Siria, un padre denuncia: “La mia famiglia sterminata dai raid USA”

aleppo_siriaIl portale di informazione arabo Middle east eye (Mee) riporta in esclusiva l’intervista ad un abitante di Atmeh, nel nord della Siria, villaggio prossimo al confine con la Turchia. L’uomo, Muawiyya Al-Amouri, denuncia di aver perso sei dei suoi otto figli- il minore di 10 mesi, il maggiore di 10 anni- nei bombardamenti condotti dall’aviazione militare statunitense. Le sue affermazioni smentiscono quindi quanto sostenuto da Washington dall’inizio del suo intervento militare in Siria: che non ci sono civili coinvolti dai suoi attacchi, in quanto indirizzati unicamente contro obiettivi legati allo Stato islamico.

Il tragico evento e’ avvenuto l’11 agosto scorso, e ha ucciso- oltre ai sei bambini- anche tre membri di una famiglia di rifugiati che Al-Amouri aveva accolto in casa, e il quale a Mee racconta: “Un jet della Coalizione ha bombardato con sei missili la mia casa. L’hanno distrutta, e sei dei miei figli sono morti”. L’uomo si e’ salvato perche’ in quel momento era fuori. L’evento trova conferma da parte di diversi media- tra cui il New York Times del 14 agosto- e anche dalla Rete siriana per i diritti umani- Syrian Network for Human Rights, con sede a Londra.

Il Comando centrale statunitense ha confermato di aver condotto delle operazioni contro l’Isis in quel giorno, e un’inchiesta e’ stata avviata per fare luce su quanto accaduto. Tuttavia, il Comando ha infine dichiarato tramite il suo portavoce, Kyle Raines, che quanto denunciato era “falso e non credibile”, e che la zona colpita era in realta’ disabitata.

I figli di Muawiyya che hanno perso la vita nel raid aereo erano 5 femmine e un maschio: Fatima, 10 anni, Hayat di 9, Amina di 7, Asia di 5, Marwa di 4 e infine il piccolo Abdullah di soli 10 mesi. La Rete siriana a ottobre scorso ha denunciato che dall’inizio dell’intervento delle Forze della coalizione a guida statunitense i civili rimasti uccisi sono stati 243.

28 Novembre 2015
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»