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Quelle (poche) donne bengalesi prese come esempio della violenza degli islamici sulle mogli

Noemi Bisio. (Foto di Filippo Bacciocchi)

Noemi Bisio. (Foto di Filippo Bacciocchi)

BOLOGNA – Partendo dalla fine, due delle testate che hanno pubblicato l’articolo che cita i suoi saggi, le hanno promesso di darle la possibilità di replicare, per spiegare meglio il suo studio sulle donne bengalesi che vivono a Roma. E un talk show l’ha già contattata per un’intervista. Noemi Bisio, che oggi fa l’impiegata e l’insegnante di italiano per stranieri, infatti, si è ritrovata pubblicata coi suoi scritti (di tre anni fa) in più di un quotidiano, dall’Huffington Post a Il Giornale, e citata dal programma di Rai tre, Prima pagina. Il suo nome compare accanto alla definizione, “ricercatrice dell’Università Roma tre”, in servizi che parlano genericamente della violenza sulle donne islamiche in Italia.

Peccato, protesta Bisio, che in quei ‘pezzi’ ci siano “tanti, troppi errori” e che “nessuno si sia preso il disturbo di consultami e chiedermi dei chiarimenti”. Le donne picchiate, infatti, sono citate in una sola frase delle 22 pagine di saggio, e non come casi quotidiani. Bisio, poi, non è una ricercatrice dell’Università Roma tre, in quell’Ateneo si è “solo” laureata, e la sua tesi, usata come spunto da lei stessa per un articolo pubblicato dalla rivista “Storia delle donne” dell’Università di Firenze, era limitata appunto alla sola comunità bengalese romana, con un focus sulle donne e la loro condizione. Il lavoro puntava, peraltro, ad analizzare il loro processo di integrazione.

In quell’articolo, Bisio spiegava poi di non avere la pretesa di affiancarsi alle analisi degli antropologi a cui si rifaceva, anche per la limitatezza dei dati a disposizione, ma di voler proporre un primo passo per un’indagine sulla condizione della donna nella comunità bengalese romana. Inoltre, visto che risale a 2013, sottolinea Bisio, “non può essere considerato come una fotografia dell’oggi e, soprattutto di tutte le donne islamiche in Italia”. Gli errori più gravi di quegli scritti, aggiunge, “sono nel contenuto e nel virgolettato riportato e a me attribuito”. Ad esempio, quando si parla di “reislamizzazione della comunità migrante a Roma e come forma di difesa della propria identità in un contesto culturale estraneo”. Questo, sottolinea Bisio “non corrisponde a quanto scritto nel mio articolo”. Per questa ragione, ha contattato le testate che hanno pubblicato la sua ricerca e ora spiegherà la sua posizione.

Di Angela Sannai – Giornalista professionista

26 gennaio 2016

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