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Migranti, presidio a Palazzo Marino contro il blitz alla stazione di Milano FOTO

Manifestano gruppi politici di sinistra e centri sociali
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MILANO – “Quello che è successo l’altro giorno costituisce un attacco alla libertà e una limitazione dei diritti di tutti, migranti e non”. Con questa dichiarazione, un gruppo di manifestanti provenienti da alcuni gruppi politici legati alla sinistra (Partito della rifondazione comunista Milano, Sinistra italiana Milano, Milano in Comune, L’altra Europa con Tsipras Milano) insieme a centri sociali e collettivi di vario indirizzo come Macao o il Lume (Laboratorio Universitario Metropolitano), hanno organizzato un presidio in piazza della Scala, davanti a Palazzo Marino.

L’obiettivo, è quello di protestare contro l’operazione che due giorni fa ha visto l’intervento massiccio delle forze dell’ordine nel piazzale antistante la stazione centrale di Milano e che ha portato al fermo di 52 migranti a fini identificativi.

Le foto del presidio

La protesta odierna è stata corredata da striscioni contro il decreto del ministro degli Interni Marco Minniti (e a suon di slogan che recitano ‘la nostra Europa non ha confini siamo tutti clandestini’).

Il blitz, presentato come parte di una più ampia misura antidegrado e antispaccio, ha innescato polemiche che hanno coinvolto la stessa giunta del Comune di Milano. Lo stesso sindaco meneghino Beppe Sala ha ammesso di non essere stato avvisato. “Noi crediamo che non si possa tacere e ci aspettiamo che l’amministrazione comunale di Milano, che si propone come modello di accoglienza, assuma posizione chiara”, fanno sapere i manifestanti.

Una posizione tale da far sì che “nessuna persona che vive sul territorio comunale rischi di essere espulsa sulla base della sua condizione di clandestinità”.

Il problema a detta dei contestatori è soprattutto la riduzione dell’accoglienza all’hub Sammartini, un centro di smistamento predisposto dallo stesso Comune. Questa riduzione senza soluzione alternativa “rischia di moltiplicare le persone senza fissa dimora che- come dicono i manifestanti- in un infernale corto circuito, diventano oggetto del blitz come quello dell’altro giorno”.

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