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L’imam di Milano: No ai ghetti, sì a dialogo e intercultura

moschea

ROMA – “In situazioni di emarginazione o di ghettizzazione si rischia di covare una certa ambiguità e complicità. Noi dobbiamo riuscire, anche attraverso iniziative come quella di oggi, a valorizzare il dialogo e l’intercultura, una coesione sociale basata non sui ghetti, ma sulla cooperazione, la comunicazione, la conoscenza dell’altro”. Lo ha detto Yahya Pallavicini, vicepresidente della Co.Re.Is (Comunità Religiosa Islamica) e imam della moschea Al-Wahid di Milano, a chi gli chiedeva il ruolo delle comunità musulmane presenti nelle città europee per individuare e arginare posizioni estremiste. Intervenuto oggi alla ex Discoteca di Stato per la presentazione del progetto del Mibact ‘Le vie del Giubileo’, a margine Pallavicini ha aggiunto che “è inaccettabile che da un lato ci sia una criminalità organizzata che strumentalizza la religione, e dall’altro politiche un po’ miopi, almeno nel Nord Europa, dove si pensa di sistemare le persone, magari anche con i sussidi o con tutta l’accoglienza generosa possibile, ma con una grande indifferenza. E attenzione- ha tenuto a dire- perché l’indifferenza, insieme all’estremismo, possono creare leggi razziali, discriminazioni e veri e propri olocausti“. Secondo Pallavicini “dobbiamo cercare da una parte di evitare il male del terrorismo, con politiche di prevenzione intelligente e coordinata, con anche autorità religiose coinvolte in questo processo di educazione e, dall’altra parte, cercare di favorire una qualità dei valori del modello europeo di integrazione che ancora deve maturare. Credo che proprio l’Italia in questo può essere un modello molto interessante, dove valori spirituali, pluralismo religioso, intercultura e naturale apertura al dialogo euro-mediterraneo per il popolo italiano possano essere una risposta veramente costruttiva”.

Di Nicoletta Di Placido, giornalista professionista

29 marzo 2016

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