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Abe a Pearl Harbor, ma a Pechino non piace

ROMA  – Tokyo porge una mano a Washington per chiudere una volta per tutte la sanguinosa parentesi del Secondo conflitto mondiale, e Pechino attacca: prima di fare ‘passerelle diplomatiche’, serve “una seria riflessione sulla storia delle aggressioni perpetrate dal proprio Paese”.

Oggi Shinzo Abe ha visitato il memoriale dedicato alle centinaia di soldati americani morti nell’attacco giapponese a sorpresa contro Pearl Harbor nel 1941, in conseguenza del quale Washington decise di prendere parte al conflitto.

L’ultima visita di rappresentanti di Tokyo risale agli anni Cinquanta, e Abe peraltro giunge nelle Hawaii a sette mesi di distanza da un’altra storica visita: quella del primo Presidente americano, Barack Obama, a recarsi a Hiroshima, nei luoghi del bombardamento atomico.

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Ma mentre Abe cerca la strada della riconciliazione, anche per inaugurare nel migliore dei modi la nuova presidenza Trump, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha detto: “Solo al Giappone appartiene il desiderio di mettere la parola fine alle vicende della Seconda guerra mondiale attraverso questa visita”. La Cina è stato uno dei Paesi più impegnati nella lotta all’asse nazi-fascista. Ma la contrarietà mostrata oggi verso Tokyo potrebbe essere anche un avvertimento a non schierarsi troppo apertamente dalla parte di Donald Trump. Sin dalla sua vittoria, Pechino colleziona motivi di tensione col nuovo inquilino della Casa Bianca, che ha fatto della retorica anti-cinese uno dei suoi cavalli di battaglia per il consenso. Stando alla stampa cinese, Hua Chunying ha quindi concluso il suo monito affermando che “la riflessione è la sola chiave per la riconciliazione”.

27 dicembre 2016
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