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Ricetta elettronica: negli studi medici si usa ancora la ‘rossa’

Entra in vigore oggi la ricetta dematerializzata. Cosa è cambiato veramente? A giudicare da una visita in alcuni studi medici di Roma sembra ancora poco
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ricetta elettronica

ROMA –  La ricetta elettronica, chiamata anche ricetta dematerializzata o ricetta bianca, è entrata in vigore oggi in Italia. Riguarda soltanto i farmaci e nel Lazio è già attiva da ottobre 2015. Ma cosa è cambiato veramente? A giudicare da una visita in alcuni studi medici di Roma sembra ancora poco.

“La ricetta bianca riguarda soltanto i farmaci, non gli accertamenti diagnostici o le visite specialistiche- spiegano dall’ambulatorio di piazza Istria, gestito dalla cooperativa sociale Romamed- Quindi noi, come tutti gli altri studi, abbiamo dovuto aggiungere un server e la stampante dedicata soltanto alla ricetta bianca. Lo stesso hanno fatto le farmacie. La prescrizione di un farmaco avviene su un foglio bianco su cui è tracciato un codice, che il paziente consegna in farmacia per ottenere il farmaco”. Ciò significa che il paziente ancora oggi deve presentarsi dal medico per avere la prescrizione. La vera differenza con la ricetta rossa riguarda l’acquisto del farmaco, che potrà essere effettuato in qualsiasi regione d’Italia. Prima non era possibile. “Per considerarsi davvero dematerializzata- continuano i medici- bisognerà attendere che il sistema sia informatizzato in modo tale che il paziente si rechi direttamente in farmacia e ottenga il farmaco il codice fiscale, quindi senza alcun foglio”.

La ricetta rossa, dunque, viene usata ancora per gli accertamenti diagnostici e le visite specialistiche, ma anche in caso di visita del medico a casa. “Se il medico non ha con sè un tablet o un pc da cui inviare la ricetta elettronica al paziente, usa ancora la ricetta rossa perchè altrimenti dovrebbe tornare in studio, stamparla e riportarla al paziente” fanno notare in un altro studio medico, nel quartiere Trieste. Nei giorni scorsi i medici di famiglia erano stati critici: “Qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilita’ e appropriatezza e quant’altro dovremo verificare” aveva detto il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo. A rincarare la dose, oggi, è il segretario regionale dello Smi-Lazio, Paolo Marotta, che all’agenzia Dire ha spiegato: “Il vero problema della ricetta elettronica è che l’Italia non è in grado di informatizzare i sistemi e il Lazio si trova in uno stato di arretratezza rispetto all’incrocio dei dati. Il fascicolo elettronico è il sogno di tutti, ma al momento, appunto, resta un sogno”.

di Alessandro Melia, giornalista professionista

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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