In Africa l’Aids è la prima causa di morte per gli adolescenti

ROMA – “E’ fondamentale che i giovani affetti da HIV abbiano accesso ai farmaci, alle cure e al sostegno. Allo stesso tempo, le persone non affette da HIV devono avere accesso alle conoscenze e agli strumenti per preservare il proprio stato di salute”. A sostenerlo è Craig McClure, responsabile Unicef del programma globale sull’Hiv/Aids, durante il Critical Thinking Forum che si tiene oggi a Johannesburg.

L’Aids è la prima causa delle morti tra gli adolescenti in Africa e la seconda causa di morte tra gli adolescenti a livello globale. Tra la popolazione affetta dal virus, gli adolescenti sono l’unico gruppo per i quali i dati sulla mortalità non stanno diminuendo. Secondo i dati contenuti nell’Aggiornamento statistico sui bambini, gli adolescenti e l’Aids dell’organizzazione umanitaria, meno della metà dei bambini al di sotto dei due mesi di vita hanno effettuato il test per l’Hiv. Solo 1 su 3 dei 2,6 milioni di bambini sotto i 15 anni che hanno contratto il virus ha accesso ai farmaci. E’ l’Africa subsahariana la regione con la più alta incidenza di diffusione del contagio. Le ragazze sono quelle maggiormente affette dall’Hiv, rappresentando 7 contagi su 10 nel gruppo di età 15-19 anni. In particolare, i dati rivelano che attualmente tra gli adolescenti (15-19 anni) ogni ora si verificano 26 nuove contagi e circa la metà di coloro che sono contagiati sono concentrati in soli sei paesi: Sud Africa, Nigeria, Kenya, India, Mozambico e Tanzania.

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I nuovi dati dimostrano che la maggior parte degli adolescenti morti per cause legate all’Aids avevano contratto il virus da bambini, 10 o 15 anni fa, quando solo poche donne incinta e madri affette ricevevano i farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione del virus da madre a figlio. Questi bambini sono sopravvissuti fino all’adolescenza, in alcuni casi senza essere a conoscenza di aver contratto l’HIV. Tuttavia dal 2000 circa 1,3 milioni di nuovi contagi tra i bambini sono stati scongiurati in gran parte grazie ai progressi nella prevenzione della trasmissione dell’Hiv da madre a figlio. Al 2014, 3 donne in gravidanza su 5 affette dal virus hanno ricevuto il trattamento antiretrovirale per prevenire la trasmissione del virus ai loro bambini. Questo si è tradotto in una riduzione del 60% dei decessi collegati all’Aids tra i bambini sotto i 4 anni a partire dal 2000. “I risultati conseguiti nella prevenzione della trasmissione materno-infantile sono lodevoli, e da celebrare – ha aggiunto McClure – ma sono necessari investimenti immediati per dare un trattamento salva-vita ai bambini e agli adolescenti che sono stati contagiati”.

27 Nov 2015
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