sta arrivando tra un anno passerà, io mi sto preparando è questa la novità.

“L’anno che verrà” di Lucio Dalla di questi tempi andrebbe riletto-riascolato. “Profetico“, “monito”, è “4 marzo 2021”, “terribilmente attuale”… Sono alcuni dei commenti sui social di chi è andato in questi giorni a ripescare questo brano del cantautore di Bologna scomparso 9 anni fa. Talmente famoso che basta anche solo “Caro amico, ti scrivo” e la si ritrova. Una canzone con due ‘titoli’, entrambi perfetti per oggi.

L’anno che verrà avrebbe dovuto essere questo: il 2021 quello che avrebbe “portato una trasformazione” che “tutti quanti stiamo già aspettando”. E invece… L’anno iniziato un anno fa all’insegna dell'”andrà tutto bene”, ora è l’anno che sembra non essere servito a niente: tanti sacrifici per essere al punto di partenza col Covid che dilaga di nuovo. Dal lockdown alla zona rossa (in cui Bologna è appena piombata prima delle grandi città italiane). Una zona rossa di due settimane, ma vissuta come prospettiva di un lungo lockdown. Sono cose diverse, ma le sfumature non si colgono più. È un gioco dell’oca che nessuno ha più voglia di giocare. Però, chi l’aveva detto che il 2021 sarebbe stato “L’anno che verrà”? Quello della vittoria, del ‘ne usciremo meglio’. Giusto sperare, anche crederci, ma non è andata così. E ora la solidarietà è diventata rabbia, la creatività lamento…

Allora possiamo decidere. “Possiamo solo decidere come usare il tempo che ci viene concesso”, dice l’eroe del ‘Signore degli anelli’ chiamato ad una missione quasi impossibile. Lucio Dalla si dice scrivesse a un amico in carcere, a chi dunque deve fare a meno delle sue solite libertà. E sceglie uno stile. Oggi il bivio è tra resistere e opporsi. ‘Resistereè letteralmente “contrastare le avversità con animo fermo. Non cedere alla fatica, a quanto tenti di allentare un proposito”; ‘opporsiè reagire male a qualunque cosa succeda, ostacolare, impedire… Indignarsi di quella indignazione che nasce da fatica vera, ma diventa rivendicazione di un singolo interesse. Stare nella presunzione di pensiero che ‘L’anno che verrà’ doveva esserci prima.

Ecco, l’opporsi fin qui non è mancato, ma non ha cambiato molto le cose. È stato forse l’anno in cui le numerose proteste hanno smosso meno, hanno avuto meno capacità di trasformare il problema sofferto. Hanno fatto notizia, ma difficilmente risultato. Poi è giusto eh… segnalare, dire, allarmare… Ma siccome ‘L’anno che verrà’ non è questo, e chissà se è il prossimo, la sfida è se scegliere di resistere ancora (forse i partigiani non avevano la presunzione di dire che il prossimo sarebbe stato l’anno ‘giusto’). Molti politici dicono è “l’ultima battaglia”, “non cediamo alla rabbia”… Si può scegliere tra lotta e disobbedienza. Ma a quanto pare la disobbedienza non paga: non vince, anzi pare peggiorare le cose.

“L’arte di essere saggi è l’arte di capire a cosa si può passare sopra”, dice il filosofo statunitense William James. Vedi amico mio, come diventa importante “inventare per poter riderci sopra, per continuare a sperare”.

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