Politica

Napolitano, 90 anni da record. Auguri a ‘re Giorgio’

ROMA – Giorgio Napolitano e la storia. O forse, Giorgio Napolitano è la storia. Il destino, la bravura, forse un pizzico di fortuna, forza di volontà e tanta passione. Tutte componenti, queste, che hanno contribuito a regalare all’opinione pubblica un’immagine forte, appassionata appunto, spesso commossa, dell’attuale Presidente emerito della Repubblica italiana che oggi, è nato a Napoli il 29 giugno del 1925, festeggerà i 90 anni.

Giorgio Napolitano non è mai stato un politico ‘comune’, così comune da finire nel calderone della politica italiana. Tutt’altro. Giorgio Napolitano è stato un presidente che la storia l’ha fatta. Prendendo decisioni forti che forse non hanno messo tutti d’accordo, ricoprendo cariche come nessuno mai prima di lui. Insomma, Giorgio Napolitano, il presidente dei record, si è ritagliato di diritto un posto nella storia del nostro Paese. Molto legato al mondo dei giovani, li ha sempre difesi, gli ha indicato la strada, ha auspicato il meglio per loro legando il loro futuro a quello dell’Italia. Ma Napolitano in qualche modo, ha visto legato il suo ultimo periodo da presidente della Repubblica a quello di un altro grande personaggio dell’attualità internazionale, Papa Francesco. Anche il Pontefice argentino, come Napolitano, resterà nella storia. Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa il 13 marzo del 2013 e si è insediato il 19 marzo, un mese prima del secondo, storico mandato di Napolitano, eletto il 20 aprile: due Papi, doppio mandato per il presidente della Repubblica, diventato poi Emerito come Benedetto XIV.

NAPOLITANO E I GIOVANI –  “L’incontro dedicato all’inaugurazione dell’anno scolastico è tra i più belli e significativi che la presidenza della Repubblica ospiti”, diceva nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico nel 2014. Giorgio Napolitano, con l’affetto di un nonno verso i propri nipoti, ha sempre avuto un pensiero positivo, propositivo e anche a difesa dei giovani. A partire dal mondo della scuola “che fa bene alla democrazia”. E passando poi per internet, un ‘elemento’ in casa di tutti gli italiani, a disposizione forse di tutti i giovani del nostro paese. Un elemento, però, che secondo il presidente emerito va tenuto sotto controllo perché bisogna fare “attenzione ai propagandisti dell’odio in rete”. Ma Internet “ha cambiato i ritmi e le abitudini della nostra società”, disse in occasione di un evento sul rapporto dei minori con il web, e i giovani dovrebbero essere “coscienti delle indubbie opportunità offerte da questa via di comunicazione”. Insomma, attenzione da una parte, occasione di cogliere dall’altra. Un monito, un auspicio, invece, pensando ai giovani e al loro futuro: “Se non trovano lavoro i giovani, l’Italia è finita”.

NAPOLITANO, PRESIDENTE DA RECORD –  Come presidente, ma non solo. Giorgio Napolitano, è vero, è stato l’unico Capo dello Stato ad essere stato membro del Partito Comunista Italiano, il terzo napoletano dopo De Nicola e Leone. D’altro canto, e’ stato anche il primo Comunista italiano invitato in America, negli anni della guerra fredda. Ma il record dei record lo segna al Quirinale. Il 20 aprile 2013 venne rieletto alla presidenza, divenendo inevitabilmente il primo presidente della Repubblica italiano ad essere chiamato per un secondo mandato. Contemporaneamente, poi, divenne il più anziano al momento dell’elezione nella storia della nostra Repubblica. E non solo. Perché Napolitano è stato anche il più anziano Capo di Stato d’Europa ed il terzo del mondo, preceduto solamente dal Presidente della Repubblica dello Zimbabwe Robert Gabriel Mugabe e da Re Abd Allah dell’Arabia Saudita.

Presidente da record, Napolitano arriva al Quirinale non più giovanissimo. La crisi del 2013, lo mette di fronte poi alla necessita’ di un secondo mandato. Accetta, a condizione che il Paese avvii finalmente il cammino delle riforme strutturali. Cosi’ avviene. “Sto per lasciare le mie funzioni, rassegnando le dimissioni: ipotesi che la Costituzione prevede espressamente. E desidero dirvi subito che a ciò mi spinge l’avere negli ultimi tempi toccato con mano come l’età da me raggiunta porti con sè crescenti limitazioni e difficoltà nell’esercizio dei compiti istituzionali, complessi e altamente impegnativi, nonchè del ruolo di rappresentanza internazionale, affidati dai Padri Costituenti al Capo dello Stato”, disse in occasione del messaggio di fine 2014. “Sono contento di tornare a casa”, le prime parole dopo la firma delle dimissioni, il 14 gennaio di quest’anno. Un saluto commosso, con affetto, come il più sensibile dei nonni. Il nonno della Repubblica italiana.

29 giugno 2015
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