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Bologna, con il gruppo Hera arriva ‘Man N.3’: il vecchio gasometro vive in 14 scatti

https://www.youtube.com/watch?v=PShWLcMLGm4&feature=youtu.be BOLOGNA - Svetta un vecchio gasometro rimesso a lucido nel lungo weekend di Arte Fiera 2019, che da giorni sta
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BOLOGNA – Svetta un vecchio gasometro rimesso a lucido nel lungo weekend di Arte Fiera 2019, che da giorni sta animando il centro di Bologna in vista dell’apertura oggi dei padiglioni in fiera (ieri alle 12 la ricca preview per gli addetti ai lavori). Il ‘gigante buono’ che fa parlar di sé è quello che ha catturato la scena alla pinacoteca di via delle Belle Arti, ieri sera, nell’ambito della mostra ribattezzata “Gasometro Man n.3”.

La propone il gruppo Hera: dopo aver promosso e terminato il restauro del vecchio impianto energetico nella propria sede, incastrato tra i viali e la ferrovia, la multiutility ha affidato all’artista Carlo Valsecchi il compito di ripercorre tutto il progetto al ritmo della fotografia (rigorosamente analogica).

Alla mostra in Pinacoteca spiccano 14 grandi scatti che immortalano dentro e fuori il gasometro, da decenni tratto saliente dello skyline bolognese sempre denso di guglie medievali e palazzi del boom economico.

“Il gasometro- spiega all’anteprima in pinacoteca Giuseppe Gagliano, direttore delle relazioni esterne Hera- è un gigante buono e gentile, che ci guarda tutti i giorni, anche se nessuno forse lo conosce veramente. In questa settimana così importante per Bologna, abbiamo voluto produrre la mostra affinché il progetto del progresso industriale di Bologna travalichi la città, una delle prime in Italia ad avere il gas distribuito grazie proprio al Man numero 3”. 






















Valsecchi ha seguito da vicino il cantiere di recupero promosso da Hera, da giugno a ottobre, catturandone l’essenza di ‘cattedrale laica’. Il tutto attendendo, osservando e insinuandosi nello spazio al momento giusto, come professano gli amanti della metafisica.

“È stata una fase esplosiva- la ripercorre Gagliano- visto che il lavoro ha dovuto seguire i dettami della Soprintendenza. Prima abbiamo dovuto ripulire il gasometro con un getto d’acqua, poi sono state applicate tre mani di vernice trasparente, sulla lamiera di ferro di sette millimetri”.

In tutto questo si è insinuata la macchina di Valsecchi, una macchina fotografica a lastre: “Per fare una foto ci ha messo anche un giorno, e noi con lui. Le 14 fotografie presenti qui in Pinacoteca e le 25 che si trovano stampate nel libro sono quasi tutte quelle che ha fatto”, svela il manager Hera.

Il progetto di Valsecchi si completa proprio con un volume a cura di Luca Massimo Barbero, edito da Silvana Editoriale, che ripercorre per immagini della rinascita del ‘gigante’ bolognese: “Sono un po’ terrorizzato- confessa Barbero a margine della preview di ieri sera- dal termine archeologia, così come lo usiamo abitualmente. Nel dialogo con Valsecchi parto proprio da questa sorta di ‘battistero spaziale’ nella figura del gasometro, un luogo con una fisicità architettonica straordinaria. Queste immagini stasera sono allo stesso tempo misteriose e totalmente vive: quindi non archeologia, ma vitalità”.










Valsecchi lo conferma, e rivive il momento in cui decise che del gasometro si sarebbe dovuto occupare: “È nato tutto- confida l’artista- dalla visione del gasometro impacchettato, mentre percorrevo i viali in auto. Fu uno choc, non avevo mai visto nulla del genere. La mostra non è proprio in bianco e nero, piuttosto lavoro sul colore-non colore, che ha a che fare prima con lo spazio e poi con la luce. Lavoro solamente in grande formato e su un cavalletto, alla Buster Keaton e Charlie Chaplin, diciamo. Prediligo tempi molto lunghi, quindi, sia di attesa sia di esposizione, che non hanno nulla a che vedere col lavoro di chi usa la fotografia in senso narrativo. Uso pellicole, film che vengono poi stampati: il concetto è quello della carta Kodak, in dimensioni ovviamente diverse”.

In funzione dal 1930, viene usato fino al 1984 per stoccare il gas usato in città: alto 52 metri con un diametro di 30, è considerato un gioiello di architettura industriale e parte integrante del tessuto urbano del capoluogo emiliano. Il modello di costruzione che lo contrassegna è quello cosiddetto “a secco”, all’epoca molto diffuso all’estero ma non ancora sperimentato in Italia.

Il gasometro che si adagia su via Ranzani è costituito da un involucro in lamiera di forma prismatica a 16 facce, che poggia su una base in calcestruzzo di cemento. La parte superiore è coperta da un tetto in ferro, con una cupola d’areazione: all’esterno, tre passerelle sono collegate tra loro da una scala che ruota attorno alla costruzione.

L’ultimo forno di distillazione del carbone è stato spento il 7 ottobre 1960, per qualche anno sono stati usati i gasometri necessari allo stoccaggio del nuovo gas metano. Negli anni ’80, con l’introduzione di nuovi impianti di stoccaggio, il gasometro bolognese è stato definitivamente dismesso.

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