VIDEO | “Duemila euro per ogni appalto”, undici arresti a Messina per corruzione

Sarebbe stata questa, secondo la procura, la "promessa" formulata al funzionario del Genio civile di Messina da parte di alcuni degli indagati
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PALERMO – “Duemila euro per ogni appalto aggiudicato”. Sarebbe stata questa, secondo la procura di Messina, la “promessa” formulata al funzionario del Genio civile di Messina, Felice D’Agostino, da parte di altri tre indagati nell’inchiesta ‘Ottavo cerchio’ che ha portato a undici arresti: Marcello Tavilla, Cinzia Fiorentino e Pietro Ferrante.

I tre “improvvisandosi mediatori e senza averne alcun titolo – sostiene in una nota la questura di Messina – segnalavano a D’Agostino per l’effettuazione di lavori pubblici le ditte riconducibili a Micali e a Francalanza (imprenditori edili indagati nella stessa inchiesta, ndr) promettendo al funzionario del Genio civile la somma di 2 mila euro per ogni appalto eventualmente aggiudicato”.

DOMICILIARI PER IL CAPO DEL GENIO CIVILE DI TRAPANI

L’inchiesta ha allargato il suo raggio d’azione fino a Mazara del Vallo per i lavori di dragaggio del porto-canale giungendo a chiedere e ottenere gli arresti domiciliari per l’ingegnere capo del Genio civile di Trapani, Giancarlo Teresi. Quest’ultimo, responsabile dei lavori nel porto di Mazara, avrebbe avuto rapporti con l’imprenditore Giuseppe Micali, finito in carcere.

Micali “al fine di assicurarsi l’interessamento nella procedura di aggiudicazione definitiva dei lavori di dragaggio del porto-canale – si legge nella nota della questura di Messina – elargiva a Teresi 700 euro per l’acquisto di un’auto Alfa Romeo d’epoca nonchè un soggiorno gratuito presso un hotel di Messina e una cena per lui e per altre cinque persone presso un noto ristorante di Milazzo”.

Il nome di Micali spunta anche nel caso di un altro episodio di presunta corruzione: avrebbe promesso a un funzionario del Comune di Messina, Giuseppe Frigione, finito ai domiciliari, una somma compresa tra 500 e mille auro “in cambio dell’affidamento diretto, in somma urgenza, dei lavori di manutenzione straordinaria da effettuare presso il mercato cittadino.

TAVILLA E FIORENTINO COINVOLTI IN ALTRI CASI DI CORRUZIONE

Tavilla e Fiorentino, inoltre, sarebbero coinvolti in un episodio di corruzione in concorso con Giorgio Muscolino, ex assessore comunale finito ai domiciliari, amministratore del complesso di edilizia popolare denominato ‘Sottomontagna’, facente parte del patrimonio immobiliare del Comune di Messina e gestito dall’Agenzia per il risanamento della città (A.Ris.Me.).

“In assenza di una preliminare ed effettiva selezione, e dunque in violazione di legge – sostengono gli inquirenti – Muscolino affidava alla ditta di Tavilla i lavori per la sistemazione del parcheggio di ‘Sottomontagna’, percependo indebitamente la somma di 400 euro corrisposta dallo stesso Tavilla e da Fiorentino”.

TRE DEGLI ARRESTATI SONO FINITI IN CARCERE E OTTO AI DOMICILIARI

Degli undici arrestati, tre sono finiti in carcere: si tratta del 46enne Antonino Bonaffini, del 57enne Giuseppe Micali e del 49enne Marcello Tavilla. Gli altri otto sono ai domiciliari: Felice D’Agostino, 62 anni; Pietro ferrante, 53 anni; Cinzia Fiorentino, 52 anni; Giovanni Francalanza, 52 anni; Giuseppe Frigione, 54 anni; Giorgio Muscolino, 40 anni; Angelo Parialò, 64 anni; Giancarlo Teresi, 62 anni. Il sequestro riguarda la società Mareblu, formalmente intestata a Tavilla “ma di fatto – dicono gli investigatori – riconducibile a Bonaffini”.

I destinatari del provvedimento sono stati rintracciati grazie anche agli agenti del commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, e delle squadre mobili di Palermo e Monza-Brianza.

L’INDAGINE HA PRESO IL VIA LA NOTTE DI CAPODANNO

L’indagine, denominata ‘Ottavo cerchio’, ha preso il via la notte di Capodanno del 2019, quando la saracinesca di una tabaccheria della zona Camaro venne colpita da alcuni colpi di arma da fuoco. L’episodio, in un primo momento, è sembrato legato a una estorsione ma le indagini della squadra mobile di Messina hanno portato alla luce “l’esistenza di un sistema di corruzione – spiega una nota della questura – che coinvolgeva, a vario titolo, soggetti operanti sia nel settore pubblico che in quello privato”. Quattordici, in totale, gli indagati, undici dei quali raggiunti da misure cautelari.

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