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DIRE Emilia-Romagna

Il papà guadagna bene? Vai meglio a scuola

BOLOGNA – Il lavoro (e il reddito) del papà hanno qualcosa a che vedere col rendimento a scuola dei figli? Sembrerebbe proprio di sì, stando a quanto emerge dall’indagine realizzata a Bologna dall’istituto di ricerca Carlo Cattaneo. Risulta infatti una correlazione forte tra il livello di istruzione dei genitori e le performance dei ragazzi e in particolare, chi ha il genitore più ricco sembrerebbe andare meglio a scuola. I ricercatori- che hanno promesso aggiornamenti e verifiche sul dato alla prossima tornata di questionari- sono propensi a collegare questo dato al maggior numero di ‘strumenti’ a disposizione che ci sono in una famiglia con un reddito alto e alla posizione della città in cui si vive.

QUESTIONARI DISTRIBUITI A 1200 ALUNNI DI 13 ANNI

L’indagine dell’istituto Cattaneo è stata svolta distribuendo un questionario a 1.200 ragazzi di 13 anni, che frequentano la terza media in 11 diverse scuola di Bologna. Ai questionari, composti di 140 domande, gli alunni hanno risposto insieme alle loro famiglie, relative sia alla condizione reddituale e professionale dei genitori sia l’ambiente in cui vivono gli adolescenti.

“STRANO, DI SOLITO PESA PIU’ LA FIGURA MATERNA. FAREMO VERIFICHE”

“C’è una correlazione forte tra il livello di istruzione dei genitori e le performance dei ragazzi– spiega Andrea Gentili, ricercatore del Cattaneo- e abbiamo notato una correlazione tra il livello di reddito in particolare dei padri e i risultati scolastici dei figli“. In poche parole, chi ha il genitore più ricco sembrerebbe andare meglio a scuola, forse perchè “ha più strumenti a disposizione e vive in zone della città culturalmente più avvantaggiate”, ragiona Gentili.

Il dato, però, è riferito a un anno solo (l’anno scolastico 2015-2016, a cui l’indagine si riferisce) e quindi “è da approfondire e verificare negli anni successivi”, assicura Gntili, anche perchè “in letteratura è la figura materna che normalmente incide di più” sui livelli educativi e scolastici dei figli.

CHI HA GENITORI PIU’ ISTRUITI VA MEGLIO NEI TEST INVALSI

Altro dato che emerge dallo studio è il fatto chi ha genitori più istruiti riesce meglio nei test Invalsi, mentre per compiti in classe e interrogazioni questo elemento non sembra influire per nulla. “A fronte di un livello educativo dei genitori più alto- riferisce Gentili- sale il punteggio Invalsi, mentre sul voto di classe assegnato dall’insegnante, la differenza è minima”.

PUGLISI: “LA SCUOLA NON FUNZIONA PIU’ COME ASCENSORE SOCIALE, SERVONO INVESTIMENTI”

F. Puglisi

Alla presentazione della ricerca del Cattaneo (lunedì pomeriggio in Comune a Bologna) hanno partecipato anche la vicesindaco Marilena Pillati, che sottolinea come “dietro questa fotografia ci siano situazioni complesse”, e la senatrice Pd Francesca Puglisi. “E’ un’indagine utile, che va portata avanti- afferma la parlamentare dem- è la conferma che la scuola non funziona più come ascensore sociale e dimostra la necessità di investire nelle zone di educazione prioritaria“.

Il 92% DEI PAPA’ ITALIANI LAVORA, MENTRE UNO STRANIERO Su 3 NON RISPONDE

Il 92% dei padri italiani ha un’occupazione, mentre il 36% degli stranieri non risponde alla domanda. Per quanto riguarda le madri, invece, quelle italiane hanno un tasso di disoccupazione triplo rispetto agli uomini (9,5%), mentre le migranti si dividono in tre fasce: il 52,7% lavora (“Ma spesso sono madri sole con figli- sottolinea Gentili- quindi in situazione comunque di fragilità economica”), il 20,5% è disoccupata e il 25% non risponde alla domanda. Tra gli occupati, però, risulta maggiore il monte ore lavorate per gli autoctoni rispetto agli stranieri.

A livello di reddito, ma non è una novità, le donne sono in generale più penalizzate rispetto agli uomini. Per quanto riguarda il livello di istruzione, i genitori italiani hanno prevalenza un’istruzione medio-alta, i migranti medio-bassa (ma almeno un terzo non risponde alla domanda).

I risultati, presentati lunedì pomeriggio in Comune, si riferiscono all’anno scolastico 2015-2016: a gennaio dovrebbero arrivare anche quelli sull’anno successivo. Un’altra parte della ricerca riguardava le abitudini dei ragazzi al di fuori della scuola (sport, musica, cultura): lo potete leggere cliccando qui.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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27 settembre 2017

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