Rock e leggenda, 73 anni fa nasceva Jimi Hendrix

ROMA – “Tecnicamente non sono un chitarrista. Tutto ciò che suono è verità ed emozione”. Non un chitarrista, ma Il chitarrista. Jimi Hendrix in circa 7 anni di attività artistica ha scritto la storia della musica, la storia del rock, quello psichedelico e quello hard, la storia del blues. Oggi, 27 novembre 2015, avrebbe compiuto 73 anni.

James Marshall Hendrix, nato a Seattle nel 1942, fu trovato morto la mattina del 18 settembre 1970, una morte triste e in piena solitudine, nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel di Londra, al 22 di Lansdowne Crescent. Una morte descritta come misteriosa, quasi come si conviene ad una stella della musica internazionale, che contribuì suo malgrado a creare la leggenda delle ‘J’ maledette (con lui Brian Jones, Janis Joplin, Jim Morrison, anche loro morti a 27 anni). Non sarebbe tutt’ora chiaro, infatti, se sia morto durante la notte, soffocato dal suo stesso vomito, o durante il trasporto in barella sempre per lo stesso motivo ma a causa di un mancato sostegno sotto la sua testa.

hendrix

Jimi fu battezzato come Johnny Allen, scelta non condivisa dal papà Al, visto che era lo stesso nome di un ex di mamma Lucille. Per questo il papà chiese di cambiarlo in James Marshall Hendrix.

La prima chitarra di Jimi Hendrix fu una scopa, poi quello che restava di un ukulele. Dopo tante pressioni riuscì ad ottenere dal papà una chitarra acustica di proprietà di un amico del papà con cui giocava d’azzardo. Ispirato nella capigliatura da Bob Dylan (con dei bigodini si creò la famosa ‘foresta’ di capelli), si presentò al pubblico come Jimmy James, ispirandosi a uno dei suoi miti, Elmore James (un altro era Eric Clapton). ‘Jimmy’ viene scoperto da Chas Chandler, bassista degli Animals, che lo vide suonare dal vivo. A colpirlo anche la riproposizione in versione blues di Hey Joe di Billy Roberts. Dal 1963 al 1970 Hendrix registrò in studio 3 album, Are You Experienced, Axis: Bold as Love, Electric Ladyland e uno live, Band of Gypsys, i primi con The Jimi Hendrix Experience, l’ultimo con l’omonima band che diede il nome all’album. Senza contare le pubblicazioni postume come ‘Blues’, ‘Valleys of Neptune’ e ‘Live at Woodstock’. Tantissime le canzoni e le performance che hanno fatto storia, dall’inno americano suonato a modo suo a Woodstock, alla Stratocaster data alle fiamme al Monterey Pop Festival; e poi ancora canzoni storiche come Hey Joe, Red House, Little Wing (che Sting ha reinterpretato trasformandola in Mariposa Libre), Voodoo Chile o la versione della dylaniana All along the watchtower.

https://www.youtube.com/watch?v=8XlatbZ5k-k

di Adriano Gasperetti – Giornalista professionista

27 novembre 2015
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