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Cinque milioni di italiani soffrono di osteoporosi, l’80% sono donne

donna pixabay
Intervista al Professor Vincenzo Sessa, primario di Ortopedia presso l'ospedale Fatebenefratelli di Roma
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ROMA – L’osteoporosi è una malattia dell’apparato scheletrico che causa una maggiore fragilità delle ossa, quindi un aumento del rischio di fratture, soprattutto di femore e vertebre anche in casi di traumi lievi. I soggetti che maggiormente possono essere colpiti dalla patologia sono gli anziani, i soggetti con comorbilità e soprattutto le donne in menopausa. Si tratta peraltro di una patologia a volte silenziosa per cui è bene sottoporsi, quando si presume di essere a rischio, ad esami ematologici e strumentali. Altrettanto importante è eseguire attività fisica e seguire uno stile di vita corretto ed equilibrato per mantenere le ossa in salute. Per approfondire gli aspetti di questo argomento che nel Paese colpisce 5milioni di persone l’agenzia di stampa Dire ha interpellato il Professor Vincenzo Sessa, primario di Ortopedia presso l’ospedale Fatebenefratelli di Roma.

Di che cosa si tratta, chi colpisce e quali sono i numeri del problema in Italia?
“L’osteoporosi indica la debolezza dell’osso che si viene ad instaurare ad un certo punto nella vita. Ciò significa che l’osso nel tempo va incontro alla riduzione della sua massa e di conseguenza la quantità dell’osso si riduce. In più si registra un progressivo deterioramento dell’architettura dell’osso stesso quindi questo sia dal punto di vista quantitativo che della struttura viene ad indebolirsi. Il rischio maggiore dell’osteoporosi è la frattura che può intervenire se non vengono prese azioni di contrasto e di prevenzione. In Italia sono almeno 5 milioni le persone colpite dalla malattia e in gran parte dei casi l’80% di questi si tratta di donne. Addirittura, dopo i 65 anni, l’80% delle donne va incontro a osteoporosi. I soggetti che maggiormente si devono ‘preoccupare’ sono le donne in menopausa precoce perché in questi casi viene a mancare l’azione di difesa degli estrogeni. Ugualmente devono fare attenzione le persone con disturbi alimentari perché non assimilano il cacio, la vitamina D e cioè tutte quelle sostanze che costituiscono l’osso naturalmente. Anche i pazienti affetti da tumori e da artrite reumatoide devono sottoporsi a controlli poiché tali malattie hanno necessità di cure a base di cortisone che possono predisporre all’insorgenza dell’osteoporosi”.

Ci sono particolari categorie di pazienti che devono stare attenti? Quanto è importante più in generale fare prevenzione?
“Se si sospetta di essere affetti da osteoporosi l’esame principe è la densitometria ossea. Si tratta di un raggio a bassa intensità innocuo che fotografa la situazione e ci dice la quantità di osso presente. In base a questo esame noi stabiliamo se il paziente è effettivamente affetto da osteoporosi per poter intraprendere, se necessario, una terapia efficace. Poi ci sono degli esami del sangue adatti ad una valutazione complessiva del paziente perché se vengono a mancare le sostanze deputate alla formazione dell’osso è chiaro che ci sarà una osteoporosi secondaria. Con gli esami ematici andremo a verificare: il dosaggio della vitamina D, la calcemia, la fosfato inorganico e il paratormone. Fatta la diagnosi esistono diversi protocolli terapeutici. Partiamo dai farmaci fosfonati che consentono di ridurre del 40% le fratture del femore e del 70% le fratture vertebrali. Esiste poi il denosumab che inibisce l’assorbimento dell’osso consentendogli così una continua evoluzione atto a dare vita ad un turnover continuo. E poi ci sono i farmaci anabolizzanti soprattutto la teriparatide”.

Che cosa è importante fare per mantenere le ossa in salute e se in questo senso gioca un ruolo importante anche la riabilitazione?
“Lo stile di vita unita all’attività fisica, come prevenzione dell’osteoporosi, sono strategie vincenti. Ai miei pazienti consiglio sempre di camminare, muoversi e fare ginnastica. La riabilitazione assolve un ruolo molto importante. All’inizio della nostra conversazione abbiamo tracciato l’identikit del paziente tipo soprattutto quelle affette da comorbilità o con fattori di ereditarietà. Ma una importantissima altra causa favorente la malattia è anche l’allettamento del paziente. Perciò è bene che il paziente, una volta operato, venga messo in condizione subito di muoversi, camminare e riprendere le attività quotidiane. E ripeto per fare tutto questo è imprescindibile la riabilitazione. Questo concetto vale ancora di più nel caso del paziente anziano visto che l’osteoporosi in questa categoria di soggetti si sviluppa quasi naturalmente ed è importante che i paziente che cominciano ad accusare dolori alla colonna vertebrale e alle anche vengano subito inviati alla riabilitazione. Tutte queste azioni contribuiscono a combattere l’osteoporosi”.

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