Villani (Umberto I Roma): “Chirurgia protesica solo quando serve”

ROMA – I disturbi a carico delle articolazioni sono una delle patologie più invalidanti diffuse tra la popolazione. Per individuare le varie tipologie e gli interventi da adottare, l’agenzia Dire ha intervistato il professor Ciro Villani, responsabile di Ortopedia e Traumatologia presso il Policlinico Umberto I di Roma.

– Le patologie dell’articolazione spesso sono sottovalutate dal paziente. Quando è giusto rivolgersi allo specialista?

“La patologia articolare è contraddistinta da due sintomi fondamentali che sono il dolore e la rigidità, a volte può presentare tumefazione e questi elementi devono indurre il paziente a rivolgersi allo specialista. Il dolore è certamente un indizio: esso può essere artrosico, e allora ci si alza fin dal mattino con il dolore anche se poi il paziente con il movimento si ‘scioglie’ e questo si attenua fino a palesarsi nuovamente la sera. Mentre se il dolore non ha questo timing nell’arco della giornata e persiste tutto il giorno bisogna ricorrere al parere dello specialista. Questo è importante perchè la patologia può essere di tipo artritico, distrofico e tumorale per cui non bisogna mai sottovalutare le avvisaglie. Oggi i pazienti sono molto attenti, a volte anche troppo, tanto che arrivano dallo specialista già con la risonanza. E questo non è un percorso virtuoso ma invertito. Prima si deve fare la visita, dopo la radiografia e se necessario la risonanza”.

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– Cure mirate e chirurgia protesica. Quali le nuove frontiere dell’ortopedia?

“C’è una evoluzione crescente delle patologie ortopediche, così come ha compiuto passi da gigante la chirurgia protesica delle articolazioni. Ma prima della chirurgia ci sono altri step che possiamo valutare, come i trattamenti riabilitativi, farmacologici e di infiltrazione con cortisone, con acido ialuronico e in tal caso si può scegliere tra vari tipi e con differenti pesi molecolari, oppure optare per il trattamento con pappe piastriniche che è una terapia con fattori di crescita che aiuta la cartilagine a rigenerarsi e a ridurre l’infiammazione fino alle cellule mesenchimali e staminali. Anche queste possono essere di vario tipo e si possono prelevare dal tessuto osseo o dal sangue periferico. Dopo tali trattamenti se la condizione clinica non migliora possiamo parlare di step successivi e chirurgici e in questo caso la terapia ha fatto passi da gigante. La chirurgia che può essere manuale, navigata e robotica con protesi sempre più complianti, che sembrano quasi fatte su misura del paziente. Sui giovani si cerca di fare un tipo di chirurgia a risparmio di tessuto. I materiali utilizzati dalle protesi possono essere di metallo o anche di ceramica, molto più sicuri”.

– Professore lei tratta le cerebropatie infantili, cosa sono e come interviene?

“Le cerebropatie infantili sono degli esiti del sistema nervoso centrale dovuti a traumi da parto o a problematiche prenatali inoltre possono riscontrarsi problematiche post vaccinazione. Uno degli esempi più tipici può essere l’incompatibilità materno-fetale che può comportare una lesione sistemica centrale che porta ad uno squilibrio dei muscoli da cui derivano comportamenti patologici come l’andatura in punta del paziente anche conosciuta come piede equino, la flessione del ginocchio e anche le anche strette. Chirurgicamente si andrà a intervenire allungando questi termini, oppure trasponendo un tendine che funziona troppo e lo spostiamo vicariando la funzione di quei muscoli che funzionano poco. Tutto questo va contestualizzato in un progetto riabilitativo. Anche il chirurgo interviene solo in accordo con il riabilitatore per fare in modo che il recupero sia il più accelerato possibile”.

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30 maggio 2018
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