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Violenza donne, Lanzoni (Pangea): “Padri sempre salvati, anche se violenti. Donne e bambini vanno creduti”

giustizia
Al via la tre giorni di seminari organizzati dalla fondazione Pangea sulla violenza domestica
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Di Laura Monti

ROMA – Si è conclusa ieri sera, a Roma, al Dnb House Hotel di via Cavour, la prima delle tre giornate di seminario della fondazione Pangea su violenza domestica, assistita e subita dai minori che prosegue anche oggi e domani. Molte le ospiti intervenute, tra le quali la vicepresidente di Pangea Simona Lanzoni e Linda Laura Sabaddini, direttrice Istat, che hanno contribuito a fare il punto della situazione sulle nuove proposte di legge in tema di violenza di genere, violenza su minori e utilizzo della Pas, la sindrome di alienazione parentale, in ambito legale.

Proprio sulla Pas, Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea, in apertura della conferenza ha denunciato come alla base ci sia “il concetto che il padre è sempre qualcuno da salvare, anche se è una persona che agisce violenza con madre e figli. C’è un problema di minori che vanno riconosciuti come soggetto giuridico. Questo- ha sottolineato- di fatto non avviene in Italia, come nel resto del mondo”.

Anche Shazia Choudry, professoressa di diritto di famiglia all’Università Queen Mary e ricercatrice sul tema Violenza domestica e Minori, nel suo intervento si è pronunciata in merito al trattamento dell’abuso domestico nei tribunali, sostenendo che “molti abusi domestici vengono minimizzati” e nei tribunali prevarrebbe la concezione che “il bambino sta meglio con entrambi i genitori, ma a volte ci dimentichiamo che i padri possono essere violenti con i loro figli”.

Choudry ha anche ricordato le conseguenze della violenza domestica sui bambini di ogni età: “Molti sono irrequieti, parlano più tardi. Soffrono di irritabilità o sono estremamente calmi. Possono avere problemi di attenzione, dolori allo stomaco. Sono a rischio di essere bullizzati o essere loro stessi bulli o violenti contro loro stessi. Gli adolescenti- ha aggiunto- possono essere deboli, con bassa autostima, depressi, utilizzare sostanze o fare abuso di alcol”.

Cristiana Coviello, avvocata e membro dell’Osservatorio per l’Infanzia e l’Adolescenza presso il Dipartimento della Famiglia in rappresentanza del Ministero della Salute, ha esposto i punti principali del nuovo Piano Nazionale per l’Infanzia: “I ragazzi vanno agganciato nelle scuole con un servizio di psicologia scolastica– ha detto l’avvocata- Uno psicologo integrato nel sistema scolastico che lavora con ragazzi e famiglia, con un numero fisso di ore e parlerà di violenza nel piano didattico. Si affronterà il tema di educazione ad affettività, sessualità e parità di genere”.

Una sezione del Piano sarà dedicata agli ospedali, che dovranno tutti avere “un’equipe multidisciplinare dove andrà ogni caso di sospetto maltrattamento”, mentre ogni bambino avrà il proprio fascicolo perché “vogliamo che si sappia quante volte quel bambino è andato in ospedale”. In ultimo il Piano prevede “l’inserimento in università del tema di come riconoscere il maltrattamento, in tutte le facoltà medicina, psicologia etc”. Laura Menicucci, dirigente del Dipartimento Pari Opportunità, ha illustrato il nuovo Piano Antiviolenza, i cui obiettivi principali saranno “rendere strutturali i finanziamenti per le politiche antiviolenza, avviare rapidamente una programmazione operativa, superare la logica emergenziale con cui ci si approccia al tema della violenza sulle donne”. Il Piano interverrà anche in ambito giudiziario “per introdurre in ambito civilistico la violenza di genere come causa di esclusione dall’affido, tenendo in considerazione l’interesse superiore vittime rispetto al genitore violento”.

Linda Laura Sabbadini, Direttrice Istat per le Statistiche sociali, ha parlato della difficoltà nel reperire i dati sulla violenza sui minori e ha sottolineato che il regolamento dell’Eurostat non prevede che “i paesi siano tenuti a fare indagini sulla violenza sulle donne. Quelle sulla violenza sulle donne non hanno pari dignità rispetto alle altre statistiche”. Per questo, “svolta decisiva è l’ipotesi di un disegno di legge che stabilisca indagini statistiche da fare ogni tre anni. L’ho proposta in Commissione Femminicidi, è stata approvata all’unanimità al Senato e ora deve passare alla Camera”, che prevederà quesiti su violenza contro le donne e contro i bambini. Per adesso, le indagini una tantum svolte nel 2006 e 2014 hanno rilevato che “circa 65% bambini ha assistito a violenza”.

LANZONI (PANGEA): DONNE E BAMBINI VANNO CREDUTI E PROTETTI 

“Avete sentito parlare di Pas, sia nei casi di violenza che nelle separazioni semplici. Avete sentito parlare di bambini tolti con violenza alle loro madri malgrado avessero espresso di non voler stare coi padri. Abbiamo avuto casi di abusi sessuali su minori che non sono stati considerati nel civile. Non è giusto, non è di buon senso”. Ai microfoni della Dire, Simona Lanzoni, vicepresidente Pangea, a margine della prima sessione del convegno dedicato a violenza domestica e assistita di ieri sera a Roma, ha dato questa drammatica fotografia di quello che succede nei procedimenti civili sugli affidi dei minori laddove c’è denuncia di violenza.

Ha aggiunto che “la violenza assistita è presente in tutti i casi di violenza domestica. È lo strumento che trasmette la violenza a livello intergenerazionale: se non prevenuto, i bambini impareranno che la violenza è il modo normale di relazionarsi al mondo”. Alla domanda sul ruolo della Pas in queste vicende, Lanzoni ha risposto che “si inserisce nel quadro di violenza assistita. È una diagnosi inesistente, utilizzata per togliere l’affido e il diritto di visita alle donne vittime di violenza. Invece- ha concluso- andrebbero assolutamente ascoltate e credute insieme ai loro bambini”.

SABBADINI (ISTAT): LEGGE GARANTISCA INDAGINI, PRESENTATO DDL

“La questione fondamentale nei casi di violenza su minore è la difficoltà nel reperire i dati”. Ha esordito così Linda Laura Sabbadini nel corso del suo intervento al seminario di Pangea Onlus su Violenza domestica, assistita e subita dai e dalle minori la cui prima sessione si è conclusa ieri a Roma. Per questo motivo è importante “fare una domanda retrospettiva: diventa un escamotage per capire, tra le ragazze di 18/ 20 anni, quante prima dei 16 possono averla subita. Vuol dire fare una stima a posteriori che non ti permette di avere stima sull’oggi ma su qualche anno prima”.

Sabbadini ha denunciato che “le statistiche sulla violenza non hanno pari dignità rispetto alle altre statistiche. Nonostante le battaglie fatte, l’Eurostat non ha un regolamento ufficiale”. Da qui, la sua ipotesi di disegno di legge, presentata in Commissione Femminicidi, e finora approvata all’unanimità al Senato, “in cui è previsto che l’indagine sul sommerso della violenza contro le donne venga fatta ogni tre anni”.

“La cosa importante- ha ribadito Sabbadini ai microfoni della Dire, a margine del convegno- è che questa indagine prevederà quesiti non soltanto sulla violenza contro le donne ma anche contro i bambini, perché prevede una sezione sulla violenza assistita, come era anche prima. La differenza- ha concluso- è che non sarebbe più ogni sei o sette anni, ma ogni tre e vincolata per legge, quindi un grande avanzamento”. 

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