Il tribunale boccia l’algoritmo di Deliveroo, i riders: “Svelata la menzogna”

Ma la società valuta il ricorso: "Nessun caso di discriminazione"
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ROMA – “La sentenza di primo grado del Tribunale di Bologna, per l’accusa di condotta antisindacale dell’algoritmo nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici portata dalla Cgil, e’ un mattone importante verso la conquista di una condizione degna e per lo smascheramento delle storture che si nascondono sotto i colori sgargianti delle aziende della consegna di cibo a domicilio”. Cosi’ Riders Union Bologna commenta il pronunciamento sull’algoritmo di Deliveroo.

“Da anni sosteniamo come i basilari diritti sindacali fossero calpestati- scrive Riders Union su Facebook- con le ritorsioni in forma di squalifica nell’assegnazione dei turni per le settimane successive anche per chi si assenta per motivi di salute“. Questo provvedimento e’ importante perche’ ha “squarciato la menzogna della neutralita’ dello strumento tecnologico, utilizzato invece per arrecare danno ai riders che partecipano agli scioperi e a quelli che si assentano per malattia”, aggiungono i ciclofattorini: da questo momento “per le aziende sara’ piu’ difficile battere sull’inquadramento dell’autonomia dura e pura, con la spada di Damocle dell’utilizzo dell’algoritmo per squalificare i lavoratori sgraditi o secondo loro poco prestanti”.

La sentenza conferma che “l’algoritmo non un e’ soggetto neutro ma programmato, di conseguenza il suo utilizzo e i suoi criteri vanno contrattati, cosi’ da diventare espliciti e democratici”, sottolinea in una nota la Cgil dell’Emilia-Romagna: “Diversamente, risultano antisindacali e discriminatori nei confronti dei riders che rischiano di vedersi limitate liberta’ individuali e opportunita’ professionali”. Inoltre, “siamo di fronte a una consegna eterodiretta, a una condizione di lavoro subordinato e come tale va normata attraverso la contrattazione nazionale”, conclude la Cgil.

DELIVEROO VALUTA RICORSO: ALGORITMO VECCHIO, MA CORRETTO

L’algoritmo su cui si e’ espresso il Tribunale di Bologna “non e’ piu’ in uso”. Ma Deliveroo ne difende comunque la correttezza e non esclude di impugnare la sentenza. Ad intervenire sul pronunciamento della magistratura del lavoro e’ il general manager dell’azienda di delivery, Matteo Sarzana: “Prendiamo atto della decisione del giudice che non condividiamo e che fa riferimento a un sistema di prenotazione delle sessioni dei rider che non e’ piu’ in uso”.

Aggiunge Sarzana, nella nota diffusa da Deliveroo: “La correttezza del nostro vecchio sistema e’ confermata dal fatto che nel corso del giudizio non e’ emerso un singolo caso di oggettiva e reale discriminazione“. La decisione “si basa, esclusivamente- cosi’ afferma il manager- su una valutazione ipotetica e potenziale priva di riscontri concreti: i rider, infatti, potevano cancellare la sessione prenotata fino all’ultimo momento prima dell’inizio, senza alcuna conseguenza sulla possibilita’ di collaborare con la piattaforma”.

A questo punto, “valuteremo con serenita’ la possibilita’ di ricorrere in appello, anche perche’ dal mese di novembre- spiega Sarzana- questa tecnologia e’ stata sostituita da un’altra, piu’ moderna, che non prevede l’uso di statistiche, pertanto questa decisione non ha alcun impatto sul nostro modello di business”.

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