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Sulmona, studentesse del liceo Ovidio incontrano Latifa Benharara

Latifa Benharara
La pittrice si racconta in un'intervista
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SULMONA – “Latifa è un nome arabo, è la versione femminile di Latif, che è uno degli attributi di Allah e significa ‘è buono'” spiega la pittrice Latifa Benharara in un’intervista con Francesca Pallozzi, Sofia Beatrice Grilli, Camilla Delle Fratte, Camilla D’Avolio, Giorgia Antonangeli, Amina Abou Ellel, Ludovica Cinque e Elisa Mazzagatta della classe 3B del Liceo Classico ‘Ovidio’ di Sulmona che hanno partecipato al progetto ‘Racconti democratici’.

Nata e cresciuta in Italia, Latifa ha origini marocchine e le studentesse ne approfittano per conoscere alcune curiosità sulla cultura e le tradizioni tipiche del Marocco. “La prima cosa da dire è che la maggioranza della tradizione è legata alla religione musulmana. Ad esempio il giorno sacro per i musulmani è il venerdì, mentre per gli italiani è la domenica. È in questo giorno che solitamente si mangia il couscous (piatto tipico) che nel 2020 è entrato a far parte della lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO”.

Alla domanda “come sei riuscita a conciliare cultura italiana e cultura marocchina” Latifa risponde così: “sono cresciuta prendendo il meglio da entrambe le culture. In Italia avevo dei vicini fantastici che chiamavo zii e nonni. E i miei genitori hanno fatto in modo da trasmettermi la cultura marocchina. Certo, tornare in Marocco e vedere come la cultura fosse più ampia di quella che avevo interiorizzato ha permesso di mettermi in discussione”.

Sul suo percorso scolastico, Latifa afferma che “è stato fondamentale, anche se non sono sempre stata a mio agio con i compagni di classe. Credo, poi che non si smetta mai di apprendere. La vita in sé per sé è scuola. E, grazie a tutte le forme di espressione artistica, ma anche attraverso lo sport, si incontrano culture diverse, che aiutano ad aprirsi al prossimo, a diventare più empatici e sensibili”.

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