Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Disabile perde tutto con il crack di Veneto Banca: “Rubata la speranza”

Daniele Furlan aveva affidato a Veneto Banca un tesoretto di 200 mila euro: ora è tutto perso, compresa la serenità
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

SOLDIPONTE DI PIAVE (TREVISO) – Daniele Furlan aveva affidato a Veneto Banca un tesoretto di 200 mila euro: erano i soldi maturati dall’attivita’ di imprenditore e il risarcimento per l’incidente che nel 2001 lo ha reso tetraplegico. Gli servivano per sostenere le spese dell’assistenza domiciliare (con due badanti sulle spalle) e una garanzia per potersi mantenere in futuro e, in caso fosse servito, sostenere anche i genitori una volta anziani. Ma tutto questo e’ venuto meno: le azioni di Veneto banca che aveva comprato a 30 euro sono scese in pochi mesi fino al valore attuale di 0,10 euro. 10 centesimi. Come lui, tra Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono 200 mila i piccoli azionisti che, con il crollo delle azioni, hanno perso piccole fortune. Tutto perso, compresa la serenità. “Quei soldi erano una garanzia per il futuro e ora non ci sono piu’. La cosa piu’ brutta e’ che, non avendo piu’ la possibilita’ di lavorare, non posso cercare di ripartire, di ricostruire e mettere altri risparmi da parte. Se ne sono andati”, spiega.

Eppure non si e’ fatto prendere dallo sconforto…

“Io mi sento una persona privilegiata perche’ riesco ancora a mantenermi con alti standard assistenziali, necessari per una vita indipendente e per non dover essere costretto ad andare in una casa di riposo, ma tante persone come me hanno perso magari importi minori ma fondamentali per la loro vita. Posso cercare di trasferire questo messaggio, la vita deve prevalere sempre e comunque, non bisogna compiere gesti insani. Meglio lottare, anche se le possibilita’ di vincere saranno scarse. Confidiamo nelle istituzioni perche’ vengano istituite commissioni di inchiesta e anche dei fondi che possano aiutare le persone che hanno subito questo danno”.

Il ruolo della politica

Pensa che la politica si sia defilata su questo fronte? “Anche la politica ha responsabilita’ ben precise in questa storia. Il fatto stesso che fino a 6-7 mesi fa nessuno sapeva cosa stesse accadendo e’ incredibile. Credo che perpetrare una truffa del genere senza lasciare un indizio sia impossibile, anche perche’ ci sono organi di controllo nominati dai politici nazionali. Penso che si sia fatto un grosso favore a delle lobby finanziarie a scapito di tutti noi risparmiatori”.

Come sono andate le cose

Come mai aveva scelto di affidarsi a Veneto Banca? “Ho pensato fosse la banca piu’ fidata della zona, le persone si conoscevano, c’era un rapporto diretto con i dipendenti e i direttori, non era come le banche grandi dove il direttore cambia ogni due mesi: c’era un rapporto fiduciario, era considerata una cassaforte, anche perche’ era una societa’ cooperativa”.

Sapeva che erano soldi “a rischio”? “Non volevo fare speculazioni finanziarie, anche se molti ci hanno accusato di questo. Quelle azioni rendevano dei soldi, alcuni erano liquidi perche’ un piccolo dividendo fino al 2011-12 ci veniva concesso, ma era di entita’ modesta se paragonato al capitale e poi avevamo la rivalutazione di un 2-3% annuo. Le azioni non sono cresciute a un ritmo esponenziale, non si puo’ parlare di speculazione. Essendo soci avremmo dovuto avere vantaggi e non svantaggi, erano azioni della banca dovevano essere sicure”.

Quando si e’ accorto che qualcosa non andava? “Nel 2012 ho ottenuto il rimborso di alcune azioni, perche’ dovevo affrontare delle spese per l’azienda agricola di famiglia. Dopodiche’ avevo concordato che le altre le avrei smobilizzate, per metterle in un fondo particolare per i disabili. Ma dopo il rimborso del 2012 ho cominciato ad avere delle difficolta’ nel ricevere il resto delle azioni. Ho insistito ma ogni volta rinviavano. Nel frattempo poi hanno cominciato a succedersi gli amministratori della banca e quindi ogni volta c’era da ripartire ex novo, finche’ a fine 2015 le azioni sono crollate, sono state svalutate a 7,4 euro. In seguito, quando e’ stata prospettata la trasformazione dell’azienda in spa con quotazione in borsa, questo ha portato a vedere il reale valore delle azioni sul mercato e la’ si e’ visto che il mercato non aveva alcuna fiducia in Veneto Banca, probabilmente perche’ si e’ cominciato a parlare di bilanci truccati, rimborsi privilegiati, operazioni, spese, sono emersi gli acquisti delle azioni con finanziamenti erogati dalla banca e tutta una serie di azioni che secondo me hanno tutti i requisiti per essere motivo di indagine da parte della magistratura, ma siamo fermi”.

Cosa ha provato quando ha capito la gravita’ della situazione? “E’ difficile da dire, al momento io ho avuto un moto di rabbia soprattutto nei confronti dei gestori di filiale, le persone con le quali avevo un rapporto diretto. Pero’ poi ho capito che anche loro forse erano ingranaggi di un meccanismo progettato a livelli piu’ alti. Non credo che due banche come Veneto Banca e Popolare di Vicenza abbiano potuto creare un buco di 10 miliardi in 3-4 mesi: la situazione andava avanti da tanto tempo, sopra le nostre teste, sopra le nostre spalle e questo fa male, soprattutto quando c’e’ un rapporto fiduciario”.

In questa situazione non ha perso solo soldi… “A me, disabile, hanno rubato la speranza di poter trovare un giorno una cura alla mia patologia. Oltretutto io sono socio attivo dell’associazione La Colonna, il cui presidente e’ un ragazzo in carrozzina e il nostro obiettivo e’ proprio finanziare la ricerca, quindi spesso ci siamo trovati a convegni con medici che portavano avanti progetti con cellule staminali… anche in quel senso e’ stata veramente una profonda delusione. Ha tolto un po’ di senso anche a quello che noi facciamo giornalmente per finanziare la ricerca, perche’ se dovesse essere trovata la cura non sarebbe gratuita, ma bisognerebbe avere delle possibilita’ economiche. Sono soldi e hanno un valore relativo nella vita, pero’ quando servono sono qualcosa di piu'”.

Fonte: Redattore sociale

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»