Sciomer (Umberto I): “L’infarto colpisce maggiormente le donne”

A far chiarezza e a spiegare il ruolo positivo che gioca la prevenzione sin dalla giovane età è Susanna Sciomer, ricercatrice di Cardiologia della Sapienza di Roma
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ROMA – Che le malattie cardiovascolari siano tra le principali cause di invalidità e mortalità nel nostro Bel Paese non è una novità. Ma quel che è certo è che ancora oggi in molti pensano che siano patologie ad esclusivo appannaggio o quasi del sesso maschile. A far chiarezza in merito e a spiegare il ruolo positivo che gioca la prevenzione sin dalla giovane età è Susanna Sciomer, ricercatrice di Cardiologia della Sapienza di Roma e cardiologa presso il Dipartimento di scienze cliniche, internistiche, anestesiologiche e cardiovascolari del Policlinico Umberto I, nel corso di un’intervista all’agenzia di stampa Dire.

– Quali sono le patologie che colpiscono il cuore e che incidenza si registra in Italia? C’è differenza di genere?

“Le malattie cardiovascolari rappresentano di fatto la prima causa di morte nei Paesi sviluppati, e anche in Italia. Su tutte possiamo annoverare la cardiopatia ischemica. L’esempio tipico è l’infarto acuto del miocardio, ovvero tutte quelle condizioni che determinano un aumento del consumo di ossigeno da parte del cuore rispetto alla quantità di sangue che irrora il tessuto muscolare cardiaco. Esiste sicuramente una differenza di genere perchè, nell’ambito delle malattie cardiovascolari e in particolare nell’infarto acuto del miocardio, le donne sono quelle che muoiono di più e subiscono di più la fase acuta. Questo accade perchè il sesso femminile, rispetto al maschile, presenta una maggiore compromissione del circolo cardiaco”.

– Quali sono i sintomi che fanno scattare l’allarme e spingono il paziente a sottoporsi a un controllo specialistico?

“I sintomi principali possono essere quelli, per così dire, codificati sui libri, ovvero il dolore al petto, al braccio sinistro. Ma esistono anche dei sintomi meno noti come ad esempio l’affanno, una sensazione di stanchezza marcata e non giustificata da altre condizioni. E ancora le palpitazioni precordiali ovvero la sensazione o l’accelerazione del proprio battito. Inoltre, le donne presentano un quadro particolare non codificato dalla ricerca scientifica nei testi: presentano infatti anche sintomi meno tipici, come la facile affaticabilità o un dolore epigastrico. Sintomi che spesso vengono trascurati. Il quadro clinico classico noto a tutti è stato codificato in base a studi compiuti negli anni su popolazioni esclusivamente maschili perché si riteneva che la cardiopatia ischemica, e in particolare l’infarto acuto del miocardio, fossero una patologia quali esclusivamente di tipo maschile. Ma non è così”.

– Quali sono i primi esami per capire come sta il nostro cuore e in cosa consistono?

“I primi esami da fare sono semplici. Il primo sicuramente è l’anamnesi: è bene raccontare al proprio medico o cardiologo cosa si prova e si sente. Questo consente allo specialista di prescrivere gli esami più appropriati. L’esame per eccellenza in questo senso sicuramente è l’elettrocardiogramma che va al passo con la misurazione della pressione. Molto spesso i nostri pazienti non riferiscono valori di pressione alti o non hanno consapevolezza di questo. E’ importante capire che la pressione alta si modifica nel corso della giornata e ciò può essere correlato alle attività svolte. Sicuramente questi tre step sono essenziali per avere un quadro più definito”.

– E’ vero che le malattie cardiovascolari colpiscono soprattutto le donne? Se sì, perché?

“Il calo fisiologico degli estrogeni che si ha in menopausa produce modificazioni a livello cardiaco e vascolare. Gli estrogeni sono dei ‘cardioprotettori’ dell’apparato cardiovascolare del genere femminile. Pian piano questi riducono la loro efficacia – così come i recettori degli estrogeni – perciò tutte quelle proprietà di protezione cardiovascolari che si sono verificate sino a quel momento vengono perse. La conseguenza è che i vasi si dilatano meno in rispondenza alla necessità di passaggio di sangue. A questo punto aumenta la pressione, aumenta la quota parte di tessuto cardiaco e si rimodella tutto il circolo”.

– Quanto lo stile di vita sano e attivo può influire sul benessere generale e del cuore? Vuole dare consigli?

“Lo stile di vita sano e attivo è fondamentale. E’ in tutte le linee guida in prevenzione primaria che riguardano le persone che non hanno mai avuto problemi cardiovascolari e anche in quelle di prevenzione secondaria, che riguardano invece persone che hanno avuto questo tipo di problemi. L’esercizio fisico, regolato sulla base delle proprie caratteristiche, è fondamentale per ridurre la frequenza cardiaca, lo stress ossidativo che determina la cardiopatia ischemica. L’attività motoria riduce anche l’eccessiva risposta da parte del nostro organismo a stimoli esterni, come le palpitazioni a esempio, che possono essere una risposta all’ansia. L’attività motoria induce un abbassamento della pressione che si correla spesso a stili di vita non corretti. Quando parliamo di menopausa, che avviene di solito intorno ai 50 anni, dobbiamo anche considerare che la riduzione degli estrogeni inizia presto anche 10 anni prima. Perciò tutte le attività di prevenzione devono iniziare precocemente e con questo intendo uno stile di vita sano e attivo, una corretta alimentazione. La riduzione degli estrogeni poi non è legata solo alla menopausa, ma è ad appannaggio di molte patologie come l’ovaio policistico che riguarda donne giovani o nei casi di interventi di ovariectomie. Uno stile di vita adeguato dovrebbe iniziare con la scuola e in famiglia, in quanto i genitori devono essere i primi promotori”.

– Ci sono alimenti ‘amici’ del cuore?

“Sicuramente sì. In Italia siamo molto fortunati perché possiamo beneficiare della dieta mediterranea, con verdura, frutta e alimenti freschi che abbiamo a portata di mano”.

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3 Febbraio 2020
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