Contro il virus: scuole chiuse, niente strette di mano e anziani in casa… Il Paese si ferma per ripartire

L’editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA  – Arrivano le nuove misure del Governo per contrastare e arginare la diffusione dell’epidemia da coronavirus. Scuole chiuse, niente strette di mano e abbracci, distanza di sicurezza di un metro, niente riunioni e affollamenti né fiere e convegni, gli anziani invitati a restare in casa. Il Paese si ferma, a questo punto tutti si chiedono per quanto tempo, e se alla fine riusciremo a reggere il contraccolpo anche economico. Per quanto riguarda la chiusura di scuole e università, che metterà in difficoltà milioni di famiglie con impatto anche nei luoghi di lavoro, è scoppiato anche un caso politico. Infatti, a quanto si apprende, la misura prima doveva essere assunta in serata dalla struttura medico-scientifica e poi comunicata all’esterno magari dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una conferenza stampa. Ma qualcuno ha fatto uscire subito la notizia creando scompiglio nelle stanze del Governo. A questo punto le voci si rincorrono e sono le più disparate. In un primo tempo le scuole saranno chiuse fino al 15 marzo ma poi la chiusura sarà prorogata di altri 15 giorni e fino a metà aprile. Perché questa stretta? Tra le diverse interpretazioni, quella che la spiega così: convinti che i focolai sono al Nord, queste misure dovranno stroncare la diffusione del virus al resto del Paese. Perché al Nord le strutture sanitarie ci sono e sono attrezzate al meglio, mentre al Sud dove il sistema sanitario sconta ritardi decennali una eventuale esplosione di casi manderebbe in tilt qualsiasi organizzazione. Stasera il presidente del Consiglio, una volta prese le decisioni, le comunicherà ai giornalisti e al Paese. Reggerà l’Italia? Tutta l’attenzione politica ora è sulle risorse da mettere in campo per far vivere i cittadini delle ‘zone rosse’ e dare respiro a tutta l’economia nazionale. Drammatico il numero delle disdette sul versante del turismo, per non contare quanto sta accadendo a tutto il mondo delle imprese. Servono tanti miliardi, certamente non basteranno i primi 3,6 del secondo decreto che serviranno solo a tamponare le prime criticità. Quanti? Almeno 20, anche se il leader della Lega ne reclama 50. L’Europa questa volta non potrà che dire sì.

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