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Lorella Cuccarini al Gemelli: “Ridurre le sofferenze dei bambini”

ROMA – “L’idea di questo progetto è nata dal Policlinico ‘Gemelli’ di Roma che ha pensato di realizzare una tecno-rete, dedicata ai piccoli pazienti oncologici, che fosse in contatto con ospedali che si trovano in zone abbastanza lontane dai grandi punti di riferimento della pediatria, soprattutto oncologica”. Lo spiega Lorella Cuccarini, co-fondatrice e testimonial dell’Associazione ‘Trenta Ore per la Vita’, intervistata dall’Agenzia di stampa Dire in occasione dell’inaugurazione, presso il Policlinico Universitario ‘A. Gemelli’ di Roma, della Sala di Tecno-consulto dotata di tecnologie a supporto della rete assistenziale di video diagnostica dedicata ai bambini affetti da tumore cerebrale.

È stata la stessa onlus a finanziare il progetto, con circa 230 milioni di euro. “Questo progetto mi è piaciuto molto- ha proseguito Lorella Cuccarini- anche perché rientra nell’ambito del programma ‘Home’, che stavamo portando già avanti con la stessa finalità: quella di tenere i bambini malati il più possibile a casa, facendogli evitare viaggi che spesso sono della speranza. Oggi abbiamo realizzato questo progetto pilota e siamo molto felici: sono quattro le città in collegamento e messe in rete, che potranno dialogare per condividere esperienze e professionalità. Tra l’altro, abbiamo unito le due isole, Sicilia e Sardegna, proprio perché diventassero punti di riferimento”.

Prosegue la testimonial di ‘Trenta Ore per la Vita’: “È chiaro che il Policlinico ‘Gemelli abbia una casistica importante, soprattutto per quanto riguarda i tumori cerebrali pediatrici,maggiore rispetto a quella che può avere un piccolo centro italiano”. Ma da oggi, ha spiegato ancora all’Agenzia Dire Lorella Cuccarini, sarà possibile “mantenere in rete quattro diverse strutture ospedaliere- ha sottolineato- il che significa trasferire immagini, refertare e far colloquiare i professori, che sono sempre pronti ad ogni consulto, per decidere poi quale sarà il passo successivo, quindi se far trasferire il bambino per una eventuale operazione chirurgica o se invece continuare a curarlo mantenendolo nella sua città”. Si può pensare, per il futuro, di applicare lo stesso progetto anche ad altri campi della medicina? “Assolutamente sì- ha risposto Cuccarini- questo è un progetto pilota e io penso che, nel momento in cui si crea una rete di dati, questi possono correre in ogni ambito, per cui potremmo allargarli a tutta la pediatria e, perché no, a tutta la medicina generale”. Ha concluso la co-fondatrice di ‘Trenta Ore per la Vita’: “Se oggi le città in rete sono quattro, mi auguro che fra qualche anno potranno essere molte di più. Un polo universitario, infatti, deve essere usato e sfruttato proprio per le competenze e la preparazione che ha, ma soprattutto per la casistica che è in grado di affrontare”.

26 gennaio 2016

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